L’ombra della camorra. Cdls

SAN MARINO 14 APRILE 2011 – “Le nostre denunce trovano conferma alla Procura di Bologna, ma purtroppo a San Marino siamo rimasti inascoltati”. E’ il secco e amaro commento della Federazione Lavoratori Industria alla notizia di una ordinanza della procura bolognese che ha colpito un sodalizio criminale legato al clan dei Casalesi che operava in Emilia Romagna e San Marino.
Notizia diffusa oggi da Roberto Galullo del Sole24ore,  che riporta nei dettagli la serie di vessazioni, violenze e minacce subite da Michel Burgagni,  amministratore di tre aziende sammarinesi,  da parte del clan camorristico.  
 
“Lo scorso agosto – spiega la FLI-CSU – abbiamo sollevato il caso di alcune aziende segnate da una serie di fallimenti, denunciando  il meccanismo di scatole cinesi dietro il quale un unico amministratore continuava a operare grazie anche al rilascio di regolari licenze societarie. Purtroppo siamo rimasti inascoltati per mesi, mentre decine di lavoratori devono ancora incassare migliaia di euro di stipendi mai versati: il credito supera i 150mila euro.  Ora apprendiamo  che sulle difficoltà di queste aziende sammarinesi si profila l’ombra della camorra. A questo punto torna drammaticamente di attualità l’interrogativo  lanciato in agosto : come è possibile che le autorità politiche competenti continuino a dare licenze ad imprenditori che più volte hanno chiuso le proprie attività per fallimenti o hanno ridotto le aziende a società senza dipendenti, con il sospetto che facciano uso di lavoro irregolare, e rovinano la vita di molti lavoratori lasciati a lungo senza stipendio e destinati a perdere il lavoro?”.
Ecco il comunicato della FLI-CSU del 31 agosto 2010.
Scatole cinesi a San Marino
Quattro aziende (Burgagni Imbiancatura, Edil Tinteggiatura, Style Decor, B & B Tecnology ) riconducili allo stesso imprenditore, hanno un comune destino: non pagano gli stipendi, falliscono o rimangono senza dipendenti. Perché si continuano a rilasciare società che fanno capo a personaggi così poco affidabili?
Partiamo dalla Style Decor, azienda di tinteggiatura che ha chiuso oggi i battenti. E lo fa dopo aver lasciato a lungo senza retribuzione i propri dipendenti. Gli attuali dipendenti sono 6, ma i lavoratori creditori in tutto sono 11, che hanno maturato molte mensilità non pagate, per un ammontare ciascuno di circa 15mila euro. Oltre a non versare i salari, l’azienda non paga da tempo per i dipendenti i contributi ISS e pensionistici, e la Cassa Edile. Pertanto, i lavoratori non possono percepire neanche quanto spetta loro dalla Cassa Edile. Sembra altresì che vi sia un atto di sequestro dei beni aziendali da parte di Banca Centrale (ma quali beni aziendali?).
Lo scorso autunno, per recuperare i crediti maturati all’epoca da quattro dipendenti della Style Decor, per un importo di circa 20mila euro, la CSU aveva chiesto al Tribunale di dichiarare il fallimento dell’azienda. Ma il giudice ha respinto questa istanza di fallimento, e l’azienda da allora ha potuto incredibilmente continuare l’attività fino ad oggi senza pagare i dipendenti. Ora il sindacato si ritrova a presentare una nuova istanza di fallimento per le stesse problematiche esistenti in passato. Com’è possibile che il Giudice non abbia già prima dichiarato il fallimento quando era chiaro che l’azienda avrebbe smesso di pagare i lavoratori?
La cosa più sconcertante è che dietro la Style Decor c’è lo stesso imprenditore a cui sono riconducibili – in quanto sono amministrate direttamente o attraverso familiari – altre tre aziende che hanno, o hanno avuto, un comune destino: non pagano i dipendenti, sono fallite oppure sono diventate aziende senza dipendenti. Vediamo la “brillante” parabola di queste società dietro le quali c’è lo stesso imprenditore, che ha creato una sorta di meccanismo di scatole cinesi.
In principio nasce la Burgagni imbiancatura, aperta nel gennaio 1987 e rimasta attiva fino al gennaio ’93. All’epoca aveva 10 dipendenti. Anche questa azienda non pagava i dipendenti; ma prima che venisse dichiarata fallita, i soldi per i crediti dei lavoratori sono improvvisamente spuntati fuori. Ha evitato quindi il fallimento ed è stata subito riattivata nel febbraio ’93 con licenza individuale, ma senza avere più dipendenti. Al momento risulta ancora attiva, senza personale…
Nell’89 nasce la Edil Tinteggiatura, amministrata sempre da un familiare dell’imprenditore. Sembrerebbe che sia stata presentata istanza di fallimento da parte di un gruppo di fornitori. È comunque rimasta attiva, senza dipendenti, fino al 2006.
Mentre in questi anni si è consumato il triste destino della Style Decor, nel 2008 nasce la B & B Tecnology, altra azienda di tinteggiatura, amministrata da un altro membro della famiglia. Oltre all’amministratore ha alle proprie dipendenze una lavoratrice impiegata, alla quale – tanto per cambiare – non sono stati corrisposti otto mesi di stipendio più il Tfr. C’è anche da chiedersi: considerando che quest’azienda ha solo un’impiegata, come porta avanti la propria attività? Forse si avvale di lavoratori in nero?
Come è possibile che le autorità politiche competenti continuino a dare licenze ad imprenditori che più volte hanno chiuso le proprie attività per fallimenti o hanno ridotto le aziende a società senza dipendenti, con il sospetto che facciano uso di lavoro irregolare, e rovinano la vita di molti lavoratori lasciati a lungo senza stipendio e destinati a perdere il lavoro?

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