San Marino.Telecomunicazioni: speranzosi, ma più chiarezza. Marino Cecchetti, L’Informazione

SAN MARINO. Marino Cecchetti L’Informazione di San Marino:Tlc: speranzosi, ma più chiarezza

Telecomunicazioni. Vorremmo sapere che cosa  di nuovo si sta  facendo davvero in questo settore. Ditecelo, però, con espressioni semplici, senza troppo inglese, usato spesso come il ‘latinorum’ di Don Abbondio, cioè per confondere i semplici. Lo chiediamo perché ancora non  siamo messi proprio bene con telefonini ed internet.

Assegnando monopoli a costo zero ai soliti ignoti, i governanti del passato hanno tenuto il settore a un livello di arretratezza che ha frenato l’economia. Per non avere fastidi, non hanno mai nominato nemmeno l’Authority, benché fosse prevista nei programmi elettorali fin dal 2007.

È necessario voltare pagina. Vanno messi “in primo piano gli interessi degli utenti e non delle società di telecomunicazioni“, come disse – si limitò a dirlo! – un Segretario di Stato del precedente governo.

Il governo attuale è partito  da quanto deliberato dal precedente. Per il mobile si è messo ad installare le 22 antenne da 40 metri senza tener conto che nel frattempo era andato avanti il progetto della fibra ottica dell’Azienda dei Servizi, che potrebbe rendere conveniente il – meno invasivo – utilizzo di microcelle.

Ultimamente, nel settore,  si è aggiunto il promettente accordo con i cinesi della multinazionale Zte. Come non essere speranzosi? In ballo c’è il 5G, il sistema del futuro nel mobile.

Benissimo il 5G. Però, attenti. Non si faccia come con il sistema UMTS negli anni 2005-06. Mentre gli altri Stati, l’UMTS, lo hanno assegnato con un bando pubblico, il governo sammarinese, che avrebbe potuto incassare 25 milioni di euro, lo assegnò gratis (in effetti Simon Murray sparse  qualche milione nel sottobosco politico affaristico).

Facendo leva sulle prerogative della sovranità, davvero, la fibra ottica estesa fino in casa, il 5G ed un serio progetto di riorganizzazione della Pubblica Amministrazione tipo Estonia, potrebbero farci recuperare il tempo perduto. E senza spendere soldi, che, fra l’altro, non abbiamo. Sfruttando, invece,  il pacchetto di frequenze che ci spettano come Paese sovrano. Apripista, in materia, è stato Giuliano Gozi: vendette a Mussolini la rinuncia – per 10 anni – a una stazione radio, ottenendo  una ferrovia Rimini-San Marino chiavi in mano.

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