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Articoli di Attualità Politica (Marino Cecchetti)

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Sull'Accordo Italo-sammarinese di Cooperazione Economica, tutto tace

 

LIBERTAS 7/12/2005

LA VOCE DI ROMAGNA 8/12/2005 (Sull'Accordo Italo-Sammarinese di Cooperazion e Economica, tutto tace)

Non si riesce a capire perché l’Accordo di Cooperazione fra Italia e San Marino non è ancora stato posto all’attenzione dei cittadini sammarinesi. La notizia che il Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana, Gianfranco Fini, lo avrebbe firmato sul Titano il 17 novembre esplose, come un fulmine a ciel sereno, alcuni giorni prima dell’evento. Ci furono titoli cubitali. Altrettanto rilievo ebbe - a distanza di non molte ore - l’annuncio del rinvio per sopraggiunti impegni dello stesso Fini.

Al contenuto dell’Accordo, invece, è stato dato poco spazio. Eppure è proprio il contenuto dell’Accordo la vera notizia. Fermiamoci all’art.1.

Sta scritto all’art.1 di detto Accordo: “…. la Parte sammarinese si impegna a recepire nell'ordinamento della Repubblica i principi e gli istituti rilevanti della normativa comunitaria e italiana in materia finanziaria”.

Pare di leggere il trattato con cui lo Stato vincitore impone allo Stato soccombente alla fine di una guerra le condizioni di resa incondizionata. Non occorre essere degli esperti di politica internazionale per rendersene conto. Ci sono delle espressioni inaccettabili.

Certe espressioni, non possono essere accettate da uno Stato sovrano. Ed equivalgono a un suicidio nel caso di uno Stato piccolo di fronte a uno grande. Quando uno Stato piccolo cede tanto di fronte a uno grande, gli è, poi, pressoché impossibile rimediare. Abbiamo un esempio nella vicenda “amicizia protettrice”.

L’espressione “amicizia protettrice” fu imposta dall’Italia a San Marino nel 1862. Ci sono voluti 109 anni per toglierla. L’ha tolta una persona eccezionale come Federico Bigi, quando ha trovato, dall’altra parte del tavolo, un interlocutore eccezionale come Aldo Moro.

In questi giorni tiene banco a San Marino la questione dello stemma sugli zerbini. C’è chi non vuole che si cammini sul simbolo della Repubblica (e dimostra il suo zelo patriottico urlando allo scandalo!) e tace di fronte al rullo compressore già in moto per schiacciare la Repubblica.

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