Sinistra Unita: riflessioni sulla relazione dello stato della giustizia sammarinese 2012

Gli stralci della relazione annuale sullo stato della giustizia, pubblicati in questi giorni sulla stampa, toccano una delle questioni attuali più gravi, le infiltrazioni criminali, e impongono una riflessione.
Nonostante San Marino non abbia indicatori capaci di misurare il grado di presenza delle mafie sul territorio, è sufficiente elencare, una dopo l’altra, le indagini condotte dalle procure italiane in questi ultimi anni, per rendersi conto della gravità delle situazione: Criminal Minds, Operazione Staffa, Vulcano 1, Vulcano 2, Operazione Titano, Il Principe e la Ballerina, La Loggia di San Marino, Bisignani e la P4, Animal House, Varano, Decollo Ter, Chalet, SMI, ecc. Tutte queste sigle vanno lette come il sinonimo di reati quali l’estorsione, la ricettazione, la corruzione, il riciclaggio, la truffa, la minaccia, ecc.

La relazione conferma (purtroppo) anche un dato di cui nella popolazione si aveva già sentore, ovvero la presenza di “infiltrazioni della malavita organizzata nel tessuto economico”. Quindi non solo banche e studi d’affari, ma anche negozi, ristoranti, attività al pubblico. Com’era facile intuire, si è verificata una mutazione della presenza criminale, la quale non è più confinata al mondo dei «grandi affari», ma ha assunto un carattere sociale, con conseguenze imprevedibili e molto preoccupanti. Le infiltrazioni assumono cioè sempre più le sembianze di un vero e proprio insediamento, rendendo via via sempre più forti gli interessi illeciti a discapito dell’interesse generale.

Gli enormi ritardi nell’adozione di strumenti (legislativi e tecnici) di monitoraggio, prevenzione e contrasto alle mafie – denunciati a più riprese sia dal Tribunale che dalle Forze di Polizia – non possono più essere interpretati come debolezza o lassismo della politica, ma vanno invece interpretati come la conseguenza di intrecci sotterranei di potere, di complicità se non di appartenenza di figure deviate della politica, della pubblica amministrazione e dell’imprenditorialità sammarinese con i gruppi criminali.

Ma le mafie si sconfiggono anche con provvedimenti di semplice ed immediata attuazione, di trasparenza dell’amministrazione pubblica e del mercato, come, per esempio, una seria lotta all’evasione fiscale, l’incrocio dei dati sulle proprietà delle unità immobiliari con le utenze domestiche, la mappatura delle attività commerciali secondo un punteggio di rischio e la loro eventuale segnalazione alle autorità competenti.

Come forza politica continueremo a garantire la nostra parte nella contrapposizione alla cultura e all’economia criminale. A tal proposito ne approfittiamo per anticipare una serie di incontri formativi sulla legalità in via di organizzazione che prenderanno il nome di “A scuola di mafia” e che si svolgeranno a partire dall’autunno prossimo.
Ma se vogliamo liberarci dalla presa delle organizzazioni criminali – che hanno fatto di San Marino un loro centro d’interesse – dobbiamo fare tutti di più e con maggiore continuità. Bisogna innescare una “rivolta delle coscienze” contro i pericoli del clima di rassegnazione per garantire alle generazioni presenti e future la sicurezza e la coesione sociale che San Marino fino ad oggi ha sempre saputo garantire.

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