Brexit. Il popolo e’ sovrano. Epifanio Troina

Lo scorso 23 giugno, nel Regno Unito si è celebrato il referendum sulla cosiddetta Brexit. Il 52% dei cittadini inglesi si è espresso a favore dell’USCITA della UK dall’Ue. Si è trattato di un evento di enorme grandezza politica per il popolo del Regno Unito come pure per i popoli d’Europa e rappresenta una nuova occasione per coloro che da decenni si battono contro questa Unione Europea, l’UE del grande capitale e dei privilegiati, l’UE delle facce di pietra della Commissione Europea, l’UE della Troika, e che invece si battono a favore di un’Europa dei lavoratori e dei popoli. 

Bisogna chiaramente dire come stanno le cose e denunciare la vera natura di questa Unione Europea: l’UE è la legge del Job Act, è legge El Khomri, è la dissoluzione dei servizi pubblici, è la mercificazione di tutto e di tutti.

Qualcuno ha accusato il premier britannico Cameron, affermando che il ricorso al referendum sulla permanenza della UK in UE, sia stato un “abuso di democrazia”. In altre parole per questo qualcuno, far esprimere i cittadini su queste questioni sarebbe stato “da non fare”. E sempre questo qualcuno ha rivolto minacce a qualunque Paese volesse tentare di seguire l’esempio britannico, affermando che l’uscita della Gran Bretagna “avrà molte conseguenze negative ma anche una positiva, se si riuscirà a metterla in pratica: ci vuole più serietà nei rapporti tra autorità nazionali e Europa”.   

Secondo questo qualcuno, chiaramente un euro burocrate, “nessun popolo dovrebbe avere il diritto di scegliere il proprio futuro”. Questo qualcuno è il mai eletto da nessuno, senatore a vita Mario Monti. 

Il Popolo Britannico ha deciso in modo sovrano il destino del proprio Paese e questo fatto va rispettato, soprattutto perché il referendum si è svolto in una cornice di pressioni e ricatti, in particolare da parte dei grandi gruppi economici transnazionali e del grande capitale finanziario, come pure da parte di organizzazioni come il FMI, l’OCSE e la stessa Unione Europea. Il risultato è quindi anche una vittoria sulla paura, sull’inevitabilità, sulla sottomissione e sul catastrofismo. 

La sinistra sammarinese dovrebbe respingere false dicotomie e combattere discorsi reazionari e xenofobi, dando voce alla difesa dei valori della democrazia, dei diritti del lavoro e sociali, del progresso, della tolleranza, della solidarietà e della cooperazione tra i popoli, ma soprattutto dovrebbe combattere, così come esprimono i risultati del referendum, le politiche di questa Unione Europea.  L’esercizio di diritti democratici e di sovranità di un Popolo non può essere visto come un problema, al contrario, il referendum britannico è il riflesso di seri e profondi problemi che esistono già da molto tempo e che derivano da un processo corroso da contraddizioni, visibilmente esaurito e sempre più in conflitto con gli interessi e le giuste aspirazioni dei lavoratori e dei Popoli. Il referendum britannico deve quindi essere interpretato come un’opportunità per affrontare e risolvere i problemi reali delle popolazioni, mettendo in discussione l’intero processo di integrazione capitalista dell’Unione Europea e aprendo un nuovo e diverso percorso di cooperazione in Europa, di progresso sociale e di pace. 

Eventuali misure o manovre che ignorino il significato politico di questo referendum, che ricorrano a luoghi comuni sul Popolo britannico, che cerchino di aggirare o addirittura di intralciare la sua volontà sovrana o che cerchino una via di fuga davanti alla natura antidemocratica e di maggiore concentrazione dei poteri a livello dell’UE, contribuiranno solo all’approfondimento dei problemi e delle contraddizioni che sono le conseguenze delle politiche dell’Unione Europea sempre più antidemocratiche, anti-sociali e di oppressione. 

In un contesto in cui si evidenzia in modo incontrovertibile che l’Unione Europea non risponde ai bisogni dei lavoratori e dei popoli, Nuova San Marino sottolinea la necessità di valutare attentamente i vincoli derivanti dal processo di associazione a questa UE e, allo stesso tempo, di aprire un percorso di cooperazione basato su stati sovrani e uguali in diritti. 

San Marino dovrebbe inoltre mettere in atto, immediatamente e necessariamente, misure e azioni che garantiscano gli interessi nazionali, il proseguimento delle relazioni di cooperazione economica reciprocamente vantaggiose con il Regno Unito e degli interessi e diritti dei sammarinesi a lavorare e risiedere in quel Paese.

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