San Marino. Truffa al fondo servizi sociali indagato ragioniere. Antonio Fabbri

L’informazione di San Marino

Oltre al raggiro contestati falsità in scrittura privata e riciclaggio

Truffa al fondo servizi sociali indagato ragioniere 

E’ accusato di essersi appropriato di oltre 61mila euro, ma la vicenda pone interrogativi sulle modalità di erogazione e controllo

Antonio Fabbri

Truffa al Fondo Servizi Sociali, aperta indagine a carico di un ragioniere 36enne.

Si fa un gran parlare in questo periodo delle difficoltà e della gestione del Fondo. Di certo anche il caso giudiziario scoppiato con l’acquisizione di informazioni richiesta dall’autorità giudiziaria a tutte le banche e finanziarie del Titano la settimana scorsa, imporrà valutazioni sulle modalità di gestione.

I fatti e le contestazioni Tre sono le contestazioni mosse a carico di Ugo Tomasetti, indagato dall’autorità giudiziaria per truffa aggravata, falsità in scrittura privata e riciclaggio. L’indagato era dipendente dello studio commerciale del ragionier Renzo Giacobbi, che si occupa della gestione delle disponibilità del Fondo Servizi Sociali, appuntoProprio Tomasetti era incaricato di curare le pratiche delle erogazioni disposte dal Fondo.

Secondo l’accusa mossa, tra il maggio 2013 e il marzo di quest’anno, rimborsi e contributi sono andati allo stesso Tomasetti e, in parte, al fratello, quest’ultimo deceduto in un incidente in moto nel 2015. Rimborsi e contributi che, però, secondo l’accusa non trovano giustificazione, quindi non erano dovuti da parte del Fondo Servizi Sociali che si occupa di erogare stanziamenti sia per rimborsi legati all’asilo nido dei figli fino ad una determinata età, sia delle erogazioni di contributi a sostegno di chi contrae mutuo per la prima casa o, ancora, a favore di imprese che procedano a riqualificazione ambientale, formazione o adeguamenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Sta di fatto, però, che in più occasioni nel corso del tempo, Tomasetti ha versato sul proprio conto o su quello del fratello – secondo gli inquirenti come diversivo per destare minori sospetti – somme del Fondo Servizi Sociali per complessivi 61.715 euro.

Le modalità usate Sempre secondo l’accusa Ugo Tomasetti, abusando del proprio incarico svolto all’interno dello studio commerciale Giacobbi cui da tempo sono affidate le pratiche del Fondo Servizi Sociali, si sarebbe appropriato abusivamente dei soldi pubblici contraffacendo gli ordini di bonifico inviati alla banca. Alcuni di questi infatti erano intestati a nominativi diversi che l’accusa ritiene tuttavia riconducibili allo stesso Ugo Tomasetti. Non solo. Alcune firme sulle disposizioni di bonifico pur sembrando attribuibili a presidenti e segretari del Fondo Servizi Sociali, in realtà, essendo le firme identiche ad altre nel tratto, secondo gli inquirenti, sarebbero state apposte attraverso fotocopiatura o copia-incolla informatico, clonandole da altri moduli a disposizione dello studio commerciale.

I fondi versati sui conti dei fratelli in diverse banche, sono stati poi prelevati in contanti per spese personali e finiti in parte su libretti di deposito nominativi.

Il sequestro dei conti Il Commissario della Legge inquirente, Alberto Buriani, ha emesso la scorsa settimana una ordinanza diramata a tutte le banche e finanziarie per il sequestro dei conti dell’indagato e per verificare se vi siano altre posizioni o rapporti, anche non più in essere, riconducibili direttamente o indirettamente a Ugo Tomasetti.

Già il mese scorso, tuttavia, erano stati eseguiti sequestri di documentazione, cartacea e telematica, presso lo stesso studio Giacobbi dove l’indagato lavorava.

I risvolti dell’indagine Al di là della specifica vicenda giudiziaria che farà comunque il suo corso nella sede giudiziaria competente, si pone anche un problema più ampio sulle modalità di gestione del Fondo Servizi Sociali che, probabilmente, necessita di qualche correttivo. Dalla ricostruzione fatta dagli inquirenti, infatti, emergerebbe in sostanza che era lo studio privato a istruire le pratiche per l’erogazione dei contributi, poi deliberata dal Fondo Servizi Sociali. Erogazione di cui si occupava materialmente sempre lo stesso studio privato che quelle pratiche aveva preparato.  Da capire, visto l’accaduto, anche quali siano state le modalità di assegnazione dell’incarico allo studio, quali i controlli messi in campo nell’ambito dell’erogazione dei fondi che, ogni anno, ammontano complessivamente a diversi milioni. Il caso giudiziario, insomma, porta alla luce una evidente falla nella quale si inseriscono gli episodi scoperti e contestati. Falla nella catena dei controlli, soprattutto se chi istruisce la pratica e chi eroga materialmente le somme è lo stesso soggetto, in una modalità che probabilmente andrà ripensata.  

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