mercoledì 19 febbraio 2020 23:49
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

San Marino. Legge qualificata sulla giustizia contestata dall'opposizione, Antonio Fabbri

Legge qualificata sulla giustizia contestata dall'opposizione

Sostenuta dalla maggioranza ma anche voci critiche

Antonio Fabbri

La Reggente Mariella Mularoni fa intervenire alle 23 e 56 di lunedì, il Consigliere di Repubblica Futura, Nicola Renzi. Un intervento ascoltato, si rammarica lo stesso Renzi, da pochi consiglieri in un’aula semivuota. Intervento dopo il quale la seduta è stata tolta. Comunque aveva ricostruito quanto accaduto nella scorsa legislatura e sottolineato i pericoli del progetto di legge per il quale era stata da poco approvata con 42 voti la procedura d’urgenza. Poco prima era intervenuto il consigliere di Libera Vladimiro Selva, che aveva sottolineato: “Questi tre articoli riguardano persone specifiche ed hanno ciascuno un nome e un cognome: Guidi-Pierfelici il primo; Guzzetta il secondo e Morrone-Treggiari il terzo”, ha rilevato il consigliere di Libera.

L’intervento della notte di Nicola Renzi è stato comunque richiamato in malo modo, alla riapertura dei lavori del pomeriggio di ieri, tra gli altri dal Segretario Teodoro Lonfernini che ha inteso bacchettare Renzi, citando però a sproposito, e con i suoi pittoreschi giri di parole, la legge. Oltre ad aver ribattezzato il “Consiglio giudiziario plenario” come “Commissione plenaria di giustizia” - che il restaurato Consiglio Principe e Sovrano voglia cambiare nome anche ai mesi? - ha sostenuto, richiamando a suo dire la legge, che Guzzetta non poteva essere nominato Dirigente, perché non Commissario della Legge. La norma, in verità, dice altro e prevede la nomina anche di un Dirigente non magistrato, appunto. Sarebbe un dettaglio, se non fosse che un Segretario di Stato dimostra di non conoscere le norme sulle quali intende dare lezioni. “Da un Segretario di Stato, però, almeno ci si attende che conosca le leggi...”, è quindi il commento del consigliere Renzi.

Quanto al progetto di legge poco prima Matteo Ciacci di Libera aveva parlato di “esagerato sopruso” e ha fatto appello alla maggioranza: “vi prego di bloccare questa schifezza che è vergognosa soprattutto per i tempi e i modi con cui è stata presentata. Il Paese merita di più e meritava un inizio di legislatura migliore. Avete già toccato il fondo. Cercate di rialzarvi. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo”. E mentre Matteo Rossi (Npr) sostiene che la legge serve per “riequilibrare l’organismo”.

Intanto Rossano Fabbri invita la maggioranza, per dimostrare che non voglia inibire le opposizioni, a modificare la norma che prevede 20 consiglieri per il ricorso di costituzionalità in via diretta e afferma che “lascia perplessità la qualificazione come interpretazione autentica di alcune questioni rispetto ad altre. Sono altri i provvedimenti che aspettiamo in materia di giustizia”.

Sul punto fa domande precise Fernando Bindi (Rf): “Perché denominate questo progetto di legge ‘interpretazione’?

Cambia il rapporto numerico e le prerogative di voto del giudice. E’ un passacarte o è un dirigente? Questa disposizione non ha alcun senso logico. Non è un problema di parti politiche, è questione di logica. Meno che mai può essere venduta come un passo nella direzione dell’autonomia della magistratura. Naturale domandarsi da dove abbia avuto origine l’attuale proposta come è naturale esaminare il contesto politico e naturale in cui le dinamiche degli attori si svolgevano. L’ultima tappa è il balletto sulla presa d’atto dei giudici vincitori del concorso. Vi pare che con i toni che abbiamo ascoltato e questo arrampicarsi sugli specchi, questa nostra situazione accresca la fiducia?” E un’altra domanda che “molti di più di quelli che noi pensiamo si pongono: è pura causalità o i tempi di presentazione di questa legge sono in rapporto con il sottobosco della corruzione che il processo di primo grado del Conto Mazzini ha fatto venire alla luce?”

