mercoledì 18 marzo 2020 20:39
STANDO A CASA

Coronavirus, San Marino. Bisogna "invertire quella curva", Marino Cecchetti

L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

Anche qui, come in Italia, “C’è un disperato bisogno di invertire quella curva” [dal Corriere della Sera del 16 marzo]. Anche qui  il numero dei contagiati da coronavirus continua - un po’ meno - a crescere. In totale (casi attivi, guarigioni, decessi) è arrivato a 119, nonostante che siano state emanate disposizioni molto stringentiDobbiamo stare in casa.

Paolo Rumiz su La Repubblica descrive la sua restrizione della libertà, per avere superato i 70 anni, in questi termini: “Cielo pulito, niente scie di aerei. Il mondo rallenta, era ora. Ma mi vergogno pensando a chi è costretto ad accelerare per consentire a noi privilegiati il lusso della lentezza. Ho davanti agli occhi l’immagine dell’infermiera lombarda stremata che dorme a fine turno, con la testa sul tavolo”. Tanto più che, pur ‘ai domiciliari’, si può viaggiare per il mondo senza aprire la porta di casa. Tanto più che a noi privilegiati del Titano sono riservati, ad esempio, panorami con tramonti mozzafiato su angolature di cielo che solo un singolare stravolgimento delle stagioni ci poteva in questa parte dell’anno offrire.

Oltre allo stress di chi opera materialmente sul campo, c’è quello di chi deve prendere le decisioni. Come invertire la curva e farla cominciare a scendere verso lo zero?

Ribadiamo che non ci piace la strada della ‘immunità di gregge’ che pare essere la scelta di Londra perché, di fatto, comporta il sacrificio delle persone più deboli. Non vorremmo nemmeno la ‘soluzione tecnologica’ applicata (con indubbio successo) da Cina e Corea del Sud e che, forse, sarà scelta da Israele. Non la vorremmo perché, per la nostra cultura, lo Stato non può mai superare la soglia della sfera personale, controllarci fino  dentro le case, quasi nell’anima.
Per invertire la curva non ci resta che applicare alla lettera le norme emanate per il bene comune. Stare in casa