Simone Celli: Intervento sul Bilancio 2012

Eccellenze, Colleghi Consiglieri,
    il dibattito relativo alla legge sul bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012 avviene in un contesto economico e sociale estremamente complesso. La crisi dell’Eurozona, le permanenti criticità nel rapporto bilaterale italo-sammarinese e le difficoltà strutturali di un sistema economico che non è stato riconvertito e riposizionato sul piano internazionale a causa della mancata adozione di scelte politiche di fondo e di un progetto di futuro, hanno determinato una pesante e pericolosa recessione con gravissime conseguenze sull’equilibrio della finanza pubblica e sulla occupazione dei lavoratori sammarinesi.
    Il triennio 2009-2011 ha fatto registrare un impressionante crollo di ben 18 punti percentuali del Prodotto Interno Lordo. Purtroppo, dopo la consistente diminuzione del 13% nell’anno 2009, si deve prendere atto che il trend negativo prosegue anche nel 2010 con un calo del 2,5% e nel 2011 con un calo ipotizzato, in termini di propaganda, al 2,2%, che riporterà indietro il Paese sotto i livelli del 2004. Per il 2012 la timidissima crescita, intorno all’1%, accennata ottimisticamente all’interno della relazione Economico-Statistica viene subordinata ad un contesto generale contraddistinto da una serie di fattori destabilizzanti che, a mio avviso, potrebbero plausibilmente far proseguire l’andamento recessivo.
    Nel 2010 oltre 500 imprese hanno chiuso i battenti; la produzione industriale ha visto peggiorare quasi tutti i settori economici del comparto manifatturiero; l’interscambio commerciale ha subito un calo dei volumi totali portandosi su livelli inferiori al 2004 con una diminuzione rispetto all’anno precedente del 12,7% per le importazioni e del 10,8% per le esportazioni; l’inflazione si mantiene su livelli piuttosto elevati, circa il 2,8%, dopo aver toccato il massimo del 3% nel settembre 2010.
    E’ inevitabile che le difficoltà dell’economia sammarinese determinino conseguenze negative sul tasso di disoccupazione che si aggira attorno ai 6 punti percentuali. Al 31 dicembre 2010 i disoccupati raggiungono le 978 unità, di cui ben 328 sono compresi nella fascia d’età che va dai 20 ai 29 anni, mentre 293 vengono ricompresi nella fascia che va dai 30 ai 39 anni. In prevalenza chi al momento si trova senza lavoro è in possesso del diploma di maturità o della laurea. Da segnalare che il contenimento dell’incremento dei livelli della disoccupazione è stato possibile anche mediante il massiccio ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni che ha consentito al mercato del lavoro sammarinese di assorbire, almeno in parte, l’impatto della crisi dei settori produttivi. Infatti, i dati del 2010 sono sostanzialmente in linea con quelli dell’anno precedente. Va anche considerato che almeno 500 lavoratori sammarinesi, pur di non rimanere disoccupati, sono andati a lavorare in Italia come frontalieri. In assenza di un progetto economico accompagnato da coraggiose politiche per l’occupazione il problema della disoccupazione potrebbe diventare strutturale. Per quanto detto, sono convinto che il tema del lavoro debba assolutamente acquisire la doverosa centralità nel dibattito politico delle prossime settimane, in quanto è necessario fornire risposte rapide e adeguate con l’obiettivo di garantire piena e buona occupazione ai sammarinesi, con particolare riferimento alle giovani generazioni che più delle altre oggi subiscono il calo dei livelli occupazionali. In tal senso è auspicabile una revisione della normativa che disciplina le politiche per l’occupazione. Serve infatti maggiore dinamicità nei meccanismi che regolamentano l’incontro tra domanda e offerta. Dinamicità che significa flessibilità e che non deve sfociare nella precarietà. Per queste ragioni ritengo urgente che con le parti sociali venga avviato il confronto per dotare il nostro ordinamento in materia giuslavorista di strumenti che permettano la indispensabile flessibilità nell’incontro tra domanda ed offerta, facendola accompagnare dallo specifico rafforzamento degli ammortizzatori sociali, dall’adeguamento verso l’alto dei salari percepiti da chi ha contratti di lavoro a termine e dall’irrobustimento della formazione professionale. Solo a fronte di una più ampia tutela e protezione del lavoratore, può essere tollerata una flessibilizzazione delle politiche per l’occupazione.
