San Marino. Uds: “Legalizzare l’aborto è tutelare le donne”

“Dire che con il nostro quesito si può abortire fino alla fine della gravidanza, senza avere la sensibilità di capire che l’aborto terapeutico è sempre una scelta estrema, un evento difficilissimo per la donna, la coppia ed il medico, presupponendo una specie di disprezzo per il nascituro è una cosa che respingiamo con forza”. 

Così Karen Pruccoli, rappresentante di Unione donne sammarinesi, ha commentato davanti ai giornalisti le posizioni espresse nelle scorse ore dal neonato comitato contrario al referendum sull’aborto a San Marino che si svolgerà in autunno.
 
Durante la conferenza stampa la promotrice, accompagnata dalle colleghe di Uds, ha innanzitutto augurato buon lavoro al comitato contrario, sottolineando che “in democrazia è legittimo che ogni voce sia ascoltata e UDS è per un dibattito democratico aperto, sereno e costruttivo dove tutti abbiano voci, anche su un tema dove le posizioni sono palesemente inconciliabili”. 
 
Allo stesso tempo ha parlato di diffusione di “informazioni non chiare che potrebbero falsare una corretta informazione su un tema cosi sensibile e importante come la legalizzazione dell’aborto a San Marino”. 
 
“UDS – ha aggiunto – tutela le donne e tutela la maternità. Da sempre e sempre lo farà. UDS significa Unione Donne Sammarinesi, ci mancherebbe che il compito principale di UDS non sia la tutela totale e assoluta delle donne, qualsiasi scelta facciano nella vita, qualsiasi difficoltà abbiano nella vita anche in gravidanza, qualsiasi scelta facciano secondo la propria volontà, in base al proprio sentire e vissuto personale. 
 
Tuteliamo le donne e legalizzare l’aborto è tutelare le donne. Tuteliamo la maternità e il nostro pdl del 2019 tutela la maternità che deve essere una scelta, non un’imposizione, che deve essere voluta, seguita, accompagnata vietando ogni forma di discriminazione delle donne che vogliono diventare madri soprattutto nell’ambito del lavoro. Le donne che scelgono la maternità devono essere tutelate a 360 gradi dallo Stato, dalle istituzioni, dalla comunità, dalle associazioni.

 
Ci chiediamo se tutelare le donne è metterle in carcere, se si dovessero trovare davanti ad una scelta difficile come l’ivg. Ci chiediamo se tutelare le donne è far finta che non esistano i casi limiti dove le donne potrebbero dover ricorrere ad un aborto per gravi motivi di salute di loro stesse o del feto. 
 
Ci chiediamo se tutelare le donne sia affermare “quanto alle sammarinesi che decidono di abortire in altri paesi lo fanno per loro scelta e a loro spese”.
 
Quindi Pruccoli analizza il quesito che sarà sottoposto al voto popolare in autunno: “Si compone di due parti semplici e chiare ed è allineato con la n. 194/78 italiana. La prima parte è per l’autodeterminazione delle donne in campo riproduttivo. In Italia i dati dicono che circa il 94% degli aborti avvengono entro la 12esima settimana. 
La seconda parte prevede l’ivg anche dopo la 12esima settimana ma solo in due casi limite. I dati italiani dicono che solo circa il 4% degli aborti avvengono dopo la 12esima settimana, quindi stiamo veramente parlando dei casi limite, ovvero pericolo di vita per la donna e diagnosi nefasta di malformazioni del feto oppure di pericolo grave per la loro salute.
L’aborto terapeutico richiede comprensione, sensibilità, accoglimento, non criminalizzazione o condanna”. 
 
 
Pruccoli ha poi sottolinea che UDS “è composto da ragazze, madri, zie, sorelle, nonne. Siamo per la maternita tutelata a 360 gradi, ma siamo anche per il rispetto delle scelte individuali e personali soprattutto quando sono scelte che derivano da cause di forza maggiore laddove la gravidanza è voluta ma non può essere continuata. 
Oggi San Marino dispone per queste donne la galera. Ci chiediamo se questa è la soluzione ottimale”.
 
