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h 21:30 martedì 22 maggio 2012/1711 d.F.R. english version

Articoli di Attualità Politica (Marino Cecchetti)

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Workshop Patto per San Marino

 intervento di Marino Cecchetti

  

“La Repubblica che sta cambiando”

Cambiare occorre.

Patto per San Marino ha vinto l’anno scorso perché si è proposto con un programma di cambiamento.

Era già atteso, il cambiamento,  dopo le elezioni del 2006, quando la Dc finì all’opposizione. Si disse che, senza la Dc al governo, finalmente si sarebbe potuto cambiare.

Ma di cambiamenti veri non si sono visti e in campo internazionale dopo 2 anni  San Marino è finito con l’Azerbaigian.

Si è partiti di lì, dal livello dell’Azerbaigian, con il governo del Patto, nel dicembre scorso. Si è riusciti in meno di un anno a tornare  fra i paesi europei. Adesso bisogna impegnarsi per rimanerci.

Per rimanerci occorre che la trasparenza nei rapporti con gli altri Stati  su cui ci siamo impegnati con Ocse e Moneyval, sia  attuata anche all’interno.

Va attuata anche all’interno la trasparenza per non continuare a trovarci in difficoltà con gli altri Stati, anche dopo i successi di Ocse e Moneyval. Ed in particolare con l’Italia, il Paese  di cui siamo enclave.

Oggi il contrasto è forte con l’Italia, come si è sentito  da Tremonti, a Rimini.

Essere in contrasto con lo Stato che, geograficamente, ti contiene, è pericoloso.

Non è la prima volta che il nostro Paese entra in contrasto con lo Stato di cui è enclave. È successo altre volte.

E sempre in coincidenza con periodi di grave degenerazione della vita interna della comunità sammarinese.

E si è vinto sull’esterno, tutte le volte, mettendo anzitutto a posto le cose all’interno. E, al contempo, difendendo - fino alla puntigliosità estrema, anche paradossale, perfino schizofrenica -   le prerogative della sovranità.

Nel 2009, mettere a posto le cose all’interno vuol dire anzitutto liberarci dagli avvoltoi calati qui dopo la modifica al  codice penale, che ha stoppato le rogatorie. Quelli si sono messi in testa di poterla fare franca con la  giustizia di qualsiasi paese. Quella sammarinese compresa.

Non c’è speranza di salvare il Paese, se non si mette mano a questo stato delle cose.

Non si può garantire trasparenza verso gli altri, nei rapporti con altri, se non ce l’abbiamo in casa nostra, la trasparenza.

Se  non mettiamo a posto le cose all’interno non siamo credibili verso l’esterno. Invece  dobbiamo essere credibili verso l’esterno, per salvare il Paese, non intaccandone la sovranità.

È sempre difficile per uno Stato piccolo rimediare una lesione della sovranità verso uno Stato grande. Pressoché impossibile se lo Stato grande  circonda lo Stato piccolo da ogni lato. 

Nel  novembre 2005 il governo è stato lì lì per firmare  un accordo con l’Italia con cui  San Marino si obbligava a recepire  sic et simpliciter le norme italiane, in materia finanziaria. Una lesione gravissima alla sovranità. Paragonabile a quella del 1862, quando l’Italia impose l’Amicizia protettrice’. Non se ne fece niente  nel 2005 perché molti insorsero in Consiglio. Fra questi Gabriele Gatti. Gatti disse (parlando a braccio): credo che anche nello scrivere certe cose ci sia una dignità con San Marino che debba essere preservata; vedo una penna eccessivamente italiana nello scrivere queste cose che sa un po' di amicizia protettrice che a mio modo di vedere è lontanissima nella nostra storia e non vogliamo riportarlo.”

E disse ancora Gatti, nell’occasione, rivolto ad un membro di governo: “non facciamo oggi magari per la fretta, per la anche giusta esigenza politica di andare ad una firma, di fare un errore, di vincolarci in maniera definitiva …. Perché poi un accordo bilaterale firmato non è una semplice lettera che tu invii ...”

Ripeto: un accordo bilaterale firmato non è una semplice lettera che tu invii…

Perché questo richiamo. Perché si sente dire che nei famosi accordi con l’Italia,  ci sarebbe scritto che all’Italia è stato concesso di ispezionare attraverso Bankitalia certi  istituti di credito  in territorio sammarinese. Una lesione alla sovranità. Paragonabile a quella del 1862 e a quella – sventata – del 2005.

Per far digerire il rospo, si è fatta balenare la  prospettiva della reciprocità. Banca Centrale potrebbe fare  altrettanto in Italia.

Sbagliato.

Non solo perché  Banca Centrale non sarà mai in grado di controllare ipotetici istituti finanziari sammarinesi collocati chissà dove,  visto che non è stata capace di  vigilare su Banca del Titano, lì sotto la punta del naso.  

Il fatto è che l’Italia, che ci contiene (come Tremonti non perde occasione di ricordare), ha già dimostrato come intende la reciprocità in questi settori delicati dell’economia.

Nel 2005 la Banca Centrale ha autorizzato la Cassa di Risparmio di Rimini ad acquistare il 100% del Credito Industriale Sammarinese. Nessun problema in seguito.

Banca d’Italia non si è comportata allo stesso modo  con la Cassa di Risparmio  di San Marino  per  Delta.  Ha messo vincoli su vincoli. Non solo. Il gruppo Delta  dal 2004  è stato “oggetto di 5 ispezioni della Banca d’Italia, 9 ispezioni della Guardia di Finanza più qualche altra ispezione da parte di altri soggetti. In soli 5 anni. Tutte le ispezioni si erano concluse positivamente”.

Ebbene il  23 aprile 2009, nonostante tutte quelle ispezioni,  Banca d’Italia ci ripensa. E succede quel che  succede.

Conclusione. Non c’è reciprocità che tenga: sulla sovranità non si può cedere nulla di nulla  verso lo Stato di cui siamo enclave.

E - aggiungo - lo Stato, di cui siamo enclave,  non va provocato.

Si è sentito  dire che l’attuale sala Bingo da una struttura di un migliaio di metri quadri passerà a oltre 6mila metri quadri,  con l’aggiunta di  annessi e connessi. E con un  direttore che non viene certo dal circolo parrocchiale di Corpolò. 

Non vorrei che qualcuno a Roma prendesse lo spunto per farci lo scherzetto  di chiuderci dentro  come  sessant’anni fa per violazione di un accordo stipulato appunto sessant’anni fa ed ancora in vigore.

Bisogna pensarci.

Lo dico qui al Patto, perché il Patto, solo il Patto è in grado di farsi carico di queste cose.

Il Patto lo può fare. Ha i numeri e le capacità per farlo, il cambiamento di cui il Paese ha bisogno.

Basta pensare agli uomini del Patto – cito per tutti (per carità non si offendano gli altri),  Pasquale Valentini e Mario Venturini -  che  hanno saputo trasformare in un solo anno una aggregazione  di 8 forze politiche non use certo a lavorare assieme,  in un quasi partito. 

Un quasi partito. Sì, come oggi si sta dimostrando proprio con questo incontro.

È un vero motivo di speranza, l’incontro  di oggi,  per questo Paese,  in  tempi in cui  anche  sperare è diventato difficile.

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