    La conoscenza dei dati sensibili di sistema è indispensabile perché solo attraverso un ampio processo di consapevolizzazione dell’intera classe politica, potranno assumere concretezza le scelte che fino ad oggi, per mancanza di coraggio e di lungimiranza, sono state irresponsabilmente accantonate conducendo il Paese in una crisi di sistema che purtroppo produrrà un drastico ridimensionamento del tenore di vita di tutti i sammarinesi difficilmente recuperabile negli anni venturi. Il tempo degli slogan e degli annunci è finito. Ora è il tempo della responsabilità e la responsabilità impone di dire al Paese la verità su come stanno effettivamente le cose. Dall’inizio della legislatura abbiamo ascoltato molteplici messaggi rassicuranti da parte del governo e della maggioranza. Questo, a mio parere, è stato un grave errore politico commesso da chi ha responsabilità di governo, in quanto prima o poi la realtà viene a galla e ti presenta il conto. E ora che il conto è stato presentato, serve un deciso e repentino cambiamento di rotta contraddistinto da una larga condivisione sul piano politico e sociale. O si agisce subito o il Paese affonda.
    I dati del consuntivo 2010, infatti, mettono in evidenza tutte le conseguenze generate dalla persistente crisi economica e finanziaria sullo stato di salute dei conti pubblici. La forza politica, che ho l’onore e l’orgoglio di rappresentare, da diverso tempo ha esplicitato la propria preoccupazione per il costante indebolimento del bilancio dello Stato, che dopo il disavanzo del 2009 di oltre 42  milioni di euro, deve registrare i pesanti passivi di 36 milioni per il 2010 e di 51 milioni previsti per il 2011. Per queste ragioni il Partito Socialista Riformista ha contrastato e continuerà a contrastare la politica dell’indebitamento. In tal senso, l’impegno dei Socialisti sulla strada del risanamento della finanza pubblica non verrà assolutamente a mancare.
    La Relazione della Commissione di Controllo della Finanza Pubblica mette in evidenza una serie di aspetti che meritano di essere approfonditi. Per prima cosa è fondamentale rilevare l’ingente esposizione di circa 192 milioni di euro che lo Stato ha accumulato attraverso il rilascio di fideiussioni a garanzia dell’erogazione dei finanziamenti concessi da Banca Centrale in favore di banche sammarinesi ai sensi del Decreto-Legge 25 novembre 2009 n. 158. Se da un lato è comprensibile che la Banca Centrale possa svolgere adeguatamente il proprio ruolo di prestatore di ultima istanza in casi di tensioni di liquidità di qualche istituto di credito, dall’altro è importante che l’Aula vigili attentamente su questo tema. Per questo invito il Governo a svolgere già nella prossima sessione consiliare un riferimento completo e dettagliato sullo stato dei finanziamenti erogati da Banca Centrale e garantiti dallo Stato impegnando una parte considerevole del patrimonio appartenente a tutti i sammarinesi. In tal senso è ampiamente condivisibile il suggerimento avanzato dalla Commissione di prevedere l’adozione di questa tipologia di interventi sulla base di legge ordinaria in considerazione della rilevanza degli impegni assunti. Suggerimento che coincide perfettamente con le nostre reiterate proposte che non sono state prese in considerazione alcuna. A mio parere, deve cessare l’assurdo e pericoloso abuso della decretazione d’urgenza che svilisce ed umilia il ruolo e la funzione del Consiglio Grande e Generale.
