Altro che la riforma! Antonio Fabbri, L’Informazione di San Marino

L’Informazione di San Marino 

Altro che la riforma! 

Antonio Fabbri 

 Succede di tutto in commissione previdenza. E se questo è il mattino dal quale si dovrebbe vedere il buon giorno per le riforme, è meglio rimettersi a dormire. La maggioranza accusa l’opposizione di voler avere la verità in tasca e di voler avere sempre ragione. Ma quello che è certo è che il Patto ragione sembra non avercela mai: non ce n’è una che gli vada liscia, non una votazione serena, non una decisione lineare, solare, limpida. Provvedimenti che devono essere votati due volte, conteggi da rifare, numeri legali da tirare per i capelli. Poi hai voglia a scomodare i vari Gigi Mazza di turno – si cita il capogruppo Dc perché nel difendere l’indifendibile è tra i più bravi – per trovare nelle maglie del regolamento, nella prassi, in un presunto buon senso i rivoli in cui insinuarsi per tirare avanti. Cavolo, non ce n’è una che vada dritta. Una volta uno è distratto, l’altra volta parla al telefonino, l’altra non aveva capito, l’altra volta ancora è il sistema elettronico, poi non sono tutti seduti al loro posto, e qualcuno è al gabinetto, e poi manca l’ordine di scuderia, poi una volta che viene dato qualcuno non lo ha capito e vota contro. Risultato è che nelle decisioni importanti tocca sempre riprovarci. Poi hanno ragione dall’opposizione a dire che è la democrazia del “ritenta e sarai più fortunato”. A un certo punto anche a metterci tutta la buona volontà, risulta difficile dire che la maggioranza ce la può fare con le sue forze. Ogni volta si registra una forzatura. Non c’è una seduta che non annoveri un impiccio. E non è questione di posizioni politiche diverse, di diatribe anche aspre, di polemica sui provvedimenti e sui loro contenuti, ma di regolarità lineare delle sedute, di rivotazioni, di cose approvate che si danno per bocciate e di norme bocciate che si ripresentano e tornano ad essere approvate. Non tanta, ma un minimo di buona creanza nelle istituzioni non guasterebbe. Gli episodi cominciano ad essere parecchi per sostenere che si tratta di defaillances occasionali. Solo per citarne alcuni: con la nomina del presidente di Bcsm è andata così, e lì ha avuto da ridire pure il Collegio Garante; con il caso “Licenzopoli” si è fatto un altro pastrocchio in commissione. Adesso pure con la previdenza. Con tutto il rispetto, se c’è qualcuno che comincia a perdere colpi è bene che in pensione ci vada lui… altro che la riforma! 

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