Giacomo Amadori di Libero: L’amico libico di Prodi in fuga con 7 miliardi

 Libero

Al riparo. Quando il  Colonnello fu abbattuto, il dignitario (accusato anche di aver raccolto soldi per Sarkozy) si rifugiò in Sudafrica dove ancora si trova. 

L’amico libico di Prodi in fuga con 7 miliardi

Giacomo Amadori

Ha ragione Renzi: l’Onu non vuole Romano come mediatore. Il motivo? I suoi legami con Bashir Al Shrkawi, ex fedelissimo di Gheddafi e presidente di una fondazione vicina al Professore. Ora è ricercato dall’Interpol

(I rapporti pericolosi  con dittatori amici)

I rapporti tra il premier Matteo Renzi e il suo predecessore Romano Prodi sembrano essersi incrinati. E probabilmente a inasprirli è stato un caso diplomatico. Così sintetizzato in tv dallo stesso Renzi: «L’Italia non ha presentato la candidatura di Prodi al ruolo di mediatore in Libia perché le Nazioni unite, così ha spiegato Ban Ki Moon, hanno deciso che era meglio non avere un ex primo ministro di un paese che aveva avuto forti relazioni con Gheddafi». Il premier per fare quelle affermazioni deve avere qualche buona velina nei dossier riservati. Per comprenderlo basta andare sul sito dell’Interpol e digitare tra i «wanted» il nome di Bashir Al Shrkawi. Spunta subito la foto di un uomo elegante nel suo gessato marrone, ritratto davanti a un negozio di Cartier, presumibilmente in Francia. Ha 68 anni ed è di nazionalità libica. La sua vicenda è una spy story internazionale. A ricercarlo dal 2012 è l’autorità giudiziaria del governo provvisorio (e internazionalmente riconosciuto) di Tobruk. Infatti Bashir Saleh Bashir (è conosciuto anche con questo nome) era il capo di gabinetto di Muhammar Gheddafi nonché presidente del Lybian african investment portfolio, un fondo da 7 miliardi di dollari. Soldi scomparsi insieme con lui.
La storia di Bashir interseca quella dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. Infatti è in corso in Francia un’indagine sui presunti finanziamenti illeciti alla campagna presidenziale del 2007 di Sarkò da parte della Libia. Un testimone chiave dell’inchiesta ha svelato che il collettore del denaro sarebbe proprio Bashir e nell’ambito dell’indagine transalpina è stato arrestato a marzo l’ex ministro dell’Interno Claude Gueant. Ma mentre Gheddafi venne zittito per sempre dalla missione militare guidata dalla Francia, Bashir godette di ben altro trattamento. Prima venne ospitato Oltralpe (i giornali transalpini hanno pubblicato anche le foto della bella villa in cui soggiornò) e alla vigilia della sconfitta elettorale di Sarkò, venne aiutato a trasferirsi in Sud Africa, per godere della protezione del presidente Jacob Zuma. Laggiù vive tuttora «né ufficialmente né in segreto» come scrive l’inviato francese di Vanity Fair che lo ha incontrato nel sud del Continente nero. Sembra che l’accesso esclusivo di Bashir ai conti segreti libici (ogni mese un giornale internazionale li individua in posti diversi, da Malta all’Italia, dalla Svizzera all’Estremo Oriente) sia l’assicurazione sulla vita dell’ex alto dignitario di Gheddafi.
Ma che c’entra tutto questo con Prodi? Il collegamento tra i due è una misteriosa istituzione di San Marino, la Tèresys foundation, l’«osservatorio internazionale per le politiche giuridiche, economiche e fiscali» realizzato nella Repubblica del Titano da alcuni degli uomini più vicini all’ex premier. La fondazione nasce nel 2003 quando Prodi è commissario europeo e i suoi amici sanmarinesi pensano di mettere a frutto le relazioni del loro pigmalione. Nel comitato scientifico, per esempio, figurano un direttore generale e un paio di ex ambasciatori italiani presso la Commissione europea, l’ex presidente dell’Unione africana, ma anche Elhouderi Hamed Ahmed che fino al 2006 è stato a capo della missione diplomatica Libica presso l’Ue. Un parterre internazionale (dalla Francia alla Germania al Lussemburgo), composto anche da economisti e banchieri, quasi con un unico comune denominatore: i legami con le istituzioni europee, o forse sarebbe meglio dire con Prodi e il suo entourage.
Fatto sta che Bashir viene nominato presidente della fondazione sino a quando, con l’inizio della guerra in Libia, il suo nome diventa scomodo e, dopo i primi articoli di giornale sul tema, viene cancellato pure dal sito.
