Alcune riflessioni sul rilancio economico di San Marino

Alcune riflessioni sul rilancio economico di San Marino

Nel precedente articolo sul rilancio economico della Repubblica di San Marino ho posto l’attenzione sul clima istituzionale, ora vorrei tentare, senza presunzione, con la volontà di aprire un dibattito, di rendere più attive le risorse interne presenti nel territorio, in contemporanea al recepimento e alla collocazione di risorse economiche e finanziare esterne.

Credo che nell’ambito della politica di bilancio, sia prioritario ribadire la convergenza su un carattere strategico del nostro modello economico: mantenere la fiscalità diretta e indiretta a livelli bassi, in modo che questo sia un fattore che migliori la competitività delle produzioni e l’attrattività degli investimenti.

Questo obiettivo è correlato al livello di welfare presente a San Marino, che per il suo carattere di universalità e gratuità, in ambito sanitario e formativo, incide sul livello di spesa del bilancio del settore pubblico allargato.

Se questa ipotesi è condivisa, allora è necessario ricercare altre cespiti di entrate pubbliche, cercando di avere saldi attivi, come risultato dell’operatività di enti o infrastrutture, presenti in territorio, che sono state create nel passato e che in questo periodo di recessione, necessitano di politiche e di progetti che potenzino la loro redditività.

L’elencazione può partire dal progetto di creazione di una farmacia internazionale, obiettivo già previsto nel programma di questo governo. Alla luce delle profittevoli esperienze, operanti all’esterno di San Marino, l’obiettivo di commercializzare farmaci innovativi, con sicure certificazioni internazionali, potrebbe trovare nella lotta alle nuove malattie, linee convenienti di operatività.

A mio parere c’è correlazione tra questo progetto e la realizzazione di una attività di ricerca e presidio per nuove epidemie, sancita come obiettivo condiviso all’unanimità nell’ultimo Consiglio Grande e Generale.

Non mi è chiara come invece si inquadri l’idea di privatizzare le farmacie, se non all’interno di una logica di predominio degli interessi privatistici, in netta opposizione alla tutela degli interessi collettivi dei sammarinesi.

Non sfugge all’osservatore attento che il piccolo territorio di San Marino ha delle strutture pubbliche e di diritto privato, come l’Ufficio Marchi e Brevetti, il Registro e l’Autorità per l’Aviazione Civile e la Navigazione Marittima, l’Agenzia per lo Sviluppo Economico-Camera di Commercio, che oltre a un ruolo propulsivo allo sviluppo economico, potrebbero essere autentici volani per il potenziamento di idee e progetti nell’ambito dell’innovazione, delle vie commerciali della nuova globalizzazione post coronavirus e del riequilibrio delle filiere e produzioni, creando opportunità di crescita alla nostra economia reale. Dopo l’incantesimo immobilista del Covid-19 del “tutti a casa”, c’è l’esigenza di un’esplosione di energia fisica e mentale, da classificare come necessaria intraprendenza.

Non dobbiamo dimenticare che nel piccolo territorio opera l’Università degli studi, che oltre alla sua azione concreta nell’ambito dell’alta formazione, potrebbe potenziare la sua azione  nel campo della ricerca e dell’innovazione, riprendendosi la connessione con il polo tecnologico e le collaborazioni scientifiche esterne. Se ad esempio ci fosse la volontà di entrare nella gestione dei data, dei big data, degli algoritmi, filone strategico allo sviluppo, il petrolio del futuro, i decisori dovrebbero osservare e avere collaborazioni con Bologna e la sua università, perché in Emilia Romagna, si concentra il 70% delle capacità del supercalcolo dell’Italia e dell’intelligenza artificiale. Interessante è il contributo di Karen Venturini sulla responsabilità sociale che dovrebbero esprimere le multinazionali nella ripresa mondiale e nazionale dopo il coronavirus.

Non dobbiamo dimenticare il ruolo importante che hanno le Aziende autonome di Stato, in primis l’Azienda dei Servizi, che fornisce servizi strategici alla comunità e alla realtà produttiva, ma che dovrebbe diventare il centro potenziato di professionalità tecno-scientifiche, necessarie per sviluppare il modello di sviluppo sostenibile e circolare, che l’Agenda 2030 dell’Onu, di cui siamo paese membro, richiede ai singoli Stati. Il campo d’azione sono gli investimenti pubblici nelle infrastrutture materiali da gestire, quali il riassetto idrogeologico, la rete fibra ottica, le infrastrutture digitali, il risparmio energetico, la gestione economica dei rifiuti ed altro. In questo filone rientrano anche le telecomunicazioni, che meritano una trattazione più dettagliata.

Da non dimenticare inoltre che l’obiettivo n. 1 dell’Agenda 2030, dice: Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo. Per dare concretezza a questo obiettivo, potrebbe riacquistare un ruolo l’Azienda di Produzione, la quale nel passato ha svolto un’azione anticiclica sul piano occupazionale, puntando, secondo le teorie keynesiane, alla piena occupazione per superare le recessioni dell’epoca, che oggi si ripropongono con la stessa drammaticità a causa dell’emergenza coronavirus.

Se gli organismi internazionali auspicano che gli obiettivi dell’Agenda 2030 siano perseguiti, credo che debbano aiutare gli Stati stessi sul piano finanziario e in modo particolare i piccoli Stati, affinché i traguardi siano veramente realizzabili.

Prendendo come riferimento la solidità della Cassa Depositi e Prestiti italiana, le stesse Poste, potrebbero concretizzare un progetto di gestione del risparmio, con la emissione di buoni fruttiferi postali per gli investimenti infrastrutturali, dando al risparmio una valenza espansiva per la crescita.

Questa esposizione non è esaustiva delle possibilità progettuali, ma potrebbe essere una traccia per il dibattito. Prima di concludere vorrei esprimere alcune considerazioni sulla spesa pubblica, in particolare sull’esigenza di politiche redistributive dei redditi. Sento parlare di creazione di fondi di solidarietà, finanziati da tagli lineari delle retribuzioni, di prelievi sui capitali finanziari e immobiliari ed altro.

La voce del bilancio pubblico su cui porre grande attenzione è quella dei trasferimenti. Nella politica di redistribuzione dei redditi sono ancora siano validi, in primis i criteri della progressività delle imposte e in successione i sistemi graduati del livello di gratuità dei servizi pubblici. Abbiamo già una normativa, la n.80/2019, Indicatore della condizione economica per l’equità-Icee, renderla operativa per gestire politiche redistributive,  potrebbe essere una soluzione più complessa, ma ritengo più equilibrata, rispetto alle ipotesi semplificate che stanno circolando.

 

Orietta Ceccoli

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