    Sul piano della gestione del bilancio statale si deve sottolineare che con il disavanzo di amministrazione di oltre 36 milioni di euro con il quale si è chiuso l’esercizio finanziario 2010 viene ad esaurirsi quasi completamente l’avanzo delle amministrazioni precedenti che si aggirava sui 78 milioni di euro. Dopo i passivi registrati nel 2009 e nel 2010, il residuo del cosiddetto tesoretto ammonta a circa 366 mila euro. Ciò significa che a partire dal 2011 i disavanzi di amministrazione si tradurranno istantaneamente in debito pubblico. Da questo punto di vista sono allarmanti le previsioni del bilancio di previsione pluriennale, visto che per il 2012 e il 2013 è ipotizzata una chiusura in negativo di circa 27 milioni di euro e per il 2014 di circa 22 milioni di euro. Già con questi dati la situazione appare estremamente complicata, in quanto se venisse confermata la tendenza indicata nel Bilancio di previsione pluriennale al 31 dicembre 2014 lo Stato avrebbe accumulato un debito pubblico enorme, di quasi 130 milioni di euro. Purtroppo però non finisce qua, dato che in seguito ad un’attenta analisi del bilancio, fanno capolino alcuni stratagemmi a dir poco discutibili che servono solo ed esclusivamente ad attenuare, almeno di facciata, la portata in valore assoluto del deficit. Infatti le previsioni di spesa riferite al progetto triennale relativo al “Piano Strategico di Sviluppo del Sistema Economico”, di cui all’articolo 24 della legge di bilancio, vengono tenute fuori dall’accensione del mutuo a pareggio dell’articolo 21 che tra le altre cose va in clamorosa contraddizione con quanto stabilito dall’articolo 1 nel quale al Titolo 4 “Entrate derivanti dall’accensione di mutui” viene indicata la cifra di euro 41.875.271,70, reale disavanzo. Pertanto, se è vero che le spese relative alla realizzazione del piano di sviluppo sono in conto capitale, è altrettanto vero che su un piano puramente contabile tali spese vengono finanziate in disavanzo. Quindi, chiedo formalmente al governo di correggere con sollecitudine un artifizio contabile difficilmente giustificabile. Dovendo i 30 milioni stanziati per il piano di sviluppo essere inseriti nella casella disavanzo, al 31 dicembre 2014 ci troviamo già a circa 160 milioni di debito pubblico. Altra previsione sulla quale chiedo al governo di chiarire riguarda i disavanzi con cui l’Istituto per la Sicurezza Sociale chiuderà i bilanci del triennio 2012-2014. Non può passare sotto silenzio il fatto inoppugnabile che i debiti dello Stato da pagare sono attualmente superiori di circa 220 milioni ai crediti da incassare, come evidenzia chiaramente la contabilità dei residui. Non si può sorvolare sul fatto che l’Istituto per la Sicurezza Sociale vanta un credito verso lo Stato di ben 136 milioni che se fosse pagato, come si dovrebbe, prosciugherebbe la Tesoreria la cui liquidità è tanto vantata dal governo. Infine non si deve dimenticare il prelievo di circa 14 milioni di euro dal Fondo Comune Riserva di Rischio per il finanziamento del disavanzo della Gestione Residuale Lavoratori Autonomi. L’articolo 45 della legge di bilancio, in questo senso, non fornisce risposte chiare sulle modalità con cui verrà ricostituito il Fondo Comune di Riserva di Rischio, ma appare evidente che almeno in parte graverà sul bilancio statale determinando un’ulteriore ingente lievitazione del buco.
    Senza una netta inversione di tendenza rispetto alla deleteria politica dell’indebitamento portata avanti sino ad oggi dal governo, è plausibile che al 31 dicembre 2014 il debito pubblico sia proiettato verso la soglia dei 300 milioni di euro con conseguenze inimmaginabili sulla complessiva tenuta della struttura del bilancio statale, conseguenze che si toccheranno con mano molto prima di tale scadenza. Al governo riconosco di aver dovuto fronteggiare una situazione che sarebbe stata oggettivamente difficile per chiunque, ma a questo punto le giustificazioni non reggono più.
    I dati del consuntivo del bilancio 2010 certificano la gravità della crisi in cui si trova San Marino. Ne è prova il notevole ridimensionamento delle entrate tributarie che rispetto al 2009 hanno subito una ulteriore contrazione per circa 50 milioni di euro, pari ad un calo in termini percentuali di quasi il 9%. Sulla diminuzione delle entrate tributarie incide principalmente il crollo della monofase che fa registrare una contrazione di oltre 11 punti percentuali. Se da un lato questi dati ci fanno comprendere quanto sia imponente la fase di decrescita economica che sta vivendo la nostra Repubblica, dall’altro ci impongono di aprire una riflessione seria ed un dibattito leale sulle prospettive del sistema tributario sammarinese, soprattutto sul capitolo concernente l’imposizione indiretta. L’assunto della Commissione di Controllo della Finanza Pubblica sull’impossibilità della monofase di assicurare un’adeguata fonte di entrata rispetto al fabbisogno dello Stato impone al Consiglio Grande e Generale di avviare in tempi rapidi un confronto sull’introduzione del regime I.V.A. In questa direzione, nelle scorse settimane la nostra forza politica ha presentato un progetto di legge delega che è già stato discusso in quest’Aula in prima lettura e che potrebbe rappresentare una valida base di partenza per avviare un percorso non più posticipabile. L’introduzione dell’Imposta sul Valore Aggiunto garantirebbe elevati benefici sul piano dell’aumento delle entrate tributarie e dell’internazionalizzazione del sistema economico. Non è un caso che le principali organizzazioni datoriali si siano già espresse con favore su questa prospettiva. Pertanto, lancio un invito affinché non si perda altro tempo nel compiere una scelta strategica nell’interesse generale del Paese.
