Consiglio Grande e Generale, 19 luglio, mattino

COMUNICATO STAMPA

 

CONSIGLIO GRANDE E GENERALE 17-19 LUGLIO

 

VENERDI’ 19 LUGLIO – MATTINA

           

            Ancora protagonisti i decreti nei  lavori di questa mattina del Consiglio grande
e generale. La seduta si è aperta con la ratifica del numero 72 “
Misure
urgenti a sostegno di operazioni a tutela del risparmio” su cui si è sviluppato
un lungo dibattito che proseguirà anche nel pomeriggio.

 

Di seguito un
riassunto degli interventi odierni.

 

Decreti

 

Decreto legge 27 giugno 2013 n.72 “Misure urgenti a
sostegno di operazioni a tutela del risparmio”

Claudio Felici, segretario di Stato per le Finanze: “Il decreto ha la sua genesi nei due primi commi
dell’articolo 1. L’elemento principale è la tutela dei depositi e dei
risparmiatori. Rispetto ad altre operazioni in questo caso c’è una condizione
di pesantezza diversa, per cui è necessario anticipare misure atte a evitare
operazioni traumatiche come un’amministrazione straordinaria o una liquidazione
coatta. Per ricomporre il tessuto del nostro settore bancario occorrono operazioni
straordinarie, di integrazione, e la cornice è quella della trasformazione del
sistema economico che stiamo affrontando. La ricomposizione serve a dare
maggiore equilibrio e la dimensione ai soggetti per avere un futuro. Il sistema
è mutato, c’è una grande trasformazione in atto con la rimodulazione
dell’accordo Ecofin.

Il decreto sostiene
operazioni di integrazione come quella tra Ecb e Banca Cis, non distribuisce
benefici, ma dà regole agli istituti di credito sani per farsi carico di uno
che ha problemi, garantendo continuità. Dagli emendamenti presentati evinco che
la lettura è questa: c’è un beneficio da recuperare agendo sulla banca
cessionaria. La possibilità di un’azione di responsabilità resta intatta. La
banca cessionaria ingloba attività e passività, mentre per i crediti in
sofferenza viene creato un fondo ad hoc sul la quale la vigilanza valuterà il
recupero possibile. Diamo la possibilità di farsi carico di ciò che c’è di
negativo in Ecb e in Fincompany senza che ci sia una fase di rottura. Con l’uso
dell’anticipo dei contributi previdenziali si accelera la capacità di assorbire
le perdite. La banca concessionaria si fa inoltre carico per quanto possibile
del personale, una novità importante rispetto al passato: Banca Cis ha una
settantina di dipendenti, Ecb 32”.       

Simone Celli, Ps: “La soluzione del governo va analizzata a 360 gradi rispetto alla
situazione generale del comparto. Dall’Aula deve emergere una chiara volontà
rispetto la necessità di avviare un dibattito sulle prospettive del settore.
Questi interventi sono il frutto di un processo di profonda trasformazione e
nell’autunno 2012 fu bocciato il progetto proposto dall’allora segretario di
Stato.  Dunque dobbiamo delineare le
linee guida. La grande sfida è ampliare notevolmente il mercato di riferimento,
il settore ha enormi potenzialità e può sostenere la riconversione del sistema
economico. Da questo punto di vista ci sonno novità sul Memorandum con
Bankitalia? Bene l’attenzione ai posti di lavoro, ma per lo Stato servono le
dovute garanzie”.

Andrea Zafferani, C10: “Quando una banca è in difficoltà il nostro sistema
non ha strumenti concreti per intervenire senza esporre enormemente lo Stato.
La prima cosa da fare è affrontare il problema in termini strutturali e
preventivi. Occorre muoversi a livello di politica estera e di accordi tra
banche centrali per aprire il nostro mercato e avere così la possibilità di
risolvere queste situazioni con l’intervento di soggetti esterni. Il  mercato sammarinese potrebbe diventare
interessante, ma chiusi non lo siamo. Dobbiamo inoltre crearci la possibilità
di accedere ai finanziamenti della Bce in caso di tensioni di liquidità. In
merito avevo interpellato il segretario di Stato che però non ha risposto.

