Supertassa ai frontalieri: le bugie del Governo

Supertassa
ai frontalieri: le bugie del Governo

SAN
MARINO 27 DICEMBRE 2010- La Centrale
Sindacale Unitaria tiene il punto sulla Finanziaria di Natale: “Il taglio  
delle buste paga dei lavoratori frontalieri è
pesante”. E cifre alla mano, smentisce il Governo che ha tentato di negare la
stangata con argomenti “confusi e completamente infondati”.   

A
Finanziaria approvata, sottolineano CSdL e CDLS, il  
Governo “ha sostenuto che la non applicazione
ai redditi frontalieri  dell’8,90% di
esenzione del fiscal-drag verrà totalmente recuperata con la dichiarazione
fiscale in Italia. Come dire: il danno non sarebbe per i lavoratori frontalieri,
ma per l’erario italiano”.

La
realtà è invece ben diversa:

“Il recupero del credito di imposta, e cioè il recupero sulle tasse italiane di
quanto già pagato a San Marino, funziona con un meccanismo che non permette il
recupero totale delle somme, ma solo di una sua percentuale. Sono  
le cifre a parlare chiaro: un lavoratore
frontaliero che ha un reddito lordo di 25 mila euro (il reddito medio del lavoro
dipendente è di 24.900, al contrario dei lavoratori autonomi che dichiarano meno
della metà), fino all’anno scorso ha pagato  679,26 euro di tasse a San Marino. Di questa
cifra ha potuto recuperare 454,16 euro sul fisco italiano, con uno scompenso
di  225,10 euro. Pari a una percentuale
di recupero del 66,86%”.

“La
musica cambia, e di parecchio

– continuano le confederazioni sindacali- con le norme introdotte dalla
Finanziaria di Natale. Lo stesso lavoratore con reddito lordo di 25 mila euro
nel prossimo esercizio dovrà pagare 2.904,26 euro di tasse a San Marino,
potendone recuperare in Italia solo 1.941,80 euro, con una differenza di 942,26
euro. La percentuale di recupero rimane la stessa, ma il taglio in busta paga è
nettamente più pesante”.

In
soldoni, insiste la CSU, a fine anno i redditi frontalieri saranno decurtati di
717,16 euro.

“A questo punto ci chiediamo, e lo  
chiediamo all’intera classe politica, se
questa palese discriminazione,  sia solo
frutto di una non conoscenza delle normative vigenti in Italia, oppure se sia
invece una precisa volontà di scaricare un’ampia fetta del deficit sulle spalle
di chi ogni giorno attraversa il confine per venire a lavorare e a creare
ricchezza nel nostro Paese. Così come ci chiediamo come questo tipo intervento,
con forti venature xenofobe, possa influire sui già difficilissimi rapporti con
lo Stato Italiano, ed in particolare con le Regioni Emilia Romagna e
Marche”.

“In
merito poi all’accusa

– conclude la Centrale Sindacale Unitaria – che ci ha rivolto nei giorni scorsi
 
un quotidiano locale di aver avvallato,
con la firma dell’accordo sul fiscal-drag, la discriminazione a danno dei
frontalieri, è utile precisare che tale accordo è unicamente l’aggiornamento di
uno strumento. Nello specifico, se il sindacato non avesse firmato tale
aggiornamento, non solo avrebbe creato un danno economico anche ai lavoratori
residenti in repubblica, ma non avrebbe potuto annullare il taglio ai redditi
dei frontalieri che è stato deciso da una modifica della legge tributaria.
Ancora una volta sono le cifre a fare chiarezza: l’accordo sul fiscal drag eleva
dall’8,90% al 9% l’abbattimento fiscale, l’eventuale mancata firma avrebbe
potuto agire solo sullo 0,10%, e non sul restate 8.90%, che sarebbe rimasto
inalterato”.

Al
contrario, “il nostro dovere è quello di intervenire sull’intera
normativa
,
a partire dalla verifica di costituzionalità sul diverso trattamento previsto
per i frontalieri, con il preciso obiettivo di annullare una norma che penalizza
dei lavoratori in base alla loro provenienza, mettendo il nostro Paese in un
imbarazzante posizione di fronte all’Europa e al Mondo”.

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