 
Gloria Giardi ha messo in evidenza come il quesito referendario segua i principi europei che “hanno superato infiniti vagli negli ultimi 50 anni nel mondo. Sono pienamente rispettosi dei diritti umani”. Sul fatto che sia molto sintentico l’avvocato ha spiegato che “il questito non può ricomprendere tutte le casistiche. Se il quesito sarà approvato occorrerà una legge dettagliata del Consiglio che recepisca il testo e vada a normare tutti i dettagli e i casi”. 

Quindi una bacchettata ai contrari: “L’accusa di volere l’aborto fino al nono mese ci ha indignato. Se siamo assassine abbiamo come complici tanti giuristi europei, tanti paesi democratici. Vorremmo che il dibattito si portasse sui principi e sul rispetto reciproco e non sulle falsità“.

 

Rosa Zafferani ha invece parlato del pdl sulla maternità depositato in questi giorni dal movimento Rete. “Il movimento ha chiesto a metà maggio, quindi a raccolta firme inoltrata, un incontro con Uds, durante il quale ci è stato illustrato sommariamente il pdl poi depositato. Non abbiamo fatto osservazioni di tipo tecnico. Karen Pruccoli in quella occasione ha espresso perplessità sui tempi e sulle modalità, dato che era solo firmato da Rete e non dalla maggioranza. La perplessità è dovuta anche dal fatto che nel pdl venga recepito il quesito referendario. Il Consiglio ha già avuto l’opportunità di legiferare. Nel 2019 abbiamo depositato un pdl di iniziativa popolare, poi c’è stato un altro pdl presentato da Manuel Ciavatta, ancora ad aprile 2021 alcune esponenti Dc hanno presentato pdl sulle così dette ragazze madri. Un ulteriore pdl ci ha ritrovato perplesse e ci preoccupa”.

La preoccupazione deriva dalle fibrillazioni politiche emerse che, in caso di crisi di governo, porterebbe ad uno slittamento del referendum di diversi mesi. “Non siamo pro o contro al pdl ma siamo preoccupate che ancora una volta venga rinviato il referendum e l’argomento non venga affrontato. 

Detto ciò se il Consiglio dovesse finalmente accogliere il nostro quesito saremmo soddisfatte”.

 

Valentina Rossi ha messo in evidenza come la situazione sull’aborto a San Marino sia “quasi eccezionale rispetto all’Europa occidentale. Finalmente abbiamo aperto il dibattito dopo 43 anni che l’aborto è legalizzato in Italia. Dobbiamo capire qual è la sensibilità della cittadinanza. È una occasione di crescita e di presa di condivisione.

Nel paese c’è tanta necessità di informazione sul tema, perché non si sa neppure che l’aborto è reato penale”.

Infine una nota amara: “San Marino è da sempre in ritardo sui diritti delle donne. Prima il voto attivo, poi quello passivo, infine il diritto a dare la  cittadinanza ai figli in caso di matrimonio con non sammarinese”.

 

Da Maria Elena D’Amelio è arrivato l’invito agli organi di informazione a “contestualizzare le opinioni ed evitare la disinformazione. Ad esempio il comitato contrario ha detto delle falsità, per ignoranza o malafede, e come tali vanno contestualizzate”.

 

Ma quale dimensione numerica ha l’aborto a San Marino?

“Non conosciamo il fenomeno – risponde Valentina Rossi – perché semplicemente le donne vanno fuori territorio ad abortire”. 

“Abbiamo chiesto i dati alla regione Emilia Romagna ma non ci sono mai arrivati – racconta Karen Pruccoli – ma possiamo stimare che siano minori percentualmente rispetto all’Italia, dove nel 2019 ci sono stati 6,5 aborti su 1.000 donne in età riproduttiva. Questo mentre la media europea è 17 e quella mondiale 39.

Ma se fosse anche una sola donna – è la chiosa – costei dovrebbe avere il diritto di farlo nel proprio ospedale”.

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