Esponiamo lo Stato per il 50%
delle passività di cui si fa carico la banca cessionaria attraverso
fideiussioni. Con questo decreto le banche interessate ad acquisizione hanno
interesse ad aspettare e così le fusione ex ante non la fa nessuno: occorre
favorire le integrazioni prima dei problemi. Dobbiamo inoltre stabilire come
finanziare il fondo di garanzia dei depositanti.

Con questo decreto la banca
cessionaria si prende in carico attività e passività e trasferisce sullo Stato
la differenza negativa attraverso defiscalizzazioni se ci sono utili, o altri
interventi se non ci sono. Così affronta nell’immediato un rischio di liquidità
e una perdita di bilancio, sapendo che avrà un recupero integrale. Alla fine
paga lo Stato con tanti anni di rinuncia ad entrate e si fa carico di eventuali
tensioni di liquidità attraverso lo strumento della fideiussione. Prima di
attivare questi decreti dobbiamo sapere come sono le situazioni, come si
faranno le operazioni di recupero, chi le farà, quante sono le sofferenze di
Ecb? Di che cifre parliamo? Come facciamo le azioni di responsabilità verso gli
amministratori? Un nostro odg chiede un riferimento specifico del Comitato per
il credito e il risparmio per queste operazioni. Lo Stato può richiedere di
recuperare parte delle risorse messe in campo”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Non partiamo dall’anno zero. Non è che fino a ieri
nessuna banca ha mai avuto sostegno. Il Decreto 169 del 2011, che spero verrà
eliminato, è sostanzialmente identico a questo e su quello vengono aggiunte
oggi altre defiscalizzazioni. Lo Stato si fa garante di ogni perdita, le cifre
non sono basse. Ieri è stata ratificata la patrimoniale e andiamo a chiedere 10
mln di euro ai cittadini. Questa operazione equivale a 20-30 mln di euro di
minori entrate per lo Stato, anche se spalmante su diversi esercizi.

Già dal 2006, quando si parlava di Banca del Titano, avevo presentato
alcune istanze che richiedevano di intervenire in maniera strutturale. Da
allora le crisi delle banche si susseguono e lo Stato le sta sostenendo. Al
decreto del 2011 viene aggiunto lo sgravio sui contributi per i lavoratori.

Il segretario di Stato presenta questa operazione come un modo per
salvare i lavoratori. Dovrebbero essere 32-38, ma la banca acquirente comunque
ha detto che non riuscirà ad assorbirli tutti. Siamo di fronte ad un’operazione
per una banca che ha un proprietario preciso, un costruttore noto del Paese.
Gli si da anche la possibilità di godere di un numero dipendenti importanti
quasi tutti pagati dallo Stato, mi chiedo fino a che punto si voglia arrivare.
Alla prossima banca che va ad accorparne un’altro, cosa si concederà?  Con quei 30 milioni avremmo potuto garantire
12 mila mensilità da 2.500 euro. Mi chiedo fino a che punto il governo vuole
spingersi sul terreno del sostegno di attività bancarie ad ogni costo senza
aver fatto valutazioni di quante persone verranno ricollocate e senza aver
scongiurato la possibilità che nei prossimi anni ci debba essere altro decreto
per dare qualche soldo in più per interessi personali a chi decide di fare
interventi di questa natura”.

Rossano Fabbri, Ps: “Quando si va ad affrontare temi delicati come questi, la prudenza non
è mai troppa. Come ci ha illustrato il segretario, siamo di fronte a un fatto
specifico, per cui viene plasmata una norma generale ed astratta. Con il
decreto 169 del 2011 si va a riconoscere benefici in liquidazione coatta, con
questo si riconoscono anche a chi non è in questa condizione, proprio per
evitarla. L’auspicio è che le situazioni previste nel decreto, una volta
superata la condizione d’urgenza, siano riviste e che sia rivisto il modo con
cui Paese affronta le difficoltà del sistema bancario. Questi decreti
rappresentano il fallimento delle passate politiche di governo e di chi opera
nel settore bancario e finanziario. Ma oggi tutti gli sforzi che il Paese può
fare in questa situazione sono lodevoli, a patto che sia gestita bene la
condizione dei dipendenti. Meritano rispetto e chiarezza sulle loro prospettive
future. Ho apprezzato il riferimento del segretario sulla sua disponibilità a renderci
edotti sui conti e sui numeri che lo Stato si troverà ad affrontare”.

Luca Lazzari, Ps: “Non contestiamo l’intervento in sé, ad argine delle difficoltà del
settore bancario, è una scelta legittima del governo. Ma contestiamo che, nel
passaggio di mano di banche minori, segnate da gestioni scriteriate, si è
sempre avuto un’esborso a perdere da parte dello Stato. Eppure nessuno Stato
interviene a fondo perduto. L’Italia ad Mps ha dato 4 miliardi di euro, ma la
banca li dovrà restituire. C’è un limite almeno morale al salasso delle risorse
pubbliche? Ricordo che c’è un articolo 19 bis della finanziaria che obbliga le
banche a rendere noti i beneficiari effettivi, ma ancora non ha trovato
attuazione.

Per indorare la pillola si dice che non è lo Stato a dare i soldi, ma
sono le banche a non darli allo Stato. Il danno pubblico comunque c’è. Ecb ha
in mano 18 mln dei fondi pensioni, è ovvio che se la banca fallisse anche
quelli sarebbero a rischio. Usare il fondo per tamponare le crisi di liquidità
delle banche può portare sciagure”.

  Andrea Belluzzi, Psd: “Il problema è
governare il sistema bancario-finanziario in questa situazione di crisi. Credo,
visto che non lo fa Banca Centrale, che la politica debba prendersi
responsabilità di convocare gli Stati Generali del sistema bancario per avviare
un percorso di analisi su quali devono essere gli asset per far ripartire la
crescita del nostro sistema bancario e finanziario”.

Luca Santolini, Civico 10: “Non si tratta di una norma che regolamenta
l’acquisizione di una banca in difficoltà da parte di una in salute. In realtà
si tratta di un aiuto economico nell’ordine di decine di milioni di euro sotto
forma di sgravi fiscali e fideiussione su passività. Soldi pubblici elargiti
come contributo a fondo perduto. Fatta questa premessa è evidente a tutti la
difficoltà del nostro sistema bancario, e dunque questo decreto, lanciano
messaggi al sistema. Nonostante queste banche non siano banche di sistema e
dunque una liquidazione di esse non avrebbe messo in crisi l’intero tessuto
bancario, avrebbe però diffuso un senso di paura tra gli istituti sammarinese.
Però chiedo questo all’Aula: il nostro Stato ha la capacità di garantire
l’intero sistema bancario? Direi di no”.

Francesca Michelotti, Su: “Siamo contrari a questo genere di operazioni. Lo
Stato ha assistito passivamente alla chiusura di centinaia di imprese a causa
dell’effetto black list, senza farsi carico di compensare la perdita di
competitività delle nostre aziende. In questa situazione invece lo Stato interviene
a fondo perduto quando creditori, soci e azionisti della banca non ci hanno
ancora perso nulla. Equivale alla pubblicizzazione delle perdite e alla
privatizzazione dei profitti. Lo Stato dunque si appresta ancora una volta a
prestare milioni di euro a fondo perduto. Il segretario dice che non farlo,
costerebbe di più, nessuno però regala soldi a fondo perduto”. 

Giovanni Lonfernini, Upr: “E’ un decreto delicato, affronta il tema della
tenuta del sistema non solo bancario, ma nel suo complesso, e quello del ruolo
dello Stato. E solleva preoccupazioni perché è connesso al tema del risparmio e
all’utilizzo del fondo pensioni. L’Aula non può decifrare la prospettiva e le
scelte sul sistema bancario, alla luce del rapporto bilaterale, dell’Ue. La
raccolta è evaporata dal 2008.

Manca un progetto di rilancio
del sistema finanziario che può ancora rappresentare una traiettoria di
sviluppo importante. Non sappiamo nulla del Memorandum con Bankitalia.
L’obiettivo minimo è l’apertura all’esterno. Che collaborazione c’è tra
pubblico, Bcsm e segreterie di Stato, e privato? Siamo ancora al punto zero,
non abbiamo le direttrici minime e un’idea delle scelte e degli obiettivi del
governo”.

Stefano Macina, Psd: “Si tratta di un intervento che riorganizza la presenza del settore
bancario nel nostro Paese. Gli accorpamenti e il consolidamento sono elementi
positivi sia per la tutela dei risparmiatori, sia per il sistema economico.
L’intervento dello Stato è un elemento che va visto in una situazione
contingente, di esigenza di agire a tutela del risparmiatore e per non avere
contraccolpi. Intervenire per una banca non è come per una azienda normale, ci
sono altre esigenze. Non si tratta comunque di un finanziamento diretto. La
proposta è ponderata e giustificata, rimane il nostro invito a cominciare a
pensare di uscire dalla situazione di emergenza e stabilire nuovi asset per il
sistema. Passiamo alla fase di rilancio del settore”.

Valeria Ciavatta, Ap: “Parliamo ancora una volta di crisi del sistema bancario e della
necessità di intervento pubblico. E non è piacevole. In questi anni si è
ridotto il numero di soggetti vigilati, anche in virtù di accorpamenti, e ogni
intervento straordinario dello Stato ha avuto caratteristiche differenti. Il
primo caso è stato quello tristissimo della Banca del Titano, poi il Credito
sammarinese, Banca commerciale e Asset che si sono unite, Ibs e Bac, queste
ultime due operazioni senza interventi straordinari pubblici. Ora Ecb e Banca
Cis, e per la prima volta non si attende il commissariamento per decretare che
sia necessario l’intervento dello Stato. Ognuno deve esercitare il suo ruolo,
non è lo Stato che deve tenere la posizione di Bcsm. La politica deve fare il
suo mestiere. Chiederei attenzione a certe richieste arrivate dal dibattito”.

Franco Santi, C10: “Le banche sono un elemento strategico del sistema Paese, costituiscono
un  elemento di equilibrio importante in
momenti di crisi. Questo ulteriore passaggio in Aula è utile per capire da dove
arrivano certe situazioni, per cercare di individuare strumenti atti ad
evitarle. Mi riallaccio alla richiesta di prevedere al più presto un dibattito
per poter affrontare questo tema, capire le prospettive del sistema e conoscere
il progetto che vuole mettere in campo il governo. Come gruppo abbiamo presentato
un odg a inizio seduta, non so se è una richiesta fuori dal mondo, ma visto che
siamo tenuti a prendere una decisione, vorrei avere certe informazioni prima di
farlo. Qui parliamo di cifre importanti, vorrei capire di quali somme si sta
parlando. Chiederei una sospensione per avere il tempo di decidere con più
cognizione di causa”.

Matteo Zeppa, Rete: “Lascia perplessi che un intervento a pioggia come questo decreto,
simile ad altri emessi in passato, vada a porre le famose pezze su un sistema
finanziario fortemente in crisi. E’ normale che alcune banche saltino. In un
Paese del nord Europa, che aveva promesso interessi alti agli investitori
esteri, si è trovato con un forte debito estero. L’allora governo di quel Paese
decise di addebitarlo sulla testa di tutti gli abitanti, per 100 euro a persona
per 15 anni. Di fronte a una sollevazione popolare venne però indetto un
referendum in cui il 93% della popolazione decise di non venire soggiogata dai
dogmi politica. Vennero poi inquisite le persone responsabili. Quel Paese è
l’Islanda. La popolazione ha ragionato con la propria testa e ha fatto
ragionare la politica e sono ripartiti da zero.

Credo che, su tutte queste vicende che hanno interessato le banche
sammarinesi, se gli organi competenti e i controllori avessero svolto il loro
lavoro, probabilmente non ci saremmo trovati di fronte alla necessità di
disquisire di questi decreti”.

Federico Pedini Amati, Ps: “Oggi ci ritroviamo con le banche storiche, più Bsi e
Asset Banca, tutto il resto  che esisteva
è stato integrato a  questi istituti. Il
sistema finanziario si è ridimensionato come era prima dell’avvio della piazza
finanziaria, questo non è del tutto negativo. Allora si sono date vie licenze e
ci si doveva invece dotare di strumenti di controllo adeguati. Quella piazza
finanziaria non ha funzionato. Oggi ci dobbiamo chiedere quanto hanno pagato i
cittadini rispetto questa piazza finanziaria?

Nei panni del governo oggi avrei pensato lo stesso tipo di intervento,
piuttosto che commissariare e lasciare i correntisti senza denari. Però è vero
che la cittadinanza sammarinese per la piazza finanziaria ha pagato un prezzo
troppo alto.

La pagina più triste e vergognosa, emersa in questi giorni sui
giornali, è che questi istituti in passato sono stati dati in mano a soggetti
che hanno finanziato la politica, elargendo soldi a destra e manca, producendo
buchi. Molte persone non erano idonee a gestire determinate situazioni. Non è
possibile diversamente che ci siano tante difficoltà negli istituti.

Oggi guardiamo per prima cosa a risparmiatori e dipendenti, ma non
facciamo finta che questo declino sia nato da solo”.

Augusto Michelotti, Su: “Credo che le regole di mercato di un’economia più o
meno sana debbono essere in qualche modo rispettate. Siamo di fronte a un
intervento consistente dello Stato a sostegno di un soggetto privato: in
qualsiasi altro settore lo Stato acquisirebbe parte di quell’azienda che va ad
aiutare, qui no. Credo che il Governo dovrebbe entrare nella gestione di
quell’azienda fino a restituzione della somma prestata e non prestare soldi a
fondo perduto. Mi viene da dire che per il futuro suggerirei a un nipote di
fondare una banca: perché se gli va bene mette i soldi in tasca, se va male
tanto lo aiuta lo Stato”.

Luigi Mazza, Pdcs: “Come intervenire quando occorre sostenere il sistema
bancario? Un primo modo è quello di arrivare al commissariamento oppure a
operazioni di amministrazione straordinaria, insomma arrivare fino alla fine
della catena. Un secondo è invece quello di 
non disperdere valore, anche occupazionale, del sistema bancario e
intervenire a suo sostegno come fanno tanti altri Paesi. Il nostro sistema
bancario ha trovato difficoltà nel cambio di operatività, non aveva capacità di
esportare le proprie offerte e competenze all’estero ed abbiamo pagato questa
mancanza. Ci troviamo di fronte a un decreto che propone soluzioni per evitare
effetti negativi dovuti a un blocco dei pagamenti o alla chiusura degli
sportelli. Le nostre misure cercano di evitare strappi sociali. E propongono un
elemento nuovo. se dobbiamo andare incontro al sistema bancario non disperdiamo
forza occupazionale”.

Paride Andreoli, Ps: “La situazione che avvolge le banche ci lascia molto
preoccupati. Il sistema bancario e finanziario va salvaguardato: da dodici
istituti sono diventati sei. Le banche devono avere il coraggio e la
lungimiranza di aprirsi all’esterno perché, se vogliamo fare vedere al mondo
che questo Paese è aperto, dobbiamo pensare alla grande economia e al grande
sviluppo. Altrimenti resteremo sempre un piccolo grande Stato. Pertanto
condivido e apprezzo le parole del capogruppo della Democrazia cristiana sulla
tutela dei dipendenti e dei risparmiatori. La tutela dei risparmiatori si fa
con l’inserimento di una serie di norme che salvaguardano non solo l’Euro
commercial Bank ma l’intero sistema bancario e finanziario. Stride però il
diverso tipo di atteggiamento con i diversi istituti di credito a seconda del
governo in carica. Da una parte si interviene, dall’altra si lasciano morire
alcune banche: a questo comportamento mi oppongo”.    

San Marino, 19 LUGLIO 2013/01

 

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