Mauro Chiaruzzi intevistato da Dire

Chiaruzzi (Psd): vinciamo, poi pensioni e bioetica

“Per i nostri giovani servono scuole di formazione politica”

SAN MARINO- Rinnovati e vincenti. Così Mauro Chiaruzzi, ex segretario del Psd, vede il futuro del suo partito. Il centrosinistra dunque non è all’angolo, ma va rilanciato puntando concretamente sulle nuove leve. Il segretario per la Sanità uscente non dà sconfitta la sua compagine politica alle prossime elezioni di novembre, convinto che l’uscita di Ap dalla coalizione le abbia donato stabilità e coesione. Ma chiede anche con forza di rinnovare la classe dirigente con giovani formati attraverso vere e proprie scuole di politica. E per il futuro di San Marino “non servono più capannoni da riempire di frontalieri, ma strutture all’avanguardia che diano condizioni buone di lavoro ai nostri ragazzi”.


-Per la prima volta quest’anno il bilancio dell’Iss, l’Istituto di sicurezza sociale della Repubblica è andato in pareggio. Una novità che ha dell’incredibile, non solo per San Marino visto che la Sanità di tutti i paesi è costantemente in rosso. Come ci siete riusciti, considerati anche gli investimenti fatti?

Il risultato raggiunto è assolutamente importante, non sfugga che non è un obiettivo che si ottiene facilmente. Sono stati due gli obiettivi che si è cercato di raggiungere. Il primo è il recupero della fiducia dei sammarinesi nella sanità dello Stato. Questo ha fatto sì che nel corso dell’anno non siano state tante quanto prima le richieste per ottenere prestazioni fuori territorio: è un risparmio importante. E poi, un altro obiettivo perseguito è legato al bacino d’utenza, che per San Marino è di poco più di 30.000 persone. Una struttura per poter funzionare a pieno ritmo ha bisogno di più pazienti, cosa che si ottiene avendo a disposizione personale e macchinari all’altezza e professionisti capaci di attirare pazienti dall’esterno. Ci stiamo riuscendo, sono tanti gli italiani che vengono a farsi curare a San Marino. Le strutture di eccellenza sono senza dubbio la Terapia intensiva, l’unità di Cardiologia, il Laboratorio, la Radiologia (che ha macchinari all’avanguardia), l’Ortopedia e la Chirurgia. Su quest’ultima in particolare nel 2006 e 2007 erano sorti dei problemi proprio per carenza di fiducia. E’ stata fatta una scelta importante, quella di chiamare qui dei professionisti da fuori. Nei giorni scorsi, ad esempio, è stato sottoscritto un accordo con l’Ausl di Bologna che porta qui importanti professionisti dal capoluogo emiliano-romagnolo.

-Se dovesse essere ancora Segretario di Stato per la Sanità nel prossimo mandato, ci sono lavori iniziati che vorrebbe portare a termine? Altri che vorrebbe cominciare?


Ho qualche rammarico per non aver portato a compimento alcuni progetti. Il primo riguarda la riforma previdenziale che prevedeva anche una riforma complementare, il cosiddetto “Secondo pilastro” che avrebbe concluso il nostro percorso e permesso ai giovani di avere un futuro certo. Senza queste norme e con le sole modifiche che abbiamo dovuto porre con il primo passaggio della legge, questi giovani nel futuro arriveranno a prendere una pensione che è il 65% di quello che riceve un pensionato ora. Era importante completarla, avevo persino già avuto l’ok, dopo un confronto con le parti sociali; purtroppo la situazione politica, la caduta del governo, non ci ha permesso di concluderla. Stesso problema per un’altra questione, sulla quale eravamo a buon punto, cioè il parcheggio interrato all’Ospedale. Anche ora ci sono grandi difficoltà a parcheggiare. C’era un accordo di cooperazione con la Fondazione della Banca di San Marino che avrebbe permesso in breve tempo di costruire una struttura che avrebbe dato una risposta, ma alla fine ci siamo dovuti fermare, sempre per la stessa ragione, il Governo che è andato in tilt. Altro motivo di rammarico nasce in relazione al settore della ricerca: nel nostro territorio, si vede anche nelle cronache quotidiane, il settore sta lavorando molto e fa grandi passi in avanti. Per poter fare ricerca serve di un comitato di bioetica, avevamo già predisposto le nomine, avevamo anche individuato una personalità sammarinese che avrebbe potuto presiedere il comitato, ma ancora una volta…


Le cose positive finalmente completate invece?

Di buono c’è che ciò che abbiamo concluso lo abbiamo fatto in poco tempo: abbiamo cominciato a novembre e il Governo è andato in crisi tra aprile e maggio. Tra le cose che invece abbiamo fatto c’è stata l’adozione del provvedimento stralcio residuo della prima riforma previdenziale, che si caratterizza per due aspetti importanti. Uno è l’istituzione dei contributi figurativi, quelli che, per esempio, le madri in aspettativa dopo aver partorito non erano in grado di mettere da parte. A loro ora sono riconosciuti questi contributi come se in quel periodo avessero effettivamente lavorato. Il secondo è invece l’istituto del riscatto degli anni di studio prima della laurea. Un’altra legge completata è la tutela dall’esposizione al fumo, che è stata anche un simpatico motivo di notorietà per la Repubblica sulla stampa italiana, per il divieto di fumo in auto. E ancora, il decreto per la tutela delle lavoratrici gestanti che ha cambiato un punto importante: le donne erano considerate in malattia, essendo solo in attesa di un figlio. Non potevano muoversi di casa. Ora invece sono tutelate e contemporaneamente, più libere. Altro compito concluso è stata la nomina dei responsabili del comitato esecutivo dell’Iss: Paolo Pasini direttore generale, Davide Petrini nuovo direttore amministrativo, Carlo Antonelli direttore sanitario e Andrea Gualtieri direttore dell’Authority. Queste new entry e le conferme, insieme all’arrivo di medici e professionisti ha dato una nuova iniezione di fiducia e ottimismo fuori e dentro l’Istituto di sicurezza sociale.