Ma chi sono i fondatori di Tèresys? Il romagnolo Piero Scarpellini e i sanmarinesi Claudia Mularoni e Antonio Valentini, banchiere recentemente coinvolto in un’inchiesta su un’illecita operazione immobiliare: «L’incubazione dell’affare è passata attraverso plurimi interventi di Banca centrale, e del presidente Antonio Valentini, e attraverso le compiacenti perizie dell’architetto Luigi Moretti» scrivono i magistrati nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di alcuni politici locali, legati anche al Partito dei socialisti e dei democratici (Psd), il Pd sanmarinese. Mularoni e Valentini sono considerati molto vicini al Psd e hanno promosso il referendum (bocciato) per l’ingresso della piccola Repubblica nell’Unione europea. Il mese scorso hanno messo in liquidazione un’altra loro fondazione, la San Marino 2020. Scarpellini, invece, preferisce agire lontano dai riflettori ed è anche l’uomo più vicino a Prodi che conosce e frequenta da una trentina d’anni. Cesenate, 64 anni, laurea in Lettere, con Romano premier è stato dal 2006 al 2008 «consulente non pagato dell’ufficio del consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio per i Paesi africani». Mentre ricopriva questo incarico venne indagato (e successivamente prosciolto) dall’allora pm Luigi De Magistris a caccia di massoni e affari a San Marino. Nel fascicolo finì pure una foto di Prodi e Scarpellini sotto la tenda di Gheddafi.
Altre immagini interessanti si trovavano sino a poco tempo fa proprio sul sito della Fondazione. Comprese quelle di Bashir e Prodi insieme e sorridenti. Ma il sito a fine 2014 è stato cancellato e non è possibile rintracciare alcunché se non In alto, Rom ano Prodi e il colonnello Gheddafi nel 2004. All’epoca Prodi era presidente della Com m issione europea. A sinistra, la pagina del sito dell’Interpol dedicata a Bashir Al Shrwaki
Ma questo non significa la fine delle relazioni di Prodi e dei suoi uomini con dittature o governi non proprio democratici.
Infatti l’ex premier continua a intrattenere rapporti con molti stati africani, oltre che con cinesi, russi e kazaki. Putin lo aveva scelto come consulente per il G8 di Sochi; in Cina insegna all’università e i figli sviluppano business commerciali; quanto al Kazakistan, Panorama ha scritto che Prodi è di casa alla corte del dittatore Nursultan Nazarbayev e che si recherebbe ad Astana circa tre volte l’anno. Con questi Paesi fanno affari pure Mularoni e Scarpellini attraverso l’azienda di consulenza sanmarinese Pragmata. Quest’ultima sorge come società anonima nel 1995 (su iniziativa di Scarpellini e in contemporanea con la nascita dei comitati per l’Ulivo) e nel 2000 trasferisce uomini e risorse nell’omonima srl di cui Claudia Mularoni diventa amministratore unico. Nel 2014 Pragmata ha ottenuto in esclusiva l’incarico di advisor per le relazioni internazionali del governo di Astana con l’Ue e ha organizzato incontri per la China Europe International Business School, di cui Prodi è docente. Un mese fa Mularoni è entrata nello staff del sottosegretario alla presidenza del Consiglio per gli affari Ue Sandro Gozi. «Gratuitamente», assicura lei. Ma forse lavorare per un governo, anche senza stipendio, per chi si occupa di pubbliche relazioni può essere un buon biglietto da visita. La collaborazione con Gozi poi è quasi naturale. Infatti il ministro ha sangue sanmarinese ed è legatissimo a Prodi, di cui è stato assistente politico e membro del gabinetto ai tempi della Commissione Ue; con Mularoni ha animato il Laboratorio democratico, pensatoio dei giovani ulivisti. Infine Pragmata sul sito si pregia di «aver organizzato la partecipazione del “segretario di Stato agli Affari europei” Sandro Gozi al meeting ciellino di Rimini» del 2014. Tutti insieme (Gozi, Scarpellini, Mularoni e altri 14 membri di Pragmata) sono stati cooptati in un’altra organizzazione chiave della sinistra: il Centro studi di politica internazionale Cespi voluto da Enrico Berlinguer e portato avanti da Napolitano: nel suo comitato di presidenza oltre a Gozi e Scarpellini annovera Fassino, Lapo Pistelli ed Enrico Letta. Un tridente che non si può definire di renziani doc. Chissà se il premier, diffidente per natura, conosce i legami con Cespi e Tèresys dei suoi collaboratori di Palazzo Chigi. La rete, prodiana, che lo tiene in contatto con l’Europa.

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