venerdì 22 maggio 2020 08:19
L'OPINIONE

Orietta Ceccoli: "Parliamo del debito pubblico"

Parliamo del debito pubblico

Tre parole chiave hanno dominato la prima seduta del Consiglio Grande e Generale nel comma, comunicazioni: il debito pubblico, i rifiuti e Guzzetta. Considero importante aprire il dibattito nella pubblica opinione sul debito pubblico, perché finora ciò che ho ascoltato, sono solo dei titoli, manca completamente l’articolazione del problema; forse qualcuno conosce i paragrafi, non certo i cittadini, che nel contempo dovrebbero essere i fruitori e i contribuenti.

Il Governo ha quantificato l’entità del debito, 500 milioni, che si aggiungerebbe a quello esistente,  così che aumenterà il rapporto tra debito e PIL: la vicina Italia ha avuto nel 2019 un rapporto debito/PIL di 134,8 che si stima aumenterà fino a 155,5 nel 2020. Dalle dichiarazioni emerge che a San Marino ci sarà una diversità nella tipologia dei prestiti e questa è una soluzione che tiene conto della diversificazione dei rischi.

 Finora non c’è stato nessun confronto tra la articolazione del debito domestico interno e di quello estero. Cambiano i contenuti ed anche le conseguenze: il debito interno è emesso in base alla normativa nazionale ed è soggetto a questa giurisdizione, normalmente le obbligazioni sono detenute dai residenti o cittadini, mentre con il debito estero il paese ha una esposizione debitoria con creditori esteri sia pubblici o privati, che stabiliscono le condizioni dei contratti di debito e sono soggetti a giurisdizioni straniere o internazionali.

I creditori sono ben consapevoli della sostenibilità del debito del paese debitore e in base alle loro analisi, fissano le condizioni del prestito: tasso d’interesse, garanzie, quote di rimborso capitale e altro. Di questo problema non ho sentito parlare in Repubblica, se non il titolo, neanche nella sede parlamentare! E’ importante avere chiaro quale è l’avanzo e deficit primario del bilancio pubblico (saldo tra entrate e uscite pubbliche), perché la sostenibilità del debito ha questo parametro base. Nello stesso tempo non c’è ancora menzione sulla destinazione del prestito: investimenti pubblici, privati, spesa corrente, copertura di deficit, sviluppo o altri obiettivi di politica economica e sociale, aspetti questi non di poco conto, perché è dal modello di interventi che è possibile capire quali sono gli obiettivi e i risultati attesi di breve, medio e lungo periodo. Non chiedo la elaborazione di un processo di programmazione, ma almeno l‘esplicitazione di alcuni approdi che una navigazione a vista intenda raggiungere.

Merita certamente iniziare un accenno ai porti di approdo. 1. Puntare all’aumento del PIL o ricchezza nazionale, se si vuole realizzare un piano complessivo di crescita o programmi e progetti specifici per settori produttivi con il coinvolgimento degli attori e le sinergie pubblico-privato: Questa capacità progettuale bisogna esprimerla e renderla visibile. 2. Realizzare la spending revieu o qualificazione della spesa pubblica, esprimendo una volontà concreta di analisi dei grandi aggregati di uscite, come l’acquisto di beni e servizi, comprese le spese sanitarie, le spese per il personale, i costi istituzionali e quelli della politica, i trasferimenti alle famiglie, alle imprese ed estero, i costi del debito pubblico ed altre voci Questa analisi e questa politica di bilancio è necessaria per eliminare gli sprechi e rendere efficiente la spesa per qualunque tipo di approdo si voglia raggiungere. 3. Interventi di politica fiscale, nella direzione dell’imposizione diretta, con scelte su un alto o un basso carico fiscale, per  rispondere a criteri di competitività e di attrattività del sistema paese. Resta da monitorare la questione dell’evasione o dell’elusione fiscale e di quella contributiva in relazione al modello di Welfare State che si vuole mantenere o cambiare. Una attenta analisi sull’imposizione indiretta, monofase o IVA, dovrebbe valutare ex ante gli effetti sui fattori del Prodotto interno Lordo: consumi, investimenti, spesa pubblica, importazione ed esportazioni. Una considerazione vorrei esprimerla sulla tassazione patrimoniale, tema ricorrente nelle prese di posizioni pubbliche di una Organizzazione Sindacale, che non solo richiede “la tassazione dei patrimoni immobiliari”ma anche di quelli finanziari, attraverso “una tassazione dell’1% dei depositi bancari in territorio.”Credo che San Marinodebba esprimere una politica di attenzione e di salvaguardia del risparmio, in modo che i sammarinesi, che hanno portato all’estero le riserve finanziarie, siano stimolati al rientro. Ma è chiaro che questi risparmi potrebbero ritornare in presenza di una politica e incentivi adeguati e, secondo i dettami Keynesiani, potrebbero essere indirizzati verso gli investimenti pubblici o privati.  Anche in questo caso con progetti. Abbiamo bisogno di creare  fiducia e credibilità ed anche attivare un certo patriottismo finanziario. Non possiamo copiareil modello fiscale italiano, con alta imposizione e una pletora di imposte varie, come l’IMU, che in sostanza è una patrimoniale fissa e annuale sugli immobili. Tant’è che in Italia non possono introdurre un’altra patrimoniale, perché c’è già e sarebbe incostituzionale. Possono agire sulla variazione dell’aliquota. Ma questo è un problema di un paese amico. L’ulteriore approdo, il numero 4, la rinegoziazione del debito o default, situazione alla quale non si dovrebbe arrivare, anche se molti paesi, di grandi dimensioni, nel corso del tempo l’hanno attuata.

Pongo infine l’attenzione a riportare l’uso di due parole equità e solidarietà, all’interno di un paradigma di politiche economiche e sociali, che rispecchiano logiche di competenza e di risultati attesi credibili, superando un percorso di navigazione a vista, anche se questa strategia è condivisa con le strutture intermedie della comunità, in un delicato momento di emergenza economica.

La buona politica ha percorsi e competenze precise, come pure il dibattito di esperti di economia e di finanza, che possono offrire al paese elementi di conoscenza e di consapevolezza, che attraverso la televisione e le tecnologie della video conferenza sono attuabili anche in tempi di emergenza.

                                                                                                          ORIETTA CECCOLI

Fonte: Varie