In giro si è detto che lei non si voleva ricandidare…

Smentisco ancora queste voci. Qualche ripensamento, forse, avendo fatto anche un determinato cammino politico ci poteva stare, ma questo è un momento troppo importante e sono convinto che sia fondamentale ora, rilanciare il nostro “Progetto per San Marino”, il progetto che sta alla base dell’unione tra le due più importanti forze politiche sammarinesi, i socialisti e i democratici. Due partiti che avevano visto come segretari il sottoscritto e l’amico Beppe Morganti. Questa unione è stata la vera novità degli ultimi anni. Ora è necessario rilanciarlo dopo che qualcuno- sto parlando di Alleanza popolare- un partito che noi avevamo chiamato nell’esecutivo, lo ha messo in discussione. Ci hanno abbandonato sul più bello e ci hanno dimostrato di non avere senso di responsabilità. Di tutto avevamo bisogno, adesso, tranne che di una crisi politica e di nuove elezioni, per cui riconfermo la mia presenza e il mio impegno all’interno del partito e dei democratici. Abbiamo obiettivi precisi da raggiungere e che verranno riconfermati nel governo della nostra coalizione.

-In molti sono convinti che il centrodestra del “Patto per San Marino” sarà vincente…


Rispondo con una battuta: “non dire gatto, se non l’hai nel sacco” e ogni riferimento non è puramente casuale. Al di là del fatto che nelle campagne elettorali si sia visto di tutto e di più, credo che vada dimostrato senso di responsabilità e mi sembra che una coalizione come quella che si oppone alla nostra, non dia una grossa dimostrazione di coesione. Perché raccoglie tanti personaggi che hanno avuto storie importanti, ma che, come si dice in gergo, hanno preso il cappello e sono usciti dai partiti sbattendo la porta. Vorrò vederli nei passaggi che seguiranno, vorrò vedere se riusciranno a dimostrare di essere così uniti, io ho i miei dubbi. Sicuramente sarà una campagna importante e credo che le due coalizioni potrebbero invece essere alla pari, la differenza la farà la coesione che verrà dimostrata e che potrà dare vincente l’una e l’altra. Noi in questo momento siamo ben uniti e compatti sugli obiettivi. Tra l’altro, la serata che ha visto la presentazione al pubblico della coalizione ha dato un forte riscontro numerico di sostenitori, cosa che ci aiuta a portare avanti le nostre ragioni.

-Un’altra voce che circola è che, in ogni caso, per il suo partito ci sarà una svolta interna. Cosa ne pensa, vista la sua esperienza di Segretario e visto che proprio la sua guida ha portato all’unione tra socialisti e democratici?


Nella mia breve esperienza politica, ho ricoperto diversi ruoli, tra cui quello di segretario del partito. Un ruolo molto delicato, che richiede equilibrio, ti chiama continuamente alla mediazione e a dover rispondere alle più disparate richieste. Ora auspico che all’interno del partito si segua la strada del rinnovamento. Solo con il rinnovamento possiamo essere alla pari coi tempi e portare iniziative nuove che siano più vicine alla gente e che ascoltino di più quello che i nostri cittadini continuamente ci chiedono. Persone nuove e iniziative nuove, dunque, per leggere bene le esigenze, quando non anticiparle.


L’entusiasmo può bastare?

L’entusiasmo non basta, serve anche la professionalità, le capacità ed è importante per questo che il partito si attivi al più presto per portare avanti la formazione politica, perché è vero che i giovani hanno l’entusiasmo, ma poi devono avere delle intuizioni importanti per rispondere ai momenti di difficoltà. Troppe volte nel passato si è improvvisato e magari io ne sono un chiaro esempio, visto che in poco tempo sono passato da semplice consigliere a segretario politico del partito. Serve una formazione politica completa.

-La campagna elettorale è iniziata a pieno ritmo. Cosa direbbe agli elettori del Psd per invitarli a votare per voi?


Noi abbiamo le idee chiare su ciò che serve in questo momento al paese e se non sono stati raggiunti determinati obiettivi è solo perché qualcuno li ha messi in discussione dopo aver sottoscritto un determinato programma. Si deve guardare ai giovani, bisogna pensare a loro, come dice, Anna Maria Ceccoli, presidente della Consulta dei cittadini all’estero: se non poniamo alcune condizioni emigreranno come i nostri antenati. Abbiamo un alto tasso di scolarizzazione, non ci servono più capannoni da riempire di frontalieri, ma strutture all’avanguardia che diano condizioni buone di lavoro ai ragazzi sammarinesi.

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