Antonio Fabbri – L’informazione: Rottamopoli partito il processo per riciclaggio di oltre 3 milioni

L’informazione di San Marino

Rottamopoli partito il processo per riciclaggio di oltre 3 milioni

Antonio Fabbri

Era finita sul Titano
buona parte dei denari di
“Rottamopoli”. Così aveva
chiamato la guardia
di finanza di Bergamo
l’indagine che aveva
portato alla denuncia di 7
persone per associazione
per delinquere finalizzata
alla frode fiscale,
traffico illecito di rifiuti e
distrazione di fondi della
società facente capo agli
accusati, la Justmetal srl.

Martedì si è aperto il processo nel quale è stato ascoltato come testimone davanti al giudice Gilberto Felici, il funzionario Nicola Muccioli dell’Agenzia di informazione finanziaria che ha ricostruito le movimentazioni del denaro ritenuto di provenienza illecita. Una quantità imponente di denaro per oltre 3 milioni di euro

Il rinvio a giudizio
E’ del dicembre scorso
il rinvio a giudizio per
riciclaggio, firmato dal
Commissario della Legge
Alberto Buriani, delle
quattro persone imputate
nel processo di ieri che,
in concorso tra loro,
sono accusate di aver
occultato e trasferito su
conti collegati a mandati
fiduciari fondi ritenuti di
provenienza illecita per
oltre due milioni di euro.

A giudizio, difesi dall’avvocato Francesco Mancini, sono finiti Diego e Giuseppe Rota, di 36 e 51 anni, di Torre De’ Busi, in provincia di Lecco. A giudizio con loro Giambattista Maggioni, 49enne di Sant’Omobomo Terme, in provincia di Bergamo, e Mariliano Mazzoleni, 57enne di Cisano Bergamasco.

I passaggi di denaro
Il primo degli imputati,
Diego Rota, è accusato di
aver movimentato oltre
389mila euro. Giuseppe
Rota è accusato di
movimenti per 889mila
euro; Maggioni per
350mila euro e Mazzoleni
complessivamente
per 1.783.578. Lo schema
per tutti era il medesimo.
Contanti e giroconti
versati su mandati
fiduciari accesi presso la
finanziaria sammarinese
Bfc, Business & Financial
Consulting – oggi in
liquidazione – intestati a
Justmetal srl, e da questa
versati sui rapporti ad
essa riferibili su diverse
banche: Banca Commerciale
sammarinese,
Euro Commercial Bank
e Banca Cis. Gli imputati
avevano in seguito
deciso di avvalersi dello
scudo fiscale ter, cedendo
i mandati e i relativi
rapporti alla “Fiduciaria
Europea Spa”, in Italia.

Il reato presupposto
Quando nel 2009 scoppiò
il caso dopo due anni di
indagini da parte delle
fiamme gialle, l’attività
degli accusati venne
indicata nella “fittizia
trasformazione di rottami
di ignota provenienza
in materia prima secondaria
per le acciaierie,
senza autorizzazione e in
spregio della normativa
ambientale; nell’inserimento
in contabilità
dei costi derivanti dai
reati ambientali constatati,
quantificati in
circa 185 milioni di
euro, conseguendo
così costanti perdite di
esercizio; nell’utilizzo di
espedienti per nascondere
distrazioni di fondi
societari”. Fondi che,
secondo gli inquirenti,
erano stati canalizzati
verso la Repubblica di
San Marino utilizzando
anche nominativi di
fantasia. Di qui l’accusa
di riciclaggio della quale
i quattro imputati sono
chiamati a rispondere
davanti al giudice.

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