Intervista al Presidente Terenzi

Terenzi nell’intervista rilasciata a Loris Pironi traccia il bilancio di questi anni: anni difficili per le difficoltà endemiche che il sistema è costretto ad affrontare e poi per lo scoppio della crisi internazionale. Non mancano riferimenti ai rapporti col Sindacato che non riescono proprio a trovare una nuova e più produttiva strada, e gli auspici per il rilancio della competitività delle imprese.
Ecco alcuni stralci dell’intervista.
“Da un punto di vista personale si è trattato di un incarico estremamente gratificante, che mi ha permesso di contribuire attivamente alla crescita del sistema ma anche di vivere una serie di esperienze la cui valenza, da fuori, difficilmente si può comprendere pienamente. Sin dal primo Consiglio Direttivo abbiamo deciso di impegnarci a evidenziare il vero volto dell’economia sammarinese, un volto sano, fatto di aziende che producono economia reale, che si impegnano con etica e professionalità e riescono ad emergere nel contesto nazionale italiano e internazionale. Ci siamo impegnati a fondo in questi anni perché sin da allora i rapporti con l’Italia non erano semplici, ed il problema delle relazioni con Roma era all’ordine del giorno sin da quando c’è stato il passaggio di testimone dal mio predecessore, Simona Michelotti. Sul solco di questa esigenza abbiamo cercato di dare vita ad iniziative che potessero rappresentare nel modo migliore il tessuto produttivo della nostra Repubblica. E allora ecco che abbiamo dato vita al San Marino Forum (…) Tra gli aspetti positivi di questo triennio posso anche aggiungere che finalmente, dopo una lunga gestazione, sono partiti i lavori per la nuova sede dell’Associazione, nel palazzo Ex Inail di Città”.
In questi tre anni vi eravate proposti anche di migliorare le relazioni industriali.


“Sì, questo è il mio rammarico. Mi dispiace molto ma sono costretto a rilevare che nel confronto con il sindacato prevale ancora la vecchia politica rivendicativa, che dovrebbe essere abbandonata a maggior ragione in una fase difficile e particolare come quella che stiamo attraversando oggi, con la crisi internazionale che, come dicevo, si aggiunge alle nostre problematiche strutturali mai superate. Il mio auspicio è che nel più breve tempo possibile si comprenda finalmente che occorre lavorare tutti quanti assieme per salvare i posti di lavoro e la capacità produttiva delle nostre aziende, due aspetti che sono strettamente correlati. Perché altrimenti il rischio è che il sindacato ottenga gli aumenti contrattuali richiesti, ma che tra un anno ci siano tantissimi lavoratori a casa perché le aziende in cui lavoravano, senza gli interventi che l’ANIS chiede a gran voce da tempo, finiscano per chiudere definitivamente i battenti”.
Cosa suggerisce di fare per aumentare la competitività del sistema?

“Oggi che non c’è più la possibilità di programmare il lavoro come in passato, occorre poter avere a disposizione una maggiore flessibilità. E si deve trovare anche il modo di assicurare alle imprese strumenti per ridurre il costo del lavoro. Nel rinnovo contrattuale e non solo si dovrà rispondere alle mutate esigenze dei mercati: solo così si potrà ripartire di slancio”.

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