Crisi di governo. Attacco di Stolfi ad Ap. Comunicato 8

Questi gli interventi finali nel Consiglio Grande e Generale dedicato alla discussione sulla crisi di Governo. Terminato il dibattito sua Eccellenza il Capitano Reggente Federico Pedini Amati ha preso parola per annunciare che “il Consiglio Grande e Generale prende atto delle dimissioni del Congresso di Stato che entra in regime di ordinaria amministrazione”.

Fiorenzo Stolfi (uscente Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Psd): “La crisi aperta da Ap trova il Paese un po’ provato dalle incapacità della politica di garantire un Governo stabile. Non sono d’accordo con il consigliere Podeschi che parla di euforia per la decisione di Ap. La mia sensazione è esattamente opposta. La gente è arrabbiata per la crisi politica scoppiata in questo momento. La definizione di comportamento irresponsabile non piace ad Ap ma è difficile dire che non è così: è il momento meno adatto per una crisi. Dato che il Paese ha bisogno e la politica deve essere presente, i giochini e i ribaltoni si potevano spostare: la responsabilità di avere messo il Paese in questa situazione va presa. Oggi ho scoperto diverse cose, per esempio che anche la legge elettorale ha lasciato in Ap rancori profondi perché abbiamo tardato ad approvarla. Assoluta negatività è stata espressa perché per tirare fuori la legge obiettivo ci abbiamo messo quattro mesi. Invece quella legge doveva fare vedere la nostra capacità riformista, doveva essere un grande strumento in mano al Governo per dare risposte. Ap ha scelto la strada che ha sempre criticato agli altri, quella del ribaltone. Ma così è finita la sua diversità-superiorità, anche se si è preparata i cuscini e i materassi per la caduta. All’assemblea dell’Anis il Segretario Masi ha lanciato un attacco forte sull’incapacità politica di dare stabilità e aveva già in mano l’11° Governo. Una coalizione di centrosinistra c’era, c’è e ci sarà. Parte del centro riformista si è tirato indietro, non piangiamo, né aspettiamo dei ripensamenti. E’ il momento di aprire il confronto e vedere se ci sono altri soggetti disposti a diventare il centro di un’altra coalizione di centrosinistra”.


Giovanni Lonfernini (Ddc): “Sono d’accordo con Stolfi e Carattoni, la crisi politica è difficile e non vedo delle soluzioni a portata di mano. Il paradosso è che chi voleva nuovi costumi, una nuova legge elettorale, spazza via tutto e porta una grande ambiguità. Non lo dico io, l’ho sentito dai colleghi di Alleanza popolare che parlano di elezioni: ma non dicono con chi, per che cosa, con quali alleati. L’opposizione, intanto, continua a parlare di atto di responsabilità. Ma non ho sentito parlare di programmi e di coalizioni. Mentre i Ddc, il partitino, quelli sporchi, brutti e cattivi, a quanto pare danno fastidio. Gatti va a parlare di rispetto e poi ci etichetta come vassalli. Provo un forte rammarico per scelta di Ap, ma non piango perché è finito un sogno. Oggi, con questa scelta, l’alternanza democratica deve essere vista in maniera differente: cambia e sarebbe stupido tentare di rimanere indietro. Mi dispiace che Ap abbia moltiplicato i nemici. Se come dice qualcuno, il nostro patto è stato definito affaristico, se aveva a oggetto la casa da gioco, allora vi invito a leggere la commissione d’inchiesta del 2007 che ha una lunga letteratura sui rapporti di alcuni consiglieri con l’Austria. L’alleanza era solo per mettere un freno al riaffiorare di antichi amori. I Ddc hanno sempre posto come priorità la costruzione della coalizione. La legge obiettivo ha posto il punto di rottura. Ci dissociamo dal disegno di chi ci descrive come un branco di sciacalli per conquistare brandelli di territorio della Repubblica”.

