CDLS: Black-list: cadono tutti gli alibi

SAN MARINO 13 FEBBARIO 2014 – “Più che un traguardo, un decisivo  punto di partenza dopo anni segnati da pesanti e dolorosi contraccolpi economici e occupazionali”. La segreteria della CDLS commenta così il via libera del Ministro delle Finanze italiano all’uscita di San Marino dalla black-list.

“L’uscita ufficiale della nostra Repubblica dalla lista nera del Mef è una tappa cruciale lungo  il cammino della trasparenza e della  legalità – afferma la Confederazione Democratica –  E’ un importante riconoscimento degli sforzi fatti in questi anni per adeguarci agli standard internazionali e archiviare definitivamente il vecchio modello da Paradiso Fiscale”.

Tra i motivi fondamentali citati dal Governo italiano, c’è la recente approvazione della riforma tributaria. “Un passaggio sicuramente difficile e delicato, che ha chiamato in causa il senso di responsabilità da parte di tutti e il coraggio del sindacato  di evitare facili scorciatoie demagogiche o, peggio ancora, di scivolare nella logica del ‘tanto peggio, tanto meglio’. Certo, la riforma tributaria resta per noi  una sfida aperta, soprattutto sul fronte dell’equità e dell’emersione di tutti i redditi. Obiettivi che si raggiungono rimboccandosi le maniche e non con chiacchiere e slogan orecchiabili”.

Per la CDLS l’uscita dalla black-list fa cadere tutti gli alibi. “Il Governo, in primis, deve cambiare decisamente passo sui temi dello sviluppo e dell’occupazione. L’obiettivo della  crescita deve essere l’imperativo al centro dell’agenda politico-istituzionale per attirare nuovi investimenti di qualità e definire un piano industriale che riporti il nostro settore manifatturiero  a macinare di nuovo punti di Pil e posti di lavoro”.  

“Gli imprenditori, dal canto loro, – conclude la segreteria CDLS – hanno oggi l’opportunità di ritornare con ottimismo  ad investire in Repubblica. Noi siamo pronti a costruire un nuovo scenario di relazioni industriali che spingano verso la crescita del nostro sistema economico e rafforzino le tutele dei lavoratori”.  

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