    Il consuntivo 2010 mette in rilievo che il governo non è stato in grado di perseguire un reale contenimento della spesa corrente, in quanto le principali economie realizzate sono dovute alla diminuzione delle “Poste compensative delle entrate” provocata dalla contrazione dell’interscambio commerciale. In termini percentuali le spese correnti rappresentano il 92%, con un aumento di oltre tre punti percentuali rispetto all’anno precedente. Tale dato conferma lo squilibrio della struttura del bilancio che impedisce di liberare risorse per gli investimenti a causa di una eccessiva incidenza delle spese correnti. Il Partito Socialista Riformista ritiene urgente procedere ad una complessiva ristrutturazione del bilancio e per questo già da diverso tempo ha avanzato la proposta di introdurre attraverso apposito provvedimento legislativo un tetto alle spese correnti. In tal senso, presenteremo uno specifico emendamento alla legge in discussione con il quale chiediamo l’inserimento di un articolo che imponga la riduzione di 5 punti percentuali all’anno dell’incidenza delle spese correnti sulla spesa complessiva per gli esercizi finanziari 2013 e 2014. L’accoglimento di questa proposta potrebbe rappresentare un primo forte segnale politico della volontà di avviare un percorso virtuoso all’insegna del rigore di bilancio con l’obiettivo di produrre un graduale risanamento dei conti pubblici e di liberare maggiori disponibilità per l’attuazione di politiche economiche espansive.
    La Legge di Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012 è la nitida fotografia della gravissima situazione di difficoltà attraversata dal Paese e della non adeguata gestione di un esecutivo che persevera pericolosamente nella politica del debito e che dopo oltre tre anni dall’inizio della Legislatura non è stato in grado di proporre e di realizzare un progetto complessivo teso alla realizzazione di un nuovo modello di sviluppo attraverso una moderna ed efficiente programmazione economica.
    Il Partito Socialista Riformista non ha minimamente esitato a riconoscere la complessità del contesto sociale, economico e finanziario in cui è stato costretto a muoversi il governo nella predisposizione del bilancio dello Stato 2012. In tale ottica, la nostra forza politica ha tenuto un atteggiamento responsabile e costruttivo nei confronti dell’apprezzabile, seppur troppo timida, apertura al dialogo e al confronto manifestata negli ultimi tempi dalla maggioranza. Avremmo potuto facilmente polemizzare con il Segretario di Stato per le Finanze che, non più tardi di 4 o 5 mesi fa, aveva annunciato trionfalmente il miracoloso conseguimento del pareggio di bilancio per il 2013. Avremmo potuto sottolineare l’inopportunità di simili dichiarazioni che avevano l’unico scopo di acquietare il popolo illudendolo sul superamento dei problemi. Ma abbiamo volutamente tralasciato le polemiche sterili cercando di promuovere un generale abbassamento dei toni ed un responsabile accantonamento della conflittualità politica. Infatti credo che l’impegno a garantire la tenuta dei conti pubblici non debba riguardare solo il governo e la maggioranza, ma debba riguardare tutti, nessuno escluso, gli attori della vita politica e sociale della nostra Repubblica. Partendo da questo presupposto, il Patto avrebbe potuto e dovuto osare di più ricercando con maggiore coraggio e determinazione il coinvolgimento di chi attualmente si trova all’opposizione con l’obiettivo di trovare una sintesi largamente condivisa nell’interesse generale del Paese. Infatti, ritengo che solo con uno sforzo collettivo sia possibile salvare San Marino da un declino che appare irreversibile.
    Personalmente ritengo che la legge di bilancio per l’esercizio 2012 si basi su una filosofia di fondo che non consente il raggiungimento di risultati apprezzabili. La proposta del governo, infatti, si incentra prevalentemente sul comprensibile tentativo, peraltro fallito in maniera piuttosto evidente visto il notevole deficit preventivato di oltre 40 milioni di euro, di contenere il passivo ma lo fa scegliendo a mio parere la strada sbagliata dell’aumento del carico fiscale che inevitabilmente graverà su imprese e cittadini già in profonda difficoltà producendo un’ulteriore fase di decrescita dopo l’impressionante recessione dell’ultimo triennio. Non possiamo permettere che ciò accada, in quanto causerebbe un ulteriore ed insostenibile impoverimento generale dei sammarinesi. La stroncatura senza possibilità di appello operata da tutte le parti sociali fornisce una inequivocabile conferma alle perplessità manifestate in queste settimane dalla mia forza politica.