Mario Venturini (Ap): “Prendo atto che Lonfernini forse teme i destini del suo giovane movimento. La lealtà è venuta meno ed è accaduto per i comportamenti poco ortodossi del Psd per gli atti sconclusionati della sua dirigenza. I leader sono andati a senso unico e con una sottovalutazione dei segnali di insofferenza che Ap lanciava: così il Psd ha creduto di poter essere la sola sede delle decisioni. Intanto i media pompavano con frasi come il ‘Psd chiama a rapporti gli alleati’, il Psd ‘detta legge’. Ecco allora che sono avvenute cose come l’allargamento della maggioranza patteggiato solo dal Psd, ecco Mckinsey, tutte scelte volute in solitario, che gli alleati avrebbero dovuto digerire. Ap non lo ha fatto. Abbiamo contrastato il partito del casino, del cemento, degli immobili. Abbiamo assistito alla sceneggiata del rimpasto, e abbiamo buttato via cinque mesi con le riforme al palo. Il giusto processo è stato votato dopo un ostruzionismo di 20 mesi, stessa cosa per la riforme della scuola. E’ chiaro perché ce ne siamo andati. E sono state versate quantità industriali di lacrime di coccodrillo. Rinunciamo al potere senza paracaduti, senza sapere se ci saremo nel prossimo Governo. Non parlerei di fallimento ma di un tasso di litigiosità altissimo. Ora non chiudiamo la porta, non chiudiamo nemmeno con Su”.

Pasquale Valentini (Pdcs): “E’ stato un dibattito utile anche se non tutto è stato chiarito. Ap ha avuto il merito di avere evidenziato il fallimento della maggioranza ed è strano che non tutti lo vogliano riconoscere. Secondo l’indagine Ambrosetti, i cittadini hanno dato quattro all’idea di quale futuro spetta al Paese, un segnale mai così negativo. La maggioranza ha da subito evidenziato gravi divergenze e questo vizio strutturale va capito attraverso tre fatti: i giochi, le banche e lo sviluppo troppo legato alla speculazione. Questa coalizione non si può rilanciare con un nuovo slogan, servono nuove basi, serve una politica che prenda le distanze dal partito dei giochi e del potere sotterraneo. Il Paese non può tollerare ulteriori ritardi perché se Ap ha aperto una situazione nuova i problemi sono ancora lì. Per cui questa, che non era una coalizione prima, non la è adesso e può essere riproposta solo se cambiano i soggetti protagonisti. Noi auspichiamo un cambiamento capace di dare risposte ai problemi del Paese. Con la decisione di Ap è chiaro che non esistono coalizioni costituite, per cui è necessario dimostrare al Paese che esiste una classe politica capace di semplificare le cose e creare una coalizione per un Governo che prenda alcuni provvedimenti prima di arrivare alla legittimazione che viene dalle elezioni. Sarebbe ingiusto verso i cittadini non prendersi questa responsabilità”.


Paride Andreoli (Psd): “Questa crisi è anomala, diversa dalle altre, noiosa, come ha detto Masi ed è vero. Come si fa ad accusare Ap di irresponsabilità ci chiede. Ritengo legittima la loro scelta, ma è legittimo anche ritenerla irresponsabile. Il Psd nel dare vita al nuovo Governo di centrosinistra diverso dal famigerato Governo straordinario ha voluto provare a investire su un progetto per una San Marino nuova e diversa. Abbiamo giocato in borsa e abbiamo perso, ma almeno è tornato al Governo l’entusiasmo. Credo di poter affermare che in ogni coalizione ci sono momenti di scontro che poi portano alla mediazione politica. Il Governo non va avanti, ma forse Ap ha ragione ci sono incompatibilità di vedute. Dopo il secondo Governo abbiamo scelto all’unanimità la guida e anche il programma. Non si può pensare che noi, partito di maggioranza relativa, di fronte alla popolazione
abbiamo voluto mettere in campo qualcosa che non offendesse nessuno. Siamo stati ai tavoli di consultazione per tanto tempo, perché il tempo si recuperava con l’accordo nella legge obiettivo. Il Psd non vuole le residenze facili, ha chiesto agli alleati di non trasformare automaticamente
i permessi di soggiorno. Ho ascoltato le favole dal Segretario Ciavatta ieri, e oggi mando un
messaggio al collega Giorgetti che ci prende in giro quando dice che un partito come la Democrazia cristiana rifiuta la mano di un partito di maggioranza. Siete accorsi al ruggito del leone, del re della foresta, ma non so se avete i numeri. Comunque vi auguro di avere fortuna, se la fortuna è il bene del nostro Paese. Si vuole relegare il Psd a un ruolo di minoranza, magari a un ruolo marginale, quando siamo il partito di maggioranza relativa. Accetteremo il mandato esplorativo, non rimarremo fermi e tenteremo di andare avanti”.

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