San Marino. Csdl non accetta nessun passo indietro sulla legge sulla rappresentatività

Legge sulla rappresentatività, la CSdL non accetta nessun passo indietro

di Giuliano Tamagnini – Segretario Generale CSdL

L’Osla torna a sollevare polemiche sulla legge sulla rappresentatività, la n.159 del 2016, una norma che ha ripristinato un giusto e corretto principio di democrazia rappresentativa sia per le organizzazioni sindacali che per le associazioni datoriali, nonché la certezza contrattuale ai lavoratori.
L’Osla, in sostanza, lamenta il fatto che le organizzazioni datoriali che rappresentano un maggior numero di aziende, ma con un minor numero di dipendenti, sarebbero discriminate nella firma dei contratti rispetto alle associazioni datoriali che, invece, rappresentano le aziende con un maggior numero di lavoratori. Rispetto a ciò, la legge sulla rappresentatività stabilisce, appunto, che per firmare contratti di settore con validità erga omnes, occorre che le associazioni datoriali rappresentino le aziende che hanno il maggior numero di dipendenti di un determinato settore.

E questo è un principio assolutamente democratico, perché i contratti collettivi di lavoro si applicano proprio ai lavoratori dipendenti, ed è quindi sacrosanto che il diritto a firmare rinnovi contrattuali che valgono per legge appunto per tutti i lavoratori di quel settore, sia attribuito unicamente alle associazioni datoriali e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il maggior numero di lavoratori, e non il maggior numero di aziende.
La legge prevede inoltre passaggi decisionali democratici attraverso il referendum: sono dunque i lavoratori e gli imprenditori a decidere, non le organizzazioni sindacali e datoriali. E anche questo in termini democratici è un bel passo avanti, non si decide infatti fra una ristretta cerchia, ma fra chi deve applicare e fruire del contratto. Ciò non toglie che le associazioni o i sindacati con minore rappresentatività – e questo è valido anche per la CSdL laddove essa non è maggiormente rappresentativa – possano firmare contratti di lavoro senza valore erga omnes per le aziende e i lavoratori che rappresentano, ma tali contratti non possono prevedere condizioni inferiori rispetto al contratto collettivo nazionale di quel settore valido per legge, o erga omnes che dir si voglia.

Se l’Osla, nel contestare la legge, vuole dunque rivendicare il diritto di sottoscrivere contratti peggiorativi rispetto ai contratti erga omnes, ed applicarli a tutti i dipendenti delle aziende che rappresenta, ciò non è possibile, proprio perché la legge 159/2016 ha finalmente ripristinato una condizione di diritto e di democrazia rappresentativa per i lavoratori.
Il Governo, attraverso il Segretario di Stato per l’Industria e il Lavoro, ha ricordato, in una recente dichiarazione dello stesso Segretario sul giornale dell’Osla, un passo del programma elettorale della propria coalizione, in cui si afferma in merito alla legge sulla rappresentatività, che occorre “rivedere i meccanismi di valutazione della rappresentanza delle organizzazioni datoriali”, con l’impegno ad avviare un confronto tra le parti “per introdurre i correttivi necessari”.

Ci chiediamo dunque cosa si intende con queste dichiarazioni: si vuole forse dare maggiore peso alle aziende meno rappresentative, a scapito di quelle con maggiore rappresentatività, nella sottoscrizione dei contratti erga omnes?
Ciò di fatto annullerebbe l’equilibrio che la L. 159/2016 ha faticosamente raggiunto, andando a cancellare il diritto dei lavoratori di vedersi riconosciuto il miglior contratto, a solo vantaggio delle imprese, le quali avrebbero la possibilità di applicare invece contratti peggiorativi. D’altra parte ricordiamo tutti la strenua e veemente battaglia fatta da diversi attori politici e sociali nella scorsa legislatura per bloccare prima e poi snaturare questa importante conquista dei lavoratori.

È bene ricordare che in democrazia governa chi ha maggiori consensi, e non il contrario, altrimenti significherebbe che chi ha vinto le elezioni non avrebbe il diritto di governare, e questo deve essere valido anche per chi rappresenta aziende