Upr sulle perquisizioni in Banca Centrale

Unione per la Repubblica non è intervenuta fino ad oggi al dibattito scaturito dalle perquisizioni in Banca Centrale e dalle audizioni, come persone informate sui fatti, svolte dal Tribunale Unico ad alcuni dirigenti di BCSM.

UPR ha evitato di intervenire poiché riteneva che in un momento così complicato della vita del Paese i dirigenti della massima istituzione del settore finanziario sammarinese avessero la necessaria lucidità, autonomia e capacità per assumere delle decisioni che potessero mettere al riparo Banca Centrale da illazioni o potenziali conflitti con altri poteri dello Stato.

Il nostro auspicio è purtroppo caduto nel vuoto e a distanza di quasi un mese da un evento assolutamente “eccezionale” abbiamo solo risposte ordinarie. Precisazioni di BCSM e la solita intervista a Renato Clarizia in cui l’unica preoccupazione è la visita al Fondo Monetario.

Un’autorità di vigilanza deve essere sempre al di sopra di ogni ragionevole sospetto o illazione; la reputazione in questo ambito di attività è un elemento imprescindibile da porsi sempre prima di ogni scelta o decisione e San Marino o Banca Centrale non fanno eccezione.

UPR si sarebbe attesa un atto di responsabilità da parte del Presidente, ma così non è stato, anzi è sceso in campo anche il Governo a erigere un muro difensivo.

Ma Renato Clarizia rimane al suo posto e ripete il suo mantra: “prima di noi – cioè prima del dicembre 2010 – il nulla!”

Ma prima Banca Centrale non esisteva? Prima non c’era nessuna Legge che regolava il sistema finanziario? Lo statuto BCSM, la LISF, l’AIF, i regolamenti nel settore assicurativo e dei fondi comuni d’investimento non esistevano? Prima dell’era CGG (Clarizia – Giannini – Gumina) BCSM non esisteva e non faceva nulla?

Nel 2010 Renato Clarizia approdò a San Marino in circostanze rocambolesche (votazione in parità, ricorso al Collegio Garante per la costituzionalità delle norme) avendo come unico sponsor la maggioranza. Un bell’inizio a cui hanno fatto seguito tante dichiarazioni, spesso una in contrasto con l’altra, la decisione di non risiedere nella Repubblica di San Marino e di governare Banca Centrale da Roma e poi il faraonico stipendio di 300.000 euro (trecentomila euro) corrisposto a dispetto del nostro Paese in recessione economica.

Dal 2010 ne è passato di tempo e di denari, circa 1.200.000 euro (un milione e duecentomila euro) se i calcoli sono esatti, decine di interpellanze, posizioni dell’opposizione e ultimamente della stessa maggioranza.

L’impressione è che l’autorevolezza di Banca Centrale si sia smarrita per strada così come il buon senso dei suoi vertici, più impegnati a difendere se stessi e il loro stipendio che gli interessi reali della Repubblica.

Nel 2010 Renato Clarizia fu nominato spaccando a metà il Consiglio Grande e Generale, a distanza di 4 anni Clarizia ha contro ancora la metà del Consiglio Grande e Generale e non per preconcetti ma per quanto accaduto in questo mandato.

I vertici di BCSM non sono mai stati in grado di avere un dialogo con la Comunità Sammarinese; non sono stati in grado di interpretare il ruolo di un’autorità di vigilanza in uno scenario in completa evoluzione anche rispetto ai rapporti con l’Italia.

Basta ricordare l’audizione del trio CGG nel 2012 in cui l’allora capo della Vigilanza BCSM raccontava la sua verità sul bonifico milionario di BCS con modi spicci e toni arroganti, liquidando il tutto come una questione concordata con Banca d’Italia.

UPR ritiene che sia arrivato il tempo delle scelte.

BCSM non può essere un organismo referente del solo Governo.

BCSM non può essere intaccata nella sua autorevolezza per la protervia dei suoi dirigenti a mantenere poltrone pagate lautamente.

BCSM non può continuare a essere una “torre d’avorio” dalla cui cima i dirigenti forensi assistono alla disfatta del Paese facendo ogni tanto qualche commento di circostanza se si parla di stipendi.

Tutta l’opposizione chiede l’allontanamento dei vertici di BCSM, non è ancora sufficiente?

Per UPR il Paese ha bisogno di altro; si deve voltare pagina e prendere atto della non più opportuna presenza al vertice di BCSM di una figura che al massimo sarà ricordata per lo stipendio di 300.000 euro e per le simpatiche interviste.

Servirebbe un atto di dignità, di coraggio e sopratutto d’amore verso la Repubblica da parte di chi ha la rappresentanza legale dell’istituto ricevendone sontuosi emolumenti economici, sproporzionati non solo per San Marino ma anche per Stati ben più grandi, in cui i banchieri centrali almeno quando sono nell’occhio del ciclone tolgono il disturbo

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