Simone Celli replica a Marco Gatti

Non intendo alimentare lo scontro politico su una vicenda particolarmente delicata e complessa come l’operazione “Torre d’Avorio” condotta dalla Guardia di Finanza, dato che le forti inquietudini di tantissimi imprenditori, professionisti e comuni cittadini, non verranno superate con polemiche sterili e inconsistenti.

Tuttavia la reazione scomposta, intrisa di astio e livore personali, messa in campo dal Segretario PDCS Marco Gatti per rispondere ad alcune mie riflessioni di carattere prettamente politico, mi obbligano a prendere nuovamente posizione.

In primo luogo rammento a Marco Gatti, in merito alla richiesta di elencare i risultati prodotti con il mio impegno politico, che il sottoscritto non ha mai avuto l’onore, il privilegio e la responsabilità, di ricoprire incarichi all’interno del Congresso di Stato, a differenza non solo dell’attuale Segretario di Stato per gli Affari Esteri ma anche di tanti altri colleghi di partito dello stesso Gatti che possono vantare curricula con esperienze di governo pluriennali.

In secondo luogo, rispetto alle mie osservazioni critiche sulla mancanza di una vera politica estera, non fatico a riconoscere che non tutte le “colpe” possano essere addossate all’attuale Segretario di Stato per gli Affari Esteri. Ci sono certamente responsabilità molto più ampie e diffuse, ma resta il fatto che anche con l’attuale titolare del dicastero degli Affari Esteri persista una gestione delle relazioni internazionali che a mio parere non è allineata con le effettive esigenze della Repubblica di San Marino.

In terzo luogo, credo sia corretto e doveroso riportare Marco Gatti alla realtà riguardo al merito di Pasquale Valentini di avere condotto il Paese fuori dalla “black list” italiana. Mi pare una ricostruzione propagandistica e soprattutto irrispettosa verso gli importanti riconoscimenti a livello internazionale – funzionali all’uscita dalla “lista nera” e all’inserimento nella “white list” – conseguiti grazie al lavoro corale portato avanti, già nel corso della precedente legislatura, da tutto il Consiglio Grande e Generale e da numerosi tecnici dell’amministrazione statale.

In quarto luogo, a Marco Gatti ribadisco che da cittadino sammarinese non sono affatto rassicurato dall’ennesima lettera con richiesta di incontro inoltrata agli omologhi italiani dagli inquilini di Palazzo Begni e dall’ulteriore trafila di incontri tra tecnici per preparare il confronto politico. Sia ben chiaro, si tratta di una mia opinione, ma sono convinto che dovrebbe essere la parte politica ad accollarsi l’onere di definire in via preliminare il quadro generale di riferimento su cui poi le delegazioni tecniche dovrebbero basarsi per individuare le soluzioni appropriate alla risoluzione del contenzioso.

Infine, vorrei stimolare il Segretario PDCS Marco Gatti ad avviare un confronto politico serio e approfondito su un’altra questione di stretta attinenza con l’ambito di competenza della Segreteria degli Esteri: la gestione del corpo diplomatico.

Al di là di una riforma di cui ormai si sono perse le tracce, mi chiedo se da parte del governo e della maggioranza ci sia una sincera disponibilità ad effettuare una ricognizione generale sui risultati portati a casa in favore del nostro Paese da ogni singolo rappresentante della nostra diplomazia.

Ritengo sia utile e opportuno avere i dati e le informazioni necessarie a valutare la validità e l’efficienza dell’azione condotta dal corpo diplomatico sammarinese. Con i risultati di questa ricognizione forse potremmo iniziare a ragionare seriamente su un percorso, che personalmente ritengo non solo auspicabile ma anche opportuno, di progressiva trasformazione e costante rinnovamento anche in questo fondamentale comparto dell’amministrazione del nostro Stato.

Non si offenda il Segretario PDCS Marco Gatti se continuerò ad esprimere pubblicamente le mie opinioni, anche se diverse dalle sue. Questo è il bello della libertà e della democrazia. Se ne faccia una ragione.

San Marino, lì 7 aprile 2016

Consigliere Simone Celli (LABDEM)

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