sabato 17 ottobre 2020 21:08
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San Marino. 'll Plenario dovrà valutare i ricorsi in opposizione dei magistrati cacciati'

ll Plenario dovrà valutare i ricorsi in opposiaìzione dei magistrati cacciati

Anche la strada del prossimo Plenario appare segnata e pianificata. Lo si intuisce già a vedere l’ordine del giorno.

Saranno in discussione, nel Consiglio giudiziario plenario fissato per il 21 e 22 ottobre prossimi, prima i reclutamenti dei magistrati, con relativa relazione del dirigente Giovanni Canzio e regolamento per il reclutamento da questi già preparato e le successive deliberazioni in merito. Poi, solo dopo le decisioni sul reclutamento, i ricorsi in opposizione presentati dal professor Ferdinando Treggiari, rimosso da giudice delle appellazioni, e dall’avvocato Massimiliano Simoncini, rimosso da commissario della legge e tornato uditore commissariale. Treggiari e Simoncini, assieme all’altro giudice delle appellazioni Andrea Morrone vincitore del concorso per due giudici di appello, sono stati “defenestrati” nel Consiglio giudiziario plenario del 28 settembre scorso, in totale spregio delle lettere inviate dal Consiglio d’Europa e dal commissario per i diritti umani che aveva invitato a non procedere con altre decisioni prima della pubblicazione del report del Gruppo europeo di Stati contro la corruzione (Greco) e prima dell’attuazione delle raccomandazioni in esso contenute. Raccomandazioni disattese dall’azione portata avanti in fretta da maggioranza e governo prima della pubblicazione del report Greco che, probabilmente non a caso, l’esecutivo aveva concordato avvenisse il giorno successivo alla rimozione dei magistrati operata nel Plenario.

Rimozione operata in funzione di una legge retroattiva, la famigerata Legge Qualificata 1 del 2020. Nel Plenario di mercoledì prossimo, dunque, ci sarà la discussione dei ricorsi in opposizione presentati da Treggiari e Simoncini.

Ma che cos’è un ricorso in opposizione? E’ un ricorso amministrativo proposto da chi vuole tutelare un proprio diritto contro atti ritenuti illegittimi della pubblica amministrazione - nello specifico il Consiglio Giudiziario Plenario - che vien presentato allo stesso organo che ha prodotto l’atto verso il quale si vuole ricorrere.

Nel caso specifico, Treggiari e Simoncini lo hanno presentato, appunto, al Plenario che ha assunto le famigerate decisioni in “autotutela”, cacciando tre giudici, dopo aver proceduto, nella seduta precedente, alla azione di sindacato verso il Commissario della legge Alberto Buriani. Azioni cui poi è seguito il mancato rinnovo del Giudice di terza istanza Michele Sesta e dopo avere indotto alle dimissioni Vitaliano Esposito. In tutto, fatti fuori finora sei giudici più l’ex Dirigente Giovanni Guzzetta.

Una “strage” di toghe operata da governo e maggioranza, con l’appoggio di una minoranza di togati, che paiono applicare lo spoil system anche sul terzo potere dello Stato. Un modo di agire difficile da vedere e da digerire in un paese che voglia definirsi democratico.

E non è finita, perché pare si voglia procedere ancora su questa strada. Già nell’ordine del giorno della seduta del plenario convocata per mercoledì si registra una anomalia, ovvero il fatto che la discussione dei ricorsi in opposizione sia apposta all’ordine del giorno dopo il punto che prevede il reclutamento dei magistrati. Va da sé che le valutazioni sul reclutamento andrebbero fatte una volta esaminati i ricorsi, e non prima, in modo da avere un quadro del fabbisogno di magistrati necessari per coprire i posti vacanti che non scarti a priori la possibilità di valutare i ricorsi in opposizione e una ritrattazione delle decisioni assunte. A meno che, il dubbio viene, non ci sia chi ha già deciso come debbano andare a finire quei ricorsi.

Vero è che le anomalie e le prevaricazioni che hanno portato alla cacciata dei magistrati, sono evidenti e gravi. A partire dal fatto che sia stata la politica a proporre di fare fuori i tre magistrati, preparandosi il percorso dall’approvazione di una legge di interpretazione.

Non solo. La decisione del Plenario del 28 settembre è stata presa senza avere mai ascoltato i diretti interessati e senza che sia stato esplicitato l’interesse pubblico di quella decisione che, pure invocato, richiama in maniera funzionale la sola applicazione di una legge voluta retroattiva, ritenuta tale perché giustificata da un parere di parte, tra l’altro molto prudente sugli effetti della retroattività di quella norma. Parere usato, invece, per scardinare lo Stato di diritto generando da un lato lo stallo assoluto dell’attività del tribunale e dall’altro la perdita totale di credibilità, imparzialità, autonomia della giustizia sammarinese, all’interno come all’esterno, così sradicando l’albero della preminenza del diritto a favore di quello della preminenza della legge, come ha avuto modo di rimarcare con proprio con tale espressione il giudice Vitaliano Esposito nella sua lettera di dimissioni. L’interesse pubblico, semmai, avrebbe dovuto suggerire il contrario di ciò che è stato fatto. Tanto più che anche questa decisione - come già o quella del 24 luglio con il reintegro dell’ex Magistrato Dirigente e la modifica dei carichi di lavoro che ne è seguita - interferisce sul giudice naturale precostituito per legge, sui procedimenti già decisi dai giudici “defenestrati”, su quelli in corso, su quelli pendenti, su quelli già istruiti. Su quale sorte toccherà a questi casi sono stati sollevati interrogativi, a quanto si sa, anche da alcuni avvocati nella recente riunione dell’Ordine forense che ha comunque deciso di sospendere lo sciopero per dare una apertura di credito al nuovo Dirigente Canzio.

Un quadro, quello che si profila e in buona parte è stato già attuato, ampiamente previsto su queste pagine quando a luglio (vedi L’informazione del 15-07-2020) scrivevamo: “Con la cacciata dei giudici di appello e del dirigente non solo ci si sarebbe liberati di magistrati non allineati al governo, ma si sarebbe allo stesso tempo provocato la dimissione di altri”, e veniva indicato anche chi sarebbe stato piazzato e in quali posti, liberati ad hoc dalle manovre politico-giudiziarie.

La prossima settimana si saprà se anche questo si sarà concretizzato