Upr su firma con Italia, Carisp e riforma tributaria

La firma con Roma rappresenta un punto di partenza imprescindibile per la Repubblica di San Marino.  Un risultato frutto anche del grande lavoro che il Consiglio Grande e Generale ha intrapreso nel corso di questa legislatura, senza tentennamenti e divisioni, sulla strada della trasparenza e della collaborazione internazionale. Il punto strettamente politico oggi è solo e soltanto uno: compiuto l’adeguamento agli standard, l’eventuale mancata adozione di un nuovo modello di sviluppo rischierà di generare regresso economico e impoverimento sociale. Tuttavia le condizioni economiche precarie dello Stato, unite alle oscillazioni della maggioranza e del governo su alcuni importanti temi, non infondono ottimismo sul futuro.
 
CARISP
 
Nell’incontro di lunedì 11 giugno il Governo ha illustrato il piano di intervento su Carisp. Dal nostro punto di vista permangono dubbi. Prima di tutto di natura politica, determinati dalla scelta unilaterale del Governo di inserire il pacchetto Carisp nel progetto di legge di assestamento di bilancio. In questo modo il provvedimento è collocato insieme ad altri atti di natura finanziaria che nulla hanno a che vedere con lo stesso, costringendo le forze politiche ad accettare le scelte di bilancio del Governo. Le perplessità di natura finanziaria riguardano invece la sostenibilità del provvedimento per il bilancio dello Stato, i costi e le modalità di reperimento delle risorse necessarie. I dubbi tecnici discendono dal fatto che nel progetto di legge non è stabilito l’onere esatto per lo Stato in termini di interessi e neppure dove esso accenderà il mutuo (Banca Centrale? Banche sammarinesi? Banche estere?).  Alle forze politiche non è stato presentato alcun documento sul piano industriale di Carisp. Mancano in sostanza numeri e informazioni necessari per valutare l’operazione. E non mancano i dubbi di opportunità. L’operazione è stata condita da un sotterraneo (e mai affiorato!) balletto sulle nomine. Avevamo chiesto garanzie formali per l’autonomia nei nuovi amministratori. Guardando le immagini della delegazione presente ieri a Roma, siamo ancora più dubbiosi sull’indipendenza del nuovo C.d.A. o almeno del suo Presidente, addirittura consacrato sul tavolo della firma dell’accordo!
Il “MISTERO BUFFO” DELLA RIFORMA TRIBUTARIA
 
Il Fondo Monetario la vuole. Valentini l’ha promessa e addirittura i vertici del PDCS raccontano che venga chiesta dall’Italia. Ma in molti, nella maggioranza, nel silenzio dei corridoi dei palazzi dicono di non volerla. E il tutto si dipana di fronte al generoso e disinteressato (?) sostegno già promesso pubblicamente da una forza di opposizione. Un provvedimento nato molto male ed evolutasi in modo peggiore. Pronto per la seconda lettura senza margini di modifica. Congegnato per fare pagare ai lavoratori dipendenti il peso della manovra attraverso un sistema sul modello italiano, che non brilla nel mondo per efficienza e semplicità. Avremo anche noi la nostra Equitalia (o Equisanmarino)? Lo sciopero generale convocato dai sindacati è la dimostrazione di come la riforma sia già percepita dai cittadini. L’UpR si muoverà – nelle sedi istituzionali – per modificare il provvedimento, tentando di riportarlo sui binari dell’equità. 

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy