Antonio Fabbri – L’informazione di San Marino: Lo stagno dei trent’anni

 L’informazione di San Marino (editoriale di lunedi 9 marzo 2015)

Lo stagno dei trent’anni

Antonio Fabbri 

 

E’ una fase di alienazione per
convenienza. Si vive in una realtà
fantasticata perché quella
fattuale non piace o, appunto,
non conviene. Si inscena come
nuova una stantia, immutabile e
immobile pantomima politica rimasta
sempre uguale a se stessa
nei ricircoli di uno stagno dove
l’acqua che gira è sempre quella,
con le alghe che proliferano e
le ranocchie che gracidano.
Un paio di cose – giusto per non mettersi a fare
la giaculatoria della galassia del politicamente
esecrabile – non sono del tutto lineari, tanto che,
o qualcuno non ha chiaro ciò che legge, o qualcun
altro non ha chiaro ciò che scrive. Di sicuro
chi scrive si avvantaggia della smemoratezza di
chi legge.
Non può essere altrimenti, perché diversamente
frasi come quella che si trova nel comunicato
congiunto di Partito socialista e Alleanza popolare,
che accomuna anche gli altri partiti
di maggioranza, Dc e Psd che con il Garofano
hanno fatto gli occhi dolci dando una linea preventiva
al congresso politico altrui, non potrebbero
passare senza scatenare quanto meno una
sonora biasimante risata da fare eco fino alla
terza torre.
Dopo l’assonanza sulla questione morale,
compaiono queste parole: “Serve un impegno
costante e determinato per affermare una innovativa
cultura della legalità nella politica e
tra i cittadini, partendo dal riconoscimento degli
evidenti errori compiuti nella gestione della
cosa pubblica degli ultimi tre decenni”.
Non c’è bisogno di leggere il libro di Domenico
Gasperoni per sapere che, alternativamente,
negli ultimi tre decenni, al governo ci sono passati
Ps, Ap, Psd, un pochino di Ddc, una piccola
parentesi con anche Su, mentre c’è sempre
stata la Dc, salvo una piccola parentesi. Tutti,
coi nomi di oggi o con altre etichette, hanno governato
con tutti; tra loro e nelle più svariate
combinazioni, in un’orgia politica da scambismo
intercambiabile da far scricchiolare le doghe
del letto istituzionale per le capriole che ci
si son fatte sopra.
E allora, le responsabilità di questi “evidenti
errori” compiuti negli ultimi tre decenni nella
gestione della cosa pubblica, a chi le vogliamo
addebitare? No perché, qui si scrivono parole in
libertà come se le colpe fossero degli altri, ma se
‘sti errori sono “evidenti”, bisognerà pure che
vengano enumerati ed emendati e che evidente
sia anche chi li ha commessi.
Ora, passi che della questione morale ormai
tutti ne infarciscono i discorsi senza aver ben
capito che cosa sia, soprattutto se riguarda se
stessi, ma dire che negli ultimi trent’anni al governo
si sono fatti degli “evidenti errori”, è una
confessione che richiederebbe, come minimo, di
farsi da parte. Se non come partito, come persone.
Invece nella pentola ci sono sempre gli stessi
fagioli. Anche perché si allargano le braccia e
si dice che si è sbagliato, ma nessuno ci mette
come conseguenza il proposito: “non lo faccio
più”. Certo risulta più facile e politicamente
conveniente puntare il dito verso un alter ego
cattivo, alienandosi da responsabilità proprie e
contando sul fatto che interessi trasversali legano
comunque tra loro i capoccioni che tirano
i fili dei partiti, mentre da altre parti i numeri
non ci sono. Però, quando quello stagno dovesse
diventare limpido, ripulite le alghe e cacciate le
ranocchie, specchiarcisi potrebbe essere doloroso,
nella segreta consapevolezza di avere barato
con se stessi e con gli altri.

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