Terzo appuntamento con la rubrica ‘La vita che vorrei’. Serve il coaching?

Benvenuti al terzo appuntamento e vi faccio subito la domanda: “Volete davvero vivere la vita che desiderate?” Se la risposta è si (e me lo auguro vivamente), allora continuate a leggere perché ci sono tante cose interessanti, tanti spunti e soprattutto tante riflessioni, se la risposta e no, beh ragazzi, avete bisogno di cambiare qualcosa ve lo assicuro!

Oggi approfondiamo ancora meglio il discorso del coaching, parlando in linea generale degli strumenti utilizzati, dei campi di interesse e di alcune nozioni.

 

Innanzitutto cos’è un coach: beh, tradotto dall’inglese vuol dire carrozza, quindi è un mezzo di trasporto, un qualcosa che serve per spostarsi. Non a caso è una persona che funge da mezzo per portare altre persone da uno stato attuale ad uno stato desiderato, quindi attua un cambiamento.
Un coach serve proprio a questo, cioè a cambiare una situazione, a migliorarsi e a raggiungere degli obiettivi personali importanti, portandosi da una situazione attuale ad una situazione desiderata. Viene utilizzato molto soprattutto in momenti di crisi, di disorientamento, in situazioni che hanno bisogno di chiarezza. Il cambiamento è inevitabile, perfino le maggiori organizzazioni e di maggior successo, rischiano grosso se si adagiano sugli allori. Infatti, oggi, bisogna sapersi adattare rapidamente in quanto non è detto una strategia positiva dieci anni fa, oggi lo sia altrettanto, ma soprattutto, difficilmente lo sarà in futuro. Le persone devono essere in grado di apprendere velocemente ed essere subito pronte alle novità, con la voglia di crescere.

Se serve il coaching? È una domanda a cui, nonostante qualcuno non sia d’accordo, io rispondo certamente sì. Ci sono moltissimi articoli di autorevoli giornali che parlano di questo, ci sono molti studi che vanno ad approfondire quali sono i vantaggi che porta; d’altro canto, ci sono anche critiche importanti che parlano di come utilizzarlo al meglio ma soprattutto di come trovare un coach fidato e abile. È uno strumento di sviluppo personale e delle proprie competenze, che mira ad ottenere risultati significativi e specifici. Sicuramente ci sono ancora molte perplessità, ma soprattutto molta ignoranza in materia, e per ignoranza intendo proprio il fatto che la gente ignori l’esistenza del coaching o non desideri approfondire l’argomento. Resta il fatto che chi lo utilizza bene ne ha dei vantaggi tangibili: la persona è più consapevole delle proprie risorse, dei reali punti di forza, e riesce ad avere dei risultati e a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Effettivamente ha i suoi ‘contro’, infatti è fondamentale rivolgersi ad un coach fidato (non solamente capace, ma spesso suggerito tramite passaparola di chi già lo ha “utilizzato”).

Come facciamo a sapere se e quando serve? Molto semplice: innanzitutto ognuno di noi ha nella vita degli obiettivi che vuole raggiungere, e chi racconta di non averli, o mente sapendo di mentire, oppure non sta vivendo!

Ma basta semplicemente che ognuno faccia un esame di coscienza per rendersi subito conto che gli obiettivi sono all’ordine del giorno, dai più semplici e futili (comprare il telefonino nuovo), fino ad arrivare a quelli più importanti (comprare la casa, cambiare lavoro, aumentare il fatturato…). Insomma, ognuno ha almeno un obiettivo, se non due, tre, ecc…

Una volta capito l’obiettivo (possiamo chiamarlo anche idea, sogno, proposito, scopo, ecc..), devo anche capire come fare a raggiungerlo e qui inizia il bello!

Quando si tratta di obiettivi importanti inizia il difficile, si complicano le cose e nascono mille difficoltà che ci impediscono di fare, abbiamo delle remore, siamo convinti che non abbiamo abilità e molto altro.

Ecco allora che interviene un coach lavorando sullo stato emotivo, sulle convinzioni spesso limitanti, e cerca assieme al coachee (colui che viene allenato e aiutato a raggiungere gli obiettivi, ma più semplicemente, il cliente del coach) di trovare gli strumenti migliori per raggiungere quel traguardo.

Dunque il coaching mira a rendere la persona consapevole delle risorse che ha a disposizione, dei propri punti di forza, del modo di relazionarsi, concordando degli obiettivi da raggiungere, superando gli ostacoli che si presentano, lavorando su certe condizioni, soprattutto mentali, che impediscono di portare avanti il progetto. L’approccio utilizzato è spesso personale, sia da parte del coach che del coachee, infatti dipende molto da entrambi.

Il primo potrebbe adottare un metodo che spesso è quello standard, alcuni lo personalizzano, ma poi tutti si devono adattare relativamente alla situazione e soprattutto alla persona. Insomma un vestito cucito su misura, ma se il cliente da delle misure sbagliate, quel vestito non verrà fatto della taglia giusta e quindi non avrà lo stesso risultato che ci si aspettava. Fondamentale sarà quindi la fiducia che il cliente dovrà avere nel coach: aprirsi e non avere paura di farlo, una confessione continua, un confronto sempre costruttivo. Il coach ha l’obbligo morale della riservatezza su tutto il rapporto che si andrà ad instaurare.

Quindi definire un obiettivo è la prima fase, il primo compito che entrambi devono fare.

Come si fa a definirlo bene e nel modo migliore? Vi aspetto al prossimo appuntamento per la risposta.

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy