Da Marco Gatti (Pdcs) nessun segnale di apertura. Upr

COMUNICATO STAMPA
Ieri il Segretario del PDCS Marco Gatti ha rilasciato – ai microfoni della televisione di Stato – una serie di dichiarazioni politicamente rilevanti su cui riteniamo svolgere alcune considerazioni.
Marco Gatti si è detto convinto che – nelle prossime giornate – sarà necessario ragionare con tutte le forze politiche sugli interventi strutturali da mettere in campo, anche temporanei, per fronteggiare la crisi.
Un invito quindi alla responsabilità, quello del Segretario PDCS.
Responsabilità a cui L’Unione Per la Repubblica (UPR), in questi mesi, non si è mai sottratta in ragione della propria storia e cultura politica.
A questo invito vogliamo però rispondere sottolineando che, da tempo, c’è – tra le fila dell’opposizione – una fortissima e radicata consapevolezza sul fatto che siano necessarie ricette difficili ed impopolari ma che, soprattutto, la strada che guida questa legislatura non possa continuare ad essere affrontata serenamente e solitariamente con un governo del 51%.
In questi mesi le altre forze di opposizione hanno proposto l’avvio di una fase di tregua invocando chi l’avvio di un “il cambio di passo” oppure l’inizio di una fase all’insegna della “discontinuità”.
Le difficoltà economiche, dei conti pubblici e l’incertezza sul futuro del rapporto con Roma pesano come macigni.
Per questo non ha alcun senso contendersi la guida di una nave che sta andando a sbattere contro gli scogli.
Se vogliamo avere prospettive, se vogliamo salvare San Marino occorre fare un passo indietro ma dando una disponibilità a salvare il Paese.
Oggi è la politica che deve dimostrare di riuscire a mettere da parte partigianerie e – soprattutto – risentimenti personali per concorrere alla costituzione di un nuovo governo di salvezza nazionale.
Un Governo che, con modalità inedite, possa aprirsi a tutti quegli esponenti della società civile per dare un contributo per uscire da questa palude.
Rimaniamo purtroppo amareggiati quando il Segretario del PDCS ritiene inutile la proposta – reiterata ieri dai capigruppo di minoranza di fronte all’Eccellentissima Reggenza – di vedere convocata tempestivamente una sessione del Consiglio Grande e Generale.
Non è mai inutile avere la possibilità di garantire un pieno confronto all’interno della nostra più importante sede istituzionale.
E’ grave invece delegittimarla mettendola in condizione di non sapere, di non conoscere rendendola – di fatto – una sede accessoria.
Senza aprire alcun tipo di polemica non possiamo che ricordare, in quanto testimoni oculari, lo sconcerto e l’imbarazzo – peraltro assolutamente giustificato – in cui si sono trovati tanti colleghi di maggioranza a seguito dell’avvicendarsi di notizie legate alle evoluzioni nel settore bancario.
Colleghi che, come noi, dopo avere partecipato ad un dibattito durato oltre due giorni si sono dovuti accontentare di prendere atto dell’apertura di un nuovo fronte del tutto sconosciuto.
E questo lo diciamo, anche a costo di suonare ripetitivi, senza voler in alcun modo entrare nel merito delle ragioni che hanno portato l’autorità di vigilanza ad intraprendere questa strada.
Come sono altresì gravi gli sconfinamenti di campo di chi – da ruoli ben diversi da quelli politici – si permette di avventurarsi lanciando invettive contro la minoranza.
Affermazioni che, oltre a dimostrare uno scarsissimo “bon ton” istituzionale, segnano un atteggiamento poco rispettoso nei confronti dell’intero Consiglio Grande e Generale.
In momenti come questi sarebbe stato auspicabile vedere – da chi è stato chiamato a servire il nostro Stato e le sue Istituzioni – maggiore contegno e accortezza.
Ma in tempi strani come quelli odierni questi valori sono purtroppo da considerarsi alla stregua di una pia illusione.

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