    L’imposta straordinaria sui patrimoni e la minimum tax, introdotte dagli articoli 33 e 35 della legge di bilancio, avranno senza alcun dubbio un impatto svantaggioso sull’andamento dell’economia sammarinese. Il primo intervento andrà ad incidere inevitabilmente in termini negativi sulla propensione ai consumi delle famiglie. Inoltre, mi siano consentiti due rilievi che considero particolarmente importanti. Per prima cosa è opportuno che il governo ci spieghi come pensa di reperire oltre 20 milioni di euro. In secondo luogo esprimo la mia ferma contrarietà all’introduzione di una tassa che prevede di togliere 20 milioni di euro alla popolazione sammarinese attraverso un semplice decreto delegato. I provvedimenti di prelievo fiscale vanno proposti con un disegno di legge ordinario da sottoporre ad un approfondito dibattito in Consiglio e nel Paese, altrimenti si entra nell’area dell’autoritarismo. La minimum tax, invece, rappresenta la dichiarazione di fallimento del nostro sistema di accertamento tributario. In sostanza, visto che non siamo in grado di andare a scovare chi chiude i bilanci in perdita frodando il fisco, facciamo pagare una tassa a tutte le imprese, penalizzando principalmente quelle che effettivamente si trovano in una situazione di difficoltà. E’ un provvedimento iniquo che non sta né in cielo né in terra perché favorisce chi non rispetta le regole nascondendo con stratagemmi di ogni tipo i proprio utili al fisco. Piuttosto che creare inutili e dannosi balzelli tributari, sarebbe meglio dare gli opportuni strumenti operativi all’Ufficio Tributario per svolgere in maniera adeguata ed efficace i controlli, andando poi a colpire con fermezza chi viola la legge.
    Tra le altre cose, non dobbiamo assolutamente dimenticare che questi due provvedimenti vanno ad aggiungersi all’addizionale IGR e all’imposta complementare sui servizi che vennero presentati come interventi straordinari e risolutivi agli effetti del bilancio ed invece vengono riconfermati ad un anno di distanza.
    L’essenza di questa legge di bilancio può essere sintetizzata in tre semplici parole: sacrifici senza prospettive. Serve un’impostazione diversa per riuscire a coniugare adeguatamente rigore, crescita ed equità.
    Per questi motivi, il Partito Socialista Riformista ha cercato di porsi con atteggiamento costruttivo fornendo un contributo concreto per cercare di migliorare un impianto legislativo che, come è stato concepito dall’esecutivo, evidenzia tre punti di debolezza: persegue il rigore con l’aumento della pressione fiscale e non con la riduzione graduale delle spese correnti; si illude la crescita con le parole inserite in un generico documento programmatico che ha le sembianze di una dichiarazione d’intenti; dimentica l’equità in quanto trascura l’urgenza di creare nuovi posti di lavoro e le esigenze delle fasce sociali più deboli e più bisognose del sostegno dello Stato.
    In coerenza con le analisi svolte nel corso del mio intervento, le proposte avanzate dal Partito Socialista Riformista si sviluppano su due livelli distinti. Da un lato mirano al reperimento di risorse di carattere straordinario per contenere il disavanzo dell’esercizio finanziario 2012. Dall’altro lato individuano alcuni possibili provvedimenti per ridare slancio ed energia al sistema economico.
     Sul primo fronte proponiamo la socializzazione di una quota pari al 30 per cento del capitale sociale dell’Azienda dei Servizi unitamente all’allargamento della sua attività e l’attuazione di un concordato fiscale tombale parallelamente al varo della riforma tributaria ed in particolare della nuova disciplina sul contenzioso. Attraverso questi due interventi riteniamo infatti che si possano recuperare risorse per alcune decine di milioni di euro, atte ad evitare la stangata sui cittadini che già pagano le tasse.
