Gli Avv.ti Annetta e Pagliai in relazione al comunicato del Segretario di Stato Mularoni

 

Siamo convinti che il Segretario Mularoni non facesse riferimento a noi nel momento in cui, nel comunicato diffuso nella giornata di ieri, ha fatto riferimento a “giuristi o aspiranti tali” che pretenderebbero di allargare le indagini per corruzione che vedono coinvolto Claudio Podeschi ad altri membri del Congresso di Stato. Il nostro mestiere, infatti, come ben sa la dott.ssa Mularoni, non è quello di accusare ma quello di difendere e di preservare il rispetto dei diritti di chi assistiamo.

Una replica, tuttavia, nel dubbio, ci è imposta per sgomberare il campo da errate interpretazioni. La corruzione, come noto, costituisce tipico reato a concorso necessario per realizzare il quale accanto alla condotta del corruttore – il quale offre o promette una certa utilità ad un pubblico ufficiale – deve sussistere anche una condotta del corrotto il quale, in cambio di quella certa utilità offertagli dal corruttore, compie un atto contrario ai doveri del proprio ufficio (c.d. corruzione propria) o un atto che rientra nei doveri del proprio ufficio (corruzione impropria).  Partendo da questi presupposti risulta chiaro che se il rilascio delle nomine diplomatiche è atto di competenza collegiale del Congresso di Stato esso non può ritenersi, per sua natura, atto d’ufficio proprio ed esclusivo – come si pretenderebbe di fare – del Segretario di Stato alla Sanità.
Se, pertanto, vi fu una corruzione essa avrebbe dovuto essere collegiale. Sul punto, del resto, non è stata certo la difesa, bensì gli Inquirenti, a parlare di “sinecura diplomatica e di trascuratezza dei controlli” nella gestione del corpo diplomatico.
Se, diversamente, come sostiene il Segretario Mularoni, la nomina di Paul Phua ad ambasciatore in Montenegro fu assolutamente regolare la corruzione non esiste. E non esiste per nessuno.
Del resto anche Claudio Podeschi ha sempre difeso con forza, negli stessi esatti termini quali quelli esposti dal Segretario Mularoni, la regolarità e le grandi opportunità che quella nomina avrebbe potuto offrire – se solo le si fosse volute cogliere – per lo sviluppo di San Marino. Che tali circostanze siano oggi fortemente rivendicate costituisce null’altro che una conferma alla versione dei fatti da sempre offerta da Claudio Podeschi. Da ormai due anni la difesa chiedeva che a riscontro della regolarità delle condotte poste in essere venissero escussi in sede processuale i Segretari di Stato in carica. Richiesta sempre negata sia in sede Inquirente che in sede dibattimentale. Oggi quelle conferme sono arrivate a mezzo di comunicato stampa. Non quanto ci si sarebbe aspettati da un ordinamento che a parole si dice rispettoso dei canoni del Giusto Processo ma è sempre meglio di niente.      
Prof. Avv. Massimiliano Annetta
Avv. Stefano Pagliai

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