Venerdì nero per il segreto bancario, quello di San Marino compreso

Venerdì 13 marzo 2009 probabilmente sarà ricordato come giorno veramente nero per il segreto bancario in Europa e forse nel mondo.
È bastato l’annuncio che nel prossimo G20 previsto a Londra per il 2 aprile potrebbe essere stilata una lista nera ( Black list) di paesi non collaborativi nelle scambio di informazioni indipendentemente dalla loro appartenenza o meno alla Unione Europea per allarmare paesi con segreto bancario e della Unione Europea (esempio Lussemburgo, Austria) e non della Unione Europea (Svizzera, Andorra).
A segnare la svolta è stata quasi certamente la Svizzera con la
decisione presa ieri dal Consiglio federale di assecondare la richiesta dello

standard Ocse (art. 26)anche relativamente allo scambio di informazioni.
La ‘capitolazione’ della Svizzera (che ha un terzo di tutti i capitali raccolti dai cosiddetti paesi off shore) messa sotto pressione anche dagli Stati Uniti per la vicenda Ubs, ha indotto in un effetto domino una serie di Paesi ad ammorbidire la loro opposizione di fronte al rullo compressore della Germania della Merkel e della Francia di Sarkozy.
Di certo San Marino, in un tale contesto, non ha alcuna carta da giocare per tentare di resistere alla sorte comune. A meno che l’Italia, capovolgendo l’atteggiamento tenuto da un anno in qua, riservi alla sua enclave un trattamento particolare, intravedendo in ciò una opportunità. Opportunità che il nuovo governo sammarinese, entrato in carica il 3 dicembre scorso, ha tentato in tutti i modi di spiegare. Ma il disastro provocato dal precedente governo specie a Strasburgo , pare realisticamente irrimediabile.

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