    Sul secondo fronte, suggeriamo la costituzione di un fondo di investimento a partecipazione mista pubblico – privato che vada a sostenere la realizzazione di alcune infrastrutture strategiche, l’insediamento di nuove iniziative imprenditoriali e le attività economiche già operanti in territorio; il potenziamento dell’attività dei giochi della sorte cercando di concretizzare le indicazioni del Consiglio di Amministrazione della Giochi del Titano; la liberalizzazione dell’esercizio del commercio al dettaglio e la possibilità di intraprendere attività commerciali in immobili ad uso industriale; il rafforzamento dello strumento della San Marino Card che deve diventare la moneta elettronica sammarinese con l’obiettivo di aumentare i consumi interni e di monitorare le transazioni commerciali compiute nei singoli esercizi; la concessione di specifici incentivi per il risparmio energetico, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica; l’ampliamento degli stimoli all’imprenditoria giovanile; l’individuazione di interventi mirati all’attrazione di investimenti esterni di qualità, innovativi ed eco compatibili; l’introduzione del quoziente familiare nel settore fiscale per dare un sostegno alle famiglie più numerose e per organizzare una politica sociale equa e giusta; l’istituzione di un’immobiliare pubblica che consenta una migliore gestione del patrimonio dello Stato e l’attuazione di una politica per la casa in quanto il 23% delle famiglie non ha l’abitazione di proprietà.
    Mettiamo il nostro contributo a disposizione del Consiglio Grande e Generale senza porre alcuna condizione confidando che governo e maggioranza vogliano tenerlo in adeguata considerazione.
    Colleghi Consiglieri, auspico che l’occasione rappresentata dalla legge di bilancio possa essere colta con coraggio e lungimiranza per avviare un percorso virtuoso di risanamento del bilancio, di rilancio dell’economia e di riaccreditamento internazionale del Paese, ponendo fine una volta per tutte alle manovre di Palazzo e alle strategie di piccolo cabotaggio che qualcuno, particolarmente affezionato ad un vecchio modo di intendere e di fare la politica e probabilmente bisogno di protezione, ancora oggi cerca di mettere in campo per rimanere a galla disinteressandosi completamente della drammatica crisi del Paese. Non è più il momento di agire sulla base degli interessi di parte. E’ il momento di innescare una generale assunzione di responsabilità da parte del ceto politico nella sua interezza attraverso la manifestazione di una incondizionata disponibilità ad impegnarsi in un percorso estremamente complesso che ha come meta finale la salvezza del nostro Paese.
    Per questo considero ineludibile un armistizio, seppur transitorio, tra maggioranza ed opposizione che archivi definitivamente una fase politica per la quale in pochi nutriranno nostalgia in quanto la conflittualità del bipolarismo muscolare imposto dalla legge elettorale vigente è lontana anni luce dalla cultura politica che da molto tempo permea il nostro sistema democratico.
    Colleghi Consiglieri, ci troviamo di fronte ad una responsabilità storica che è fondamentale cogliere con spirito di servizio e senso dello Stato. Questa fase di cui io auspico l’apertura non sarà affatto semplice, in quanto alla pesantissima crisi economica e sociale si affianca una inquietante crisi morale che sta determinando un vertiginoso calo della credibilità e dell’autorevolezza della politica e delle istituzioni, proprio nel momento in cui dovrebbero disporre di un alto prestigio e piena credibilità per guidare il Paese nel pieno della tempesta. Per questo è indispensabile che le forze sane presenti in quest’Aula e nel Paese si assumano l’onore e l’onere di avviare un percorso orientato ad un deciso cambiamento dei metodi di gestione della cosa pubblica che dovranno fondarsi rigorosamente sulla legalità e sulla trasparenza. Infatti solo partendo da una rinnovata etica pubblica si può pensare di avviare una nuova stagione della politica sammarinese che, a prescindere da chi avrà responsabilità di governo, si occupi concretamente dei problemi reali dei sammarinesi.
    Su questo piano, la disponibilità mia e del Partito Socialista Riformista è massima, ponendo l’unica condizione che non siano gli interessi di parte a prevalere sull’interesse generale del Paese.
    Mi auguro che possano maturare le condizioni politiche e sociali per fare emergere in Consiglio e nel Paese un nuovo clima che favorisca la condivisione più larga possibile su un progetto di ampio respiro finalizzato a garantire una prospettiva accettabile per tutti i nostri concittadini. Ce la possiamo fare, ma c’è più tempo da perdere.
    Purtroppo, senza modifiche radicali all’impianto legislativo proposto dal governo, il bilancio 2012 sarà l’ennesima occasione persa.

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