L’edilizia a San Marino

SAN MARINO – Un boom edilizio, negli anni Novanta, che come risultato ha portato troppe abitazioni rispetto agli stabili industriali e strade scarse. Un piano regolatore sorpassato, scaduto nel 2002 e che avrebbe bisogno di innovazioni, ma anche una nuova legge per il riutilizzo delle acque reflue nelle abitazioni che in Italia non ha eguali. A San Marino, in un momento di stallo del mercato, anzi, “di recessione paurosa”, si sta cercando di dare una svolta in senso “ecologico” al settore dell’edilizia, cui la Repubblica deve buona parte della sua ricchezza.

Per le case di nuova costruzione, per esempio, per legge il 70% del fabbisogno di acqua per innaffiare e per gli scarichi deve essere “grigia”. I 300 tecnici del settore costruzioni, tra architetti, ingegneri e geometri, vogliono guardare avanti. Si impegnano per illuminare la politica, a loro avviso troppo concentrata su altri temi. Luca Zanotti, architetto in una delle imprese più grandi della Repubblica, Aedilia Engineering, conferma alcune delle voci che circolano a San Marino e ne smentisce altre. E’ vero, per esempio, che negli anni Novanta, “in soli dieci anni, gli stabili a uso abitativo sono quadruplicati, ma senza criterio” spiega l’architetto. “Si è voluto creare una zona industriale per ogni Castello (i Municipi sammarinesi, ndr), senza considerare la carenza di strade e il fatto che la merce va trasportata”. I tir, quindi, attraversano San Marino creando problemi di traffico, di inquinamento e, dove le strade sono strette, perdono molto tempo per consegnare le merci. Il nuovo Segretario di Stato per il Territorio, Gian Carlo Venturini, è al lavoro proprio per migliorare le infrastrutture: “I governi hanno sottovalutato questo problema, andava affrontato da tempo” aggiunge l’architetto. Come va affrontato il nuovo piano regolatore, dato che l’ultimo ha elaborato la pianificazione sotto il Titano fino al 2002 “avendo come unico criterio l’aumento della popolazione- puntualizza Zanotti- e costruendo tanto, troppo all’inizio per poi cercare una stabilizzazione per gradi, anche per non mettere il ginocchio il settore”. Oggi, quindi, ci sono molte case vuote in Repubblica, “i numeri fluttuano- ironizza Zanotti- c’è chi parla di 8.000 alloggi invenduti o sfitti, c’è chi dice 3.000”, ma sono comunque tante, pure se l’architetto sbugiarda chi dice che il territorio è stato totalmente consumato: “Si è costruito sul 17% del territorio e ci sono ancora zone protette e agricole”.
Oggi, pur “girando al minimo per non morire”, il mercato edilizio vuole essere lungimirante, almeno dal punto di vista ambientale. Fino a due o tre anni fa a San Marino non c’erano leggi che regolassero l’edilizia sostenibile, con un ritardo di più di dieci anni rispetto alla vicina Italia. Ma i nuovi professionisti sammarinesi del settore si impegnano per costruire ecocompatibile: “Con una spesa del 5-10% in più per la costruzione poi si hanno risparmi sull’energia, dall’elettricità al riscaldamento all’acqua del 20-30%”, conferma Zanotti che già vede molti sammarinesi orientati verso questo tipo di filosofia. Il rispetto per l’acqua si sta facendo strada. “Fino a qualche anno fa eravamo degli spreconi- afferma- forse tra il 20 e il 50% in più rispetto agli italiani già ai vertici delle classifiche per consumo”.
Ultimamente, invece, sono state organizzate molte campagne di sensibilizzazione, a partire dalle scuole, per insegnare a risparmiare acqua. Senza contare la legge 72 del 2008, che ha introdotto aspetti che esistono anche nella legislazione italiana, con qualche miglioria. Una è quella del riutilizzo nelle abitazioni delle acque reflue. Per tante operazioni utili, dallo scarico dei bagni ai giardini, che sotto il Titano non scarseggiano, come pure le piscine.

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