Come San Marino e’ arrivato all’Onu. San Marino Oggi

San Marino Oggi

Dopo Boutros-Boutros Ghali un altro segretario
Nazioni Unite oratore ufficiale

 San Marino nell’Onu con ruolo da
protagonista

Vent’anni fa San Marino fu accolto con simpatia;
quest’anno riconosciuto un ruolo importante

Impossibile, nell’ascoltare l’orazione di
Ban Ki-moon, non tornare al 2 marzo
1992, data dell’ingresso ufficiale di San
Marino alle Nazioni Unite (segretario
generale Boutros-Boutros Ghali tra gli
artefici dell’operazione), un ingresso accolto
per acclamazione che riconobbe la
caparbietà con cui il Paese aveva conservato
l’indipendenza per secoli; una testardaggine
contadina elogiata nel corso
del tempo da molti statisti, tra cui Abramo
Lincoln.

Un puntiglio evidenziato nel libro di Marino
Cecchetti: “Il Cammino di un’idea,
come San Marino si è salvato” edito proprio
pochi mesi prima dell’ammissione
all’Onu. Scrisse il professor Cecchetti:
“L’idea di libertà, concepita sul Titano,
nel silenzio dell’isolamento, da un pugno
di montanari, accanto al sacello di un
Santo, è stata difesa con ogni mezzo e
verso tutti, fino ad avere il riconoscimento
di tutti”.

Fu un ingresso che fece notizia
sui media più importanti italiani. Sul quotidiano
Repubblica Michele Smargiassi
addirittura scrisse un lungo reportage
che riassumiamo: “Ora il ministro degli
Esteri Gabriele Gatti non osa più alzare
lo sguardo alla parete di fondo del suo
ufficio, una stanza sobria, da assessore
di provincia, al secondo piano del seicentesco
palazzo Begni. Teme lo sguardo
furibondo di Antonio Onofri, ottocentesco
padre della piccola Repubblica arrampicata
sul monte Titano. “Il suo motto -sussurra
Gabriele Gatti- era una specie di
bandiera della neutralità appartata: noti a
noi, ignoti a tutti. L’abbiamo un poco tradito,
ma i tempi sono cambiati”.

Per cambiare, sul Titano, i tempi hanno
dovuto aspettare sedici secoli. Ma ora
è fatta, davanti al Palazzo di vetro delle
Nazioni Unite, un alzabandiera romperà
l’incantesimo ultramillenario. La più antica
Repubblica del mondo rinunciava
al suo splendido isolamento ed entrava
a pieno diritto nell’assemblea generale
dell’Onu dopo solo cinque anni da osservatore.
San Marino, oltretutto, fece il suo
ingresso trionfale nel Parlamento mondiale
nel corso di una seduta straordinaria
che ammetteva anche le otto nuove
repubbliche dell’ex Urss.

Per convincere
i governanti di San Marino ci volle l’affettuosa
insistenza del segretario generale
Boutros-Boutros Ghali. Il suo predecessore,
Perez De Cuellar, aveva offerto al
Titano un posto in Assemblea già l’anno
prima. Loro, i sammarinesi, avevano preferito
pensarci su ancora un poco. Poi,
nel febbraio 1992, Gatti volò a New York
a dire: “Sì, con calma, si può fare”. Pronta
risposta di Butrous-Butrous Ghali: “Allora
si fa il 2 marzo”, la pronta risposta di Boutros-
Boutros Ghali. La procedura è stata
forse la più veloce nella storia dell’Onu”.

Su Repubblica dell’epoca anche due
curiosità: il commentatore della Cbs dovette
ricorrere alla lente d’ingrandimento
per mostrare agli americani dove fosse
quella Repubblica da favola che poteva
permettersi di negare la parola a Bush e
Gorbaciov; l’Herald Tribune titolò sorridendo
in prima pagina: “Lo stato-francobollo
conquista un seggio all’Onu”; il New
York Times ironizzò: “Dopo 1.600 anni,
non era ora di ricongiungersi al mondo?”.

Insomma, una forte affermazione di sovranità.
La paura del segretario Esteri Gabriele
Gatti, al tempo, era una sola: “La forte
possibilità di fare brutte figure; non
vorremmo ritrovarci in una replica del
‘Ruggito del topo’ (film – commedia anni
sessanta) dove un ignoto principato mitteleuropeo
dichiarava guerra agli Stati
Uniti. Ma è vigorosa – aggiunse Gatti
– anche la voglia di dire cose che altre
diplomazie più incatenate dalla realpolitik
forse non possono dire. Come nel ’72
quando San Marino riconobbe la Cina
di Mao prima della Farnesina; lo stesso
dicasi per Croazia e Slovenia, il Titano
ha bruciato sul tempo perfino la Cee ma
sempre bene attenta a non sbilanciarsi
fra i due blocchi, neppure quando, dal ‘48
al ‘57, era di fatto l’unica nazione ‘rossa’
del mondo occidentale”. Concluse,
quindi, l’allora segretario Esteri: “Dopo il
crollo del muro la neutralità non ha più
senso. Anzi, ora c’è un nuovo modo per
svolgere un ruolo umanitario, morale, solidale.
Ora c’è un impegno etico ben diverso
per San Marino, patria da sempre
della pace e della libertà, e non per finta.
Quando Napoleone ci offrì cannoni e grano,
prendemmo solo il grano. Mi sembra
un esempio buono anche ora”.

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