Ma ancor più significativi da parte di Bindi sono gli inviti al Segretario alla Giustizia a non farsi strumento di qualcuno e aggiunge: “Qui si dà la priorità urgente alla demolizione dell’equilibrio. Il contesto è tutto politico: l’andirivieni di politici dell’attuale maggioranza in un ufficio del tribunale, di sedicenti giornalisti impegnati nella difesa mediatica di alcuni tra i più in vista degli imputati del processo Mazzini, è altra cosa da visite di cortesia. Questo prima e dopo le elezioni del 2016”. Quindi ha aggiunto: “In questa proposta di legge non c’è uno straccio nemmeno ipocritamente decente di una motivazione” Poi è intervenuto con una certa commozione che denota un certo disagio interiore, il consigliere del Pdcs Filippo Tamagnini: “Non voglio aderire a questo scontro. Mi è nato il sentimento di essere di fronte ad atti potenzialmente irreversibili. Credete che porteremo la concordia in tribunale? Alla fine della approvazione di questa legge, cosa avremo ottenuto? E’ il tempo dell’unità della politica. Ci saranno tempi peggiori”.

Pessimista anche Michele Muratori di Libera: “Non possiamo sperare di portare investitori in un Paese dove lo stato di diritto è alla mercé della maggioranza. Se pensate che questo progetto di legge possa andare nella direzione di far ritornare tutto nella normalità, vi auguro solo il meglio. A mio parere si andrà nella direzione contraria”. Sui conflitti di interessi in aula interviene Sara Conti (Rf): “Molto grave che si stia votando una legge ad personam e retroattiva. Evidente il conflitto di interessi degli avvocati presenti in questa Aula che sono nel collegio difensivo di Valeria Pierfelici. Mi rifaccio all’intervento del consigliere Troina. Concordo che un avvocato può intervenire quando si parla di giustizia. Il problema c’è quando un avvocato che difende una persona si trova a votare una legge che riguarda quella persona. Violazione gravissima, che mette a repentaglio lo Stato di diritto”.

Paolo Rondelli (Rete), con un certo vittimismo già visto, paragona il suo caso - quando terminato l’incarico venne spostato ad altro compito nella dirigenza della Pa - a quello dell’ex Magistrato Dirigente: “Pensando al caso della dottoressa Pierfelici, non volendo prendere le sue parti, però un po’ mi ci rispecchio”, dice.

Ribadisce la sua linea critica Iro Belluzzi (Npr): “Ho grande paura che il progetto che stiamo affrontando acuisca ulteriormente lo scontro all’interno del tribunale, ma non in funzione di quanto è scritto, ma di quello che non è definito nella legge stessa. Cominciano un serie di illazioni e sospetti”.

Non manca l’arringa del consigliere-avvocato Gian Nicola Berti che dà del “disonesto intellettuale” a chi sostiene che lui sia l’avvocato della Pierfelici. Sarà... però avvocato dell’ex Magistrato Dirigente Pierfelici lo è. Ma tant’è. Poi dice che i processi non si fanno in Consiglio, ma lui li fa. E “processa” addirittura la sentenza del conto Mazzini, dicendo di fatto che la sentenza parla di politica, che ha letto le 800 pagine, ma è rimasto ancora “affamato” di prove. Chi invece il processo lo ha seguito di prove ne ha viste. Tra l’altro il consigliere Berti ribadisce una sua convinzione che aveva già sostenuto in campagna elettorale: “Il processo Mazzini è praticamente finito. Lo sapete che è già finito, ma non stanno depositando la sentenza? Ne siete a conoscenza? Ci stanno portando avanti questa telenovela che non si può fare il processo del conto Mazzini. E’ una montatura”. Convinto lui... anche se non è esattamente come sostiene. Basta chiedersi cosa succederebbe se venisse depositata la sentenza senza fare parlare gli avvocati, senza far fare loro eccezioni, senza consentire di esporre, oltre alle memorie scritte, ulteriori deduzioni nell’udienza pubblica.

Il consigliere Dc Pasquale Valentini è invece critico. “Quel progetto di legge si muove sull’intepretazione autentica e la modifica di legge. Già questo creerà un primo problema nell’applicazione. Avremo la necessità che qualcuno distingua i passaggi con l’interpretazione autentica e quelli con la modifica. E’ già un primo problema che si apre. Se domani – e potrebbe anche essere un domani vicino – dovessimo avere bisogno di una figura esterna al tribunale, di chiara fama, che ha tutti i requisiti, siamo sicuri che ci starebbe bene l’applicazione della norma così come la stiamo facendo? Stiamo facendo una norma che vale così oggi oppure sempre? Sulla retroattività: ho trovato che molte sentenze della Cedu dicono che questo discorso non è applicabile laddove nell’amministrazione della giustizia ci siano controversie in corso. Non facciamo questo intervento bendandoci gli occhi, ma facendoci tutte le domande e cercando risposte ragionevoli”, dice Valentini che avrebbe avuto anche uno scambio di vedute piuttosto acceso con il cllega Giancarlo Venturini.