Gian Nicola Berti sulla responsabilità della Banca Centrale nella crisi sammarinese

La politica, tanto di una parte che
dell’altra, ha le sue responsabilita’ per lo stato in cui versa
il sistema economico finanziario sammarinese. Ma non e’ l’unico
imputato. Ci sono altri soggetti che non hanno compiuto il loro
dovere. In primis Banca Centrale, la cui attivita’ di vigilanza
si e’ rivelata insufficiente. Il 73% del mercato del Titano e’ in
mano a tre soggetti, e Banca centrale avrebbe dovuto favorire da
tempo “aggregazioni”.
Arriva dalla maggioranza, e dal consigliere di Lista della
Liberta’ Gian Nicola Berti, il duro attacco all’operato della
massima autorita’ di vigilanza del sistema bancario sammarinese.
Intervenendo nel dibattito sulla relazione del segretario di
Stato delle Finanze sullo stato dell’arte del comparto e sulle
sue prospettive future, il consigliere si chiede “se la vigilanza
di Bcsm sia adeguata ad affrontare le modifiche del sistema cui
si sta pensando”. I controlli infatti “non sono stati quelli che
dovevano essere” e la Repubblica ha pagato entrando in “liste di
vari colori, ma mai quello bianco”.
Numeri alla mano le ispezioni sono
state in sette banche e sette finanziarie nel 2006, in sei banche
e sette finanziarie nel 2007, in cinque banche e nove finanziarie
nel 2008 e in quattro banche e undici finanziarie nel 2009.
Inoltre, il 90% dei controlli nelle finanziarie, prosegue il
consigliere di maggioranza Gian Nicola Berti, hanno evidenziato
“gravi irregolarita’”. Insomma sarebbero serviti maggiori
ispezioni dati che “tre societa’ su quattro non rispettavano i
parametri di Bcsm”. Berti sottolinea inoltre che “il nostro
sistema e’ poco adeguato ai cambiamenti previsti da Gatti”, a
partire dai fondi comuni d’investimento, per cui e’ necessario
puntare sulla professionalita’ e “ristrutturare il settore”. Il
73% del mercato e’ in mano a tre istituti e per assicurare la
necessaria solvibilita’, “fondamentale per affacciarsi sui
mercati internazionali”, sono necessarie “proposte da Bcsm per
agevolare l’aggregazione e consolidare cosi’ il patrimonio”.

Piu’ pacato l’intervento di Pier Marino Menicucci del gruppo
Pdcs-Eps-AeL, che sottolinea come San Marino sia “ben lontana da
essere un paradiso fiscale”, ma e’ in corso una “campagna
violentissima contro il nostro Paese”. Dalla relazione di Gatti,
aggiunge, arrivano spunti interessanti sul trust, per il quale
servono pero’ le adesioni a trattati internazionali, sui fondi
comuni d’invstimento e sulle assicurazioni, ma occorre anche
“trovare alte forme di sviluppo”.
Il sistema bancario sammarinese,
aggiunge Andrea Zafferani, e’ incentrato sulla raccolta e non sui
prodotti finanziari e il fatto che la raccolta sia in calo meno
del previsto dimostra che “la riservatezza e’ ancora un asset
appetibile”. Certo preoccupa “il troppo peso del debito privato”
e soprattutto le imminenti conseguenze dello scudo fiscale che
“potrebbe drenare dal 15% al 40% della raccolta globale”.
Fondamentale fare chiarezza dopo i tanti ritardi e firmare con
l’Italia, aggiunge, dato che si “apriranno nuove opportunita’”.
Sulla necessita’ di ridefinire il sistema bancario “alla luce
dei nuovi standard internazionali di trasparenza” concorda Angela
Venturini dei Moderati, mentre Teodoro Lonfernini del Pdcs
stigmatizza l’ostilita’ italiana e internazionale verso la
Repubblica. Per uscire dalla crisi sono necessarie “linee precise
di sviluppo e responsabilita’ da parte di tutti gli attori”, ma
non c’e’ dubbio che “eravamo sovradimensionati in tanti settori,
da quello economico a quello societario, e non dovevamo farcelo
dire da fuori”. Insomma, sotto certo aspetti “Tremonti ha
ragione” ma comunque ora c’e’ la certezza che “segreto bancario,
anonimato societario e bassa pressione fiscale non bastano piu'”.
La strada della trasparenza e’ stata intrapresa e “con gli
accordi con l’Italia l’economia e San Marino troveranno respiro,
ma non sara’ un punto di arrivo, bensi’ di partenza su cui
costruire un nuovo sistema economico”.

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