Il coraggio dei singoli per cambiare le cose

L’articolo “Appello accorato di un vecchio” pubblicato su “l’Informazione”, su Libertas e nell’ultimo post su FB, ha sollevato un bel dibattito ma soprattutto ha messo in evidenza, attraverso un campione di popolazione che sono certo rappresenta bene una vasta fetta di cittadini, un clima di sfiducia, preoccupazione e costernazione di fronte all’andamento delle cose sul piano politico, istituzionale ed economico. 

Nella discussione c’è chi fa analisi e propone soluzioni nette di chi ha sempre la verità facile. Sono invece problemi complessi dalle radici antiche e comunque la costernazione che sento non è il solito qualunquismo da bar che non voglio assolutamente alimentare, è anche preoccupazione per il futuro e non capisco perché non debba interessare chi ha delle responsabilità politiche e istituzionali.

Radici antiche perché negli anni 80 – 90 il mondo cambiava e i partiti hanno dovuto abbandonare le ideologie, ormai morte, e invece hanno abbandonato gli ideali, sempre necessari, chiudendosi ognuno nella propria autoreferenzialità, creando un mondo politico astioso, meri comitati elettorali, trasformando la base in tifosi senza coinvolgimento vero. Hanno in questo modo allontanato di fatto chi voleva ragionare, discutere e criticare. Un tale clima impoverisce la partecipazione dei cittadini e allontana dalla politica i cittadini più responsabili.

Gli esperimenti pur interessanti di dare vita a nuove forme di aggregazione politica si sono presto chiuse nell’autoreferenzialità e presunzione che rappresentano il limite della pochezza e non l’autorevolezza. Da qui quando un partito è all’opposizione è tutto sbagliato, quando un partito è al governo non si accettano critiche perché va tutto bene. Così non si va lontano.

Un’analisi molto critica che non vuole però essere qualunquista. Ho conosciuto persone serie e piene di buona volontà, che stimo, in tutti i partiti più meno, che hanno tentato di seminare progetti buoni che però, come le parole del Vangelo, sono caduti nell’aridità dei sassi o soffocati tra le spine dell’opportunismo e della sottocultura. Il problema è far crescere la consapevolezza dei cittadini (che hanno anch’essi le loro responsabilità) e allora non posso non ricordare tanti messaggi e appelli di autorevoli Capitani Reggenti e in particolare l’iniziativa dei Capitani Reggenti Santolini e Tomassoni di istituire una giornata nazionale per iniziative di ”educazione alla cittadinanza” che, purtroppo, dopo il bell’esordio, non ha visto altre valorizzazioni (poi a fermare tutto  ci ha pensato la paralizzante vicenda della pandemia). Sono queste iniziative che dobbiamo riprendere e valorizzare se vogliamo sperare. Le situazioni e la stessa storia possono essere cambiate anche dal coraggio dei singoli: chi ci sta?

Giovanni Giardi

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