Comunicato stampa comitato promotore Referendum adesione UE

Il Comitato Promotore del referendum propositivo per la richiesta di adesione all’Unione Europea esprime la propria soddisfazione nel prendere atto che 5 forze politiche su 8, presenti in Consiglio Grande e Generale, vale a dire P.S.D., U.P.R., P.S., S.U. e Civico 10 hanno dichiarato la loro posizione favorevole al referendum in programma il prossimo 20 ottobre.

 Come è noto con il SI al referendum si approva la proposta di presentare domanda di adesione all’Unione Europea, che non significa entrare nell’Unione, ma significa avviare la trattativa che consentirà di negoziare le condizioni alle quali potrà avvenire l’integrazione della nostra Repubblica nell’Unione. In altre parole si avrà la possibilità di mettere in chiaro “costi e benefici” e poter quindi successivamente decidere, a ragion veduta, sulla convenienza di tale scelta per San Marino.

 La trattativa dovrà necessariamente tener conto, come è stato per tutti gli altri Stati che via via sono entrati a far parte dell’Unione, delle esigenze poste dal rispetto della nostra identità, a maggior ragione, essendo San Marino un micro-Stato. Dunque, il negoziato dovrà contemplare deroghe, gradualità, accesso ai finanziamenti, meccanismi previsti dal Trattato di Lisbona ed ampiamente collaudati.  

E’ evidente che la decisione che scaturirà dal referendum è di enorme importanza per il futuro del nostro Paese ed è questa la ragione per la quale il Comitato Promotore invita tutti i cittadini ad informarsi anche attraverso il nostro sito: www.europasanmarino.sm e rinnova la propria disponibilità a rispondere a dubbi o domande anche utilizzando l’indirizzo di posta elettronica appositamente dedicato referendumeuropa@gmail.com.

 Il NO al referendum equivarrebbe ad una chiusura netta verso l’Unione Europea e vanificherebbe ogni sforzo nella direzione dell’integrazione e della partecipazione di San Marino al mercato unico europeo.

 Tutti conoscono le difficoltà ad operare delle aziende sammarinesi, produttive, commerciali e finanziarie, la penuria di posti di lavoro e le complicazioni, talora insormontabili, che i sammarinesi incontrano per studiare, partecipare a corsi di formazione, lavorare o semplicemente viaggiare in Europa. 

Se a queste difficoltà si pensa di porre rimedio chiudendo le porte al dialogo con l’Europa e facendosi scudo dei propri confini, si sbaglia clamorosamente o si è in malafede. Solo l’apertura verso l’Europa e la condivisione delle regole comunitarie potrà permettere a San Marino di recuperare credibilità internazionale e di tornare ad essere un Paese attrattivo di investimenti e capitali esteri seri, che si tradurrebbero in nuovi posti di lavoro e nuovo sviluppo per tutti. 

La scelta di avviare la procedura di adesione è la via maestra per dire all’Europa che San Marino è uno Stato virtuoso e vuole partecipare alla comunità degli Stati europei ed è una via già tracciata, con una impostazione già codificata e un esito conosciuto: non è un salto nel buio.

La strada dell’accordo di associazione all’Unione, invece,  non è la via maestra ed è molto più rischiosa perché è una via tutta da costruire, il cui esito non è predefinito e in cui San Marino è abbinato ai Principati di Monaco ed Andorra, entrambi – come noto – a sovranità limitata e con caratteristiche ed esigenze molto diverse da quelle sammarinesi. 

L’insistenza di taluni sulla strada dell’associazione o di una integrazione parziale, piuttosto che sull’avvio della procedura di adesione, si fonda su due argomentazioni entrambe non verificabili: 

1) che i tempi di definizione di tale accordo sarebbero più brevi, ma non c’è alcuna garanzia né è possibile fare alcuna previsione sui tempi;

2) che la domanda di adesione interromperebbe il percorso intrapreso, vanificando il lavoro fin qui svolto; caso mai è vero il contrario, lo rinforzerebbe e darebbe maggiore forza ed autorevolezza al Governo nell’ambito dei negoziati, perché sarebbe sostenuto da una decisione popolare democraticamente assunta. 

Chi, infine, ha già deciso di negoziare un accordo al ribasso e affiancare la Repubblica a Monaco ed Andorra non ha chiesto nulla ai cittadini prima di decidere ed, anzi, ha impedito che essi dicessero la loro con il referendum che si sarebbe dovuto tenere il 27 marzo 2011 e, con tutta probabilità, i cittadini nulla potrebbero dire sui contenuti che ne scaturirebbero. 

Invece, chi oggi sostiene con il referendum l’apertura della procedura per l’adesione chiede ai cittadini una delega a trattare le condizioni migliori per la partecipazione di San Marino all’Unione Europea per poi rimetterle alla decisione finale dei sammarinesi, nella consapevolezza che questa è una scelta di quelle che segnano una svolta e deve essere condivisa dal Paese e non solo dal Governo pro-tempore.

 San Marino, lì 22 settembre 2013

IL COMITATO PROMOTORE

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