Scuola, ‘La Regione non potrà sopperire ai tagli del Governo’. Massimo Pironi (Pd) spiega la ‘solidarietà alle manifestazioni’ e replica alle ‘rassicurazioni’ di Lombardi

Non ci potrà mai essere una società della conoscenza dove c’è una scuola che funziona male, umiliata in un ruolo di baby-sitter e non tenuta nel debito rispetto come produttrice di cultura, di sapere, di società. È di questo che si sta discutendo in questi giorni, del valore e del futuro della scuola italiana e certo non mi pare che i problemi emersi e annunciati già da tempo possano essere liquidati con fare sbrigativo, come fa il consigliere Lombardi, bollando di ideologia qualsiasi posizione critica e non in linea con quella del Governo.

Non è così. In tutta Italia migliaia di genitori, di studenti, di insegnanti, si trovano tutti uniti per la prima volta nel rifiutare il ‘racconto’ di questi provvedimenti come una riforma, mentre in realtà è solo un drammatico intervento finanziario. Manifestando dicono che, almeno, l’Esecutivo non ci prenda in giro.

A cosa stiamo assistiamo? Ad un ulteriore svalutazione della scuola, uno dei pochi contenitori capaci di rimuovere le diseguaglianze e di rimettere sulla pista della vita ogni bambino partito in difficoltà. A cominciare dalla scuole primarie. Sarebbe come se la Fiat chiudesse le produzioni dei suoi modelli di punta. La nostra Regione, le nostre province, i nostri comuni lo sanno: lo dimostrano le notevoli risorse che si aggiungono a quelle dello Stato. Siamo una Comunità regionale che investe nella scuola e che continuerà ad investire, ma non potremo sopperire ai tagli che il Governo ha proposto e non ci consola sapere che saranno le scuole private a subire una maggiore riduzione degli stanziamenti. Il detto ‘mal comune mezzo gaudio’ non è una risposta politicamente adeguata quando, nel settore infanzia, il privato riveste un ruolo fondamentale nella nostra Regione.

E non possiamo nemmeno assumere con certezza certe rassicurazioni che Lombardi fa alle insegnanti di Mondaino, per usare un esempio concreto nella provincia riminese. Rassicurazioni che dovrebbe dare lo stesso ministro Gelmini, visto che la scuola è indicata tra quelle che presto saranno tagliate, come si legge nello schema di Piano programmatico del ministero della Pubblica Istruzione, realizzato insieme al ministro dell’Economia. La scuola è fuori dai loro parametri. Anzi, rientra in quei casi che potrebbero far scattare il commissariamento della Regione, con tanti saluti all’idea di federalismo che questo Governo millanta.

Tenere al centro delle nostre comunità la scuola significa tornare a progettare il futuro lavorando già sul presente, ma con gli ultimi provvedimenti del Governo si è invece scelto di andare nella direzione opposta. Non è col maestro unico, il taglio di insegnanti e personale Ata, la riduzione del modulo scolastico a 24 ore che si rafforza il ruolo della nostra scuola. Queste non sono misure antispreco ma tagli che vanno a danneggiare oltre a un gran numero di lavoratori anche le famiglie e i bambini, colpendo in particolare le fasce più deboli e che rischiano di mettere a repentaglio la qualità della formazione nel nostro Paese e nella nostra Regione

Per questi motivi esprimo la mia piena solidarietà alla manifestazione di oggi che vede in piazza a contestare nel merito e non ideologicamente i contenuti del decreto Gelmini i sindacati e milioni di studenti che stanno portando avanti una battaglia pacifica, dimostrando grande maturità nel non rispondere alle provocazioni tese a sminuire i contenuti delle loro azioni.

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