Antonio Fabbri – L’informazione di San Marino: Denaro mafia foggiana: riciclaggio da nove milioni

L’informazione di San Marino

Denaro mafia foggiana: riciclaggio da nove milioni, in due a giudizio

Finiscono a processo il re ravennate del vino assieme ad un pugliese indagati nell’operazione Baccus della Dda di Bari che ha scoperto un giro di false fatture e frodi all’erario italiano e alla Ue. I legali intanto sono fiduciosi sull’arrivo dall’Italia di decisioni favorevoli

Antonio Fabbri

I denari della mafia foggiana finiti a San Marino. Questa l’accusa che sta alla base della contestazione di riciclaggio per quasi dieci milioni di euro per la quale in due sono finiti a processo. E’ dunque di questi giorni il rinvio a giudizio firmato dal Commissario della legge Alberto Buriani, di due persone accusate di aver movimentato e occultato il denaro della criminalità organizzata attraverso conti e operazioni a San Marino.

L’operazione Baccus. Tutto prende origine dall’operazione Baccus, scattata nel giugno 2012 e che vide una rogatoria a San Marino. A conclusione delle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari cui hanno partecipato Guardia di finanza di Bari e Foggia e lo Scico di Roma (Servizio centrale investigazione sulla criminalità organizzata) furono sottoposte a custodia cautelare 24 persone, tra cui anche Luigi Catantore, 50enne barese, e Vincenzo Secondo Melandri, 46enne di Ravenna definito il “re del vino”. Proprio loro dovranno comparire davanti al giudice sammarinese con l’accusa di riciclaggio.

Gli avvocati difensori,
tuttavia, oggi contano in
un proscioglimento oltre confine
che possa arrivare in tempi brevi
e incidere anche sul processo
sammarinese. L’inchiesta assunse
particolare rilevanza perché forniva
elementi fondamentali per
capire il “salto di qualità” compiuto
dalla mafia foggiana, penetrata
nel tessuto economico in
un settore strategico come quello
vitivinicolo, con ramificazioni e
collegamenti fino al nord-Italia.
Ed è in queste ramificazioni che è
finito anche San Marino. Di fatto,
secondo le accuse mosse, si trattava
di riciclare il denaro sporco
attraverso il commercio apparente
del vino, mettendo così in piedi
da un lato la ripulitura del denaro
proveniente da estorsioni, usura
traffico di droga e dall’altro una
imponente truffa all’Unione europea.
“Ingegnoso e complesso
il modus operandi: la mafia foggiana
metteva in circuito denaro
liquido che veniva trasportato al
nord-Italia presso l’azienda vincola
“Alla Grotta” per un importo
corrispondente ad una serie di
fatture false emesse da cartiere
foggiane legate all’organizzazione,
al netto dell’Iva. Il denaro,
maggiorato dell’Iva, veniva poi
restituito alla criminalità organizzata
attraverso bonifici che
l’azienda ravennate effettuava
in favore delle cartiere foggiane,
a pagamento delle false fatturazioni”,
rilevavano all’epoca gli
inquirenti. Per l’accusa su quelle
operazioni commerciali fittizie
(per un fatturato di oltre 35 milioni
di euro) l’azienda ravennate
otteneva indebiti rimborsi fiscali
(per oltre 11 milioni di euro) e
illeciti contributi comunitari (per
oltre 18 milioni di euro).

Condanna con rito abbreviato
Nel giugno 2013 Melandri, titolare
dell’azienda vinicola ravennate,
è stato processato con rito abbreviato
davanti al Gup del tribunale
di Bari ed è stato condannato a 5
anni e 10 mesi per associazione a
delinquere finalizzata alla truffa
ai danni dell’Unione Europea e
all’evasione fiscale. A questa sentenza
i legali di Melandri hanno
presentato appello. Appello il cui
esito è atteso per maggio.

Difensori fiduciosi
Gli avvocati sono fiduciosi dato
che, riferiscono, per gli stessi fatti
l’altro coimputato, Luigi Cantatore,
è stato prosciolto dal tribunale
di Trani dalle accuse che gli erano
state originariamente mosse.
A San Marino i due sono difesi
dagli avvocati Maria Selva e Lara
Conti. Per i legali l’auspicio è che,
prima della fissazione della data
del processo sul Titano, possano
arrivare decisioni favorevoli da
oltre confine in modo da avere
elementi in più a sostegno dei
propri assistiti.

Le contestazioni a San Marino
Sul Titano ai due sono contestate
attività di riciclaggio di denaro
ritenuto frutto di reato, in particolare
proveniente da appropriazione
di fondi sociali distratti tramite
false fatture, frode ai danni
dell’erario italiano e truffe comunitarie.
Una attività di riciclaggio
imponente secondo l’accusa, per
un ammontare complessivo di
quasi dieci milioni di euro. Il
meccanismo per trasferire fondi
a San Marino appare quello ormai
già visto e collaudato anche
in altre vicende. I soldi venivano
trasferiti sul Titano facendo figurare
operazioni commerciali con
“l’Azienda Vinicola Alla Grotta”
amministrata da Vincenzo Secondo
Melandri. Quest’ultimo,
sul suo conto presso il Credito
Industriale Sammarinese, aveva
depositato nel tempo contante
per 6.132.577 euro e assegni per
1.768.913 euro che si erano aggiunti
alla provvista già presente.
Quei fondi erano stati prima
investiti in valori mobiliari e in
valuta estera, e in un secondo
momento erano stati prelevati
in contanti per 1.986.081 euro
e usati per eseguire bonifici per
8.669.923 euro. Cinque bonifici
per circa 5,2 milioni erano destinati
ad un istituto di credito
di Ravenna aderendo allo scudo
fiscale ter. Gli altri bonifici erano
stati utilizzati per sottoscrivere
una polizza assicurativa sulla
vita presso la Csa spa. Contratto
di assicurazione da oltre 6,8
milioni di cui Melandri era beneficiario.
La polizza era stata
poi incrementata con successivi
versamenti di diverse decine di
migliaia di euro. L’assicurazione
è stata in seguito in parte riscattata,
fino a che le movimentazioni
sono terminate dato che nel
dicembre 2013 la polizza è stata
posta sotto sequestro.

Altri denari riciclati
A Luigi Cantatore e Vincenzo
Melandri è contestato anche il
riciclaggio di altri denari, circa
310mila euro, sempre provenienti,
secondo l’accusa, da frodi
all’erario italiano, truffe comunitarie
e false fatture.
In questo caso Cantatore, presentato
a Cis da Melandri, aveva
aperto un conto intestato ad una
srl, la Olvin di cui Cantatore era
amministratore unico. Qui aveva
depositato gli oltre 300mila euro
tramite bonifici provenienti dall’
“Azienda vinicola “Alla Grotta” di
Melandri. I soldi erano poi usciti
dal conto tramite bonifici a favore
di una terza persona, prelievi in
contanti e assegni circolari.
La data del processo è ancora da
fissare.

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