Giuseppe Maria Morganti di La Tribuna Sammarinese: Decreto ‘Salva banche’: il rischio del default del sistema finanziario passa allo Stato

La Tribuna Sammarinese

Dal 1 giugno i beni dello Stato verranno dati in garanzia per finanziare il
debiti delle banche

 Decreto ‘Salva banche’: il rischio del default del
sistema finanziario passa allo Stato

Pericoli per la bad bank nata
dalle ceneri di
Banca
Commerciale
, ma anche Smib
potrebbe riservare sorprese.

Giuseppe Maria Morganti

Il governo mette le mani avanti, anche se non si capisce esattamente quale sia l’imminente incidente che sta per accadere. Col decreto 1 giugno n°63 la prassi già attuta per Banca del Titano (costo complessivo 15 milioni di euro) e Credito Sammarinese (costo stimato 30 milioni di euro), verrà estesa a tutte quelle situazioni in cui Banca Centrale sarà chiamata ad intervenire come ‘prestatore di ultima istanza’. Per essere più chiari ogni esigenza dovesse scaturire dal mondo bancario e finanziario sammarinese in crisi di liquidità, verrà garantita da fidejussione pubblica siglata dal Segretario di Stato alle Finanze e dai Sindaci di Governo. Così fino a quando sarà il bilancio pubblico a poter supportare esborsi di denaro diretti o derivanti da mancati introiti, le risorse destinate alla spesa pubblica potranno essere dirottate nel pagamento dei deficit che matureranno nel settore banacario. Ma se quelle risorse non risultassero sufficienti sarà allora il patrimonio pubblico, beni immobili quali terreni e fabbricati, o altri beni come i servizi o le partecipazioni pubbliche nelle aziende di Stato, a garantire i debiti che il sistema bancario sarà costretto a contrarre per sostenere una liquidità ormai divenuta, per numerosi soggetti, insufficiente. La preoccupazione più forte riguarda il finanziamento del debito che dovrà essere contratto per dare liquidità a tutto il sistema. Che sia infatti indispensabile un’iniezione di liquidità è stato reso noto dal report pubblicato da Banca Centrale che riassume i dati del’intero sistema fino al 31 dicembre 2011. Ciò che è già stato fatto per Cassa di Risparmio verrà ora replicato per l’intero sistema. Ma al di là di una necessità generale di liquidità sono sostanzialemnete due i casi che si profilano che potrebbero implodere al punto di richiedere un intervento pubblico: il primo è quello ormai scontato del crak di Banca Commerciale o meglio della componente bad, malata, di tale banca, dato che la parte in equilibrio è stata già venduta a Asset Banca per un prezzo che ancora non è stato esattamente definito, ma che gli analisti considerano prossimo allo zero. In ciò che è rimasto di Banca Commerciale, ancora gestito dai commissari di Banca Centrale, scaturiscono crediti inesigibili per diverse decine di milioni (c’è chi azzarda l’ipotesi di 40 milioni di euro), compensati attualmente da debiti nei confronti di un unico cliente rappresentato dalla società finanziaria Bfc, recentemente posta in amministrazione straordinaria. Comunque vadano a finire le cose, i soldi della Bfc non potranno compensare le perdite perchè anche se il Tribunale ne decidesse la confisca, il denaro dovrebbe essere messo a disposizione dello Stato e non certo a pareggio dei crediti inesigibili. La necessità di trovare un momentaneo tamponamento al buco che si profila per Banca Commerciale potrebbe quindi essere il primo dei motivi del provvedimento varato il 1° di giugno. Non è escluso però che altri istituti bancari richiedano interventi per evitare la bancarotta ad iniziare dalla Smib. In questo caso Banca di San Marino si è dichiarata disponibile a comprare a costo zero l’intero pacchetto azionario assumendosi solo l’onere della ricapitalizzazione. Dato che anche Smib pare denunciare bilanci in forte perdita tali da avere compromesso cifre superiori al valore del capitale sociale, non è escluso che per ripristinare condizioni accettabili per l’ingreso di Banca di San Marino, sia necessario un interventodi finanziamento di Banca Centrale. Si stima che il patrimonio immobiliare (esclusi i beni inalienabili quale ad esempio il Palazzo Pubblico o le Torri) comprensivo delle riserve finanziarie possa essere prossimo ai 500 milioni di euro, la cifra giusta per garantire un’interessante immissione di liquidità nel sistema, ma si tratta anche di tutto ciò che la comunità samarinese è riuscita ad accumulare in secoli di storia. Pare giusto che una decisione di questa portata possa essere presa con un semplice decreto, quando la legge e la tradizione affidano al Consiglio Grande e Generale il compito di tutelare l’inscindibilità e l’alienazione del patrimonio pubblico?  

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