San Marino. UDS: ennesimo rinvio per decidere sull’aborto

Per ben due volte quest’anno, in data 25 febbraio e 17 novembre, Unione Donne Sammarinesi ha sollecitato le Commissioni Consiliari preposte ad esaminare il progetto di legge di iniziativa popolare “Norme in materia di procreazione cosciente e responsabile e di interruzione volontaria della gravidanza”.

Il termine stabilito dal Regolamento Consiliare di sei mesi tra la presentazione del progetto di legge, avvenuta a marzo 2019, e la seconda lettura, anche considerando l’interruzione tra una legislatura e l’altra, è ampiamente disatteso ed il Paese attende ancora una legge avanzata che promuova la salute riproduttiva, sostenga la genitorialità consapevole e non criminalizzi le donne forzandole al proseguimento di gravidanze non volute.

Abbiamo già scritto della barbarie di un Codice Penale che non dà alcuna autonomia decisionale alla donna su un aspetto così importante della propria vita e che punisce sempre e comunque l’interruzione volontaria della gravidanza. Abbiamo e continuiamo ad avere una tra leggi più restrittive al mondo, unicamente punitiva, indifferente alle condizioni personali (economiche, fisiche e psicologiche) della donna, al fatto che il feto possa essere gravemente malformato o anche che il concepimento sia avvenuto a seguito di violenza. 

La risposta ricevuta in data 20 novembre 2020 dai Presidenti delle Commissioni Consiliari I e IV è l’ennesimo tentativo di prendere tempo. Come nella scorsa legislatura, si rimanda il passaggio nelle Commissioni per attendere un parere (non obbligatorio e non vincolante) del Comitato di Bioetica che, come spiegano gli stessi Presidenti, era atteso già nel 2019. Come se fosse una questione nuova, come se non se ne discutesse nel nostro Paese da anni (ricordiamo che il primo progetto di legge fu presentato nel lontano 2003), come se tutte le forze politiche non avessero già espresso pubblicamente il loro orientamento, come se questo organismo potesse essere dirimente e conciliare posizioni laiche e fideistiche.

Ci appelliamo per questo a tutte le forze politiche, trasversalmente, anche a quelle che non ne condividono i contenuti, ma capiscono che il progetto di legge deve proseguire il suo iter per un principio di rispetto della legalità e delle cittadine e dei cittadini proponenti.

Se la politica istituzionale continuerà a sottrarsi alle norme che lei stessa si è data, scegliendo di non prendersi la responsabilità delle decisioni, chiameremo la popolazione ad esprimersi direttamente. Siamo fiduciose che la maggioranza delle sammarinesi e dei sammarinesi non apprezzi uno Stato che criminalizza le proprie cittadine in difficoltà. Riteniamo che, se non in Consiglio, vi sia nel Paese una maggioranza che desidererebbe una legge moderna, laica, rispettosa dell’autonomia decisionale femminile e che promuova le condizioni per una scelta genitoriale libera e consapevole.

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