Stefano Elli IlSole24Ore.it: Ferrotramviaria Spa, il business della famiglia Pasquini

IlSole24Ore.it  (ieri 12 luglio 2016)

 Ferrotramviaria Spa, il business della famiglia Pasquini 

Stefano Elli
Il conte Enrico
Maria Pasquin
i, non figura più tra gli azionisti della Ferrotramviaria Spa.
Né tra i suoi amministratori. Ma la società privata di trasporto su rotaia
pugliese coinvolta nel disastro ferroviario di Corato è un vecchio business di
famiglia. La fondò il nonno di Pasquini, Ugo, conte di Costafiorita, nel 1937 E
in famiglia è rimasto. Il 61,36% del capitale sociale è infatti interamente
nelle mani della famiglia Pasquini. Salvo un 12,70 intestato alla moglie di
Pasquini, Clara Nasi (ramo collaterale della famiglia Agnelli). Il 25,94 è
proprietà di Daniele e Giacomo Castelnuovo. A guidare la società, ora è la
sorella di Pasquini, Gloria Mari
a.
Non desta meraviglia il fatto che il nobiluomo romano si sia defilato dalla compagine sociale dell’azienda di trasporto ferroviario pugliese. I suoi interessi, infatti, si sono concentrati su un altro tipo di business: la finanza. Ma non la finanza “ordinata”, quella degli investimenti e delle banche. Pasquini a lungo ha operato sulla piazza di Roma attraverso la sua fiduciaria italiana, la Amphora fiduciaria, sede a Roma, in via Winckelmann, stesso indirizzo della Ferrotramviaria Spa. Sulle attività di Amphora ha indagato a lungo la Procura della repubblica di Roma e la pm Perla Lori, oltre al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza al comando del generale Giuseppe Bottillo.
Gli investigatori nel corso della lunga inchiesta hanno scoperto un “giro” di trasferimenti di capitali in nero tra l’Italia e vari paradisi fiscali e penali. A cominciare dalla Serenissima Repubblica di San Marino, laddove il conte ha sempre mantenuto solide radici ed entrature. La prima fiduciaria aperta sul Titano, la Smi, è una sua creatura. E proprio attraverso la Smi, ha assunto il controllo (per tre euro e per conto terzi) di una dissestata banca sammarinese, la Banca del Titano. Poi trasformatasi in SmiB.
L’attuale presidente della Ferrotramviaria Spa Gloria Maria, ha sposato il
nobile napoletano Andrea
Pavoncelli
. Ed è proprio al cognato del conte che sono state affidate le
redini di un’altra creatura del fiduciario romano: la United investment bank.
Sede lontana, nel Pacifico meridionale, alle isole
Vanuatu
, diritto britannico ed estrema libertà di movimento per i
capitali
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Sul Giornale di carta il 13 luglio 2016 pag.8

La Ferrotramviaria Spa. Enrico Maria, indagato, ha lasciato l’impresa: il 61,36% del capitale sociale è nelle mani dei familiari Gloria, Emanuele, Ughetta e PatriziaI Pasquini tra trasporti e società fiduciarieLui, il conte Enrico Maria Pasquini, non figura più ai vertici della Ferrotramviaria Spa. Né tra i suoi amministratori. A guidare la società ora è sua sorella Gloria. Ma la società di trasporto su rotaia pugliese coinvolta nel disastro ferroviario di Corato è un vecchio business di famiglia. A fondarla fu il nonno di Pasquini, Ugo, conte di Costafiorita, nel 1937, e in famiglia è rimasta. Il 61,36% del capitale sociale è, infatti, interamente nelle mani dei Pasquini: Gloria, Emanuele, Ughetta e Patrizia. Salvo un 12,7% intestato alla moglie di Enrico Maria, Clara Nasi (ramo collaterale della famiglia Agnelli).
Nel 2015 l’azienda, ora travolta dal tragico incidente di Corato, ha raccolto utili per 4,7 milioni, con un margine operativo lordo del 15% sui ricavi. Un trend al rialzo per una società che opera nel settore del trasporto locale in condizioni di monopolio di fatto.
Due anni fa il nobiluomo romano si è sfilato dalla compagine sociale e dal board dell’azienda. Motivo: problemi giudiziari. E non di poco conto. A lungo Pasquini ha operato sulla piazza di Roma attraverso la Amphora fiduciaria in piazza Winckelmann 12, stesso indirizzo della Ferrotramviaria Spa. Sulle attività di Amphora ha indagato a lungo la procura della Repubblica di Roma (pm Perla Lori), oltre al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Gli investigatori nel corso della lunga inchiesta hanno scoperto un vasto “giro” di trasferimenti di capitali in nero tra l’Italia e vari paradisi fiscali e penali realizzato attraverso sponde off shore. Tra i clienti di Pasquini spiccano il cantante Zucchero Fornaciari, Graziano Rossi, padre di Valentino. E ancora l’immobiliarista dei Vip Federico Consolandi e l’ex presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara. E ancora Marco Iannilli, commercialista di Lorenzo Cola, già arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Enav Finmeccanica Digint.
Le attività fiduciarie di Pasquini spondavano quasi tutte dalla Serenissima Repubblica di San Marino, territorio d’adozione del conte, cavaliere di Malta sino al 2010, ambasciatore sammarinese in Spagna. La prima fiduciaria aperta sul Titano, la Smi, è una sua creatura. E proprio attraverso la Smi, il conte ha assunto il controllo (per conto terzi) di una dissestata banca sammarinese, la Banca del Titano. Poi trasformatasi in SmiB. Si scoprì soltanto dopo che l’operazione era stata condotta con capitali riconducibili agli ex amministratori della Tercas, la Cassa di risparmio di Teramo, che intendevano acquisire una sponda “estera” senza informare la Banca d’Italia. L’attuale presidente della Ferrotramviaria Spa Gloria Maria, ha sposato il nobile napoletano Andrea Pavoncelli. Ed è proprio al cognato del conte che sono state affidate le redini di un’altra creatura del fiduciario romano: la United investment bank. Sede lontana, nel Pacifico meridionale, alle isole Vanuatu, diritto britannico ed estrema libertà di movimento per chi abbia capitali di illecita provenienza da occultare. Qui sono stati rintracciati i conti dei titolari del broker Enigma, Maurizio Fabris, David Ionni e Fabrizio Cerasani, che avevano rapporti con il Montepaschi. E qui sono stati individuati i fondi della cosiddetta banda del 5% del Mps, con i suoi ex dirigenti e funzionari Gianluca Baldassarri, Alessandro Toccafondi, Antonio Pantalena e Pompeo Pontone.
Molti contatti «eccellenti», dunque, per Enrico Maria Pasquini e per la sua famiglia. Che dovranno aggiungere ai problemi giudiziari che hanno coinvolto «il pater familias», le conseguenze tragiche del secondo più grave incidente nella storia italiana del trasporto su rotaia dopo quello di Viareggio del 29 giugno del 2009.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Stefano Elli

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