La musica di Sara Tavares a San Marino grazie all’Etnofestival

Sara Tavares spicca immediatamente, per la sua bellezza. Ma soprattutto sa conquistare subito, rappresentando alla grande la nuova generazione di cantanti delle isole capoverdiane, emersi sulla scia del successo mondiale di Césaria Évora, ma nati fuori dall’isola e parte di una generazione i cui genitori erano emigrati dalla brulla terra al largo del Senegal verso il Portogallo alla ricerca di un lavoro.
È lei la protagonista della seconda giornata dell’Etnofestival di San Marino, che in piazza Sant’Agata, per cinque serate molto interessanti, esplora ai massimi livelli le musiche e i canti della tradizione popolare del pianeta, dall’Africa al Centroamerica, dall’Europa ai bravissimi canadesi esibitisi ieri sera, secondo il taglio cosiddetto “world”, ovvero di attualizzazione non filologica né strettamente etnica dei suoni di derivazione popolare.
Sara Tavares e i suoi combinano passato e presente, strumenti della tradizione con quelli elettrici ed elettronici, miscele di stili che immergono in antiche atmosfere senza farci estraniare dall’oggi, anzi.
Nata a Lisbona nel 1978, da adolescente apprende l’uso della chitarra, fonda il primo coro gospel del Portogallo a Lisbona e si lascia catturare dai classici dei Motown e dai pezzi rhythm ’n blues di Stevie Wonder, Aretha Franklin, Donny Hathaway.
Il suo omonimo debutto del 1996 e il successivo Mi Ma Bô sono ancora molto legati all’errebì e a un allegro mix afro-pop, ma il trampolino di lancio internazionale è l’album del 2007 Balancê, con canzoni spostate verso la musica tradizionale di Capo Verde, le mornas e le coladeiras, e dell’Africa, cantate in portoghese, inglese, capoverdiano, creolo e mosse dai ritmi dell’isola, della bossa brasiliana e della samba angolana.
Il live del 2008 e l’ultimo Xinti dimostrano il suo avanzare nel cammino intrapreso, traboccano di chitarra capoverdiana, ritmi angolani e calde sonorità portoghesi, canzoni liriche, sensuali, ma anche avvolte in irresistibili ritmi funky.
Il batterista Ndu, il bassista Gogui Embaló, i chitarristi Ricardo Alves e Boy Ge Mendes e il percussionista Miroca Paris accompagnano Sara in un autentico viaggio interiore che lei stessa descrive come la visione de “l’anima che prende il volo”.  

Direzione artistica: Raffaello Carabini e Maurizio Martinotti   [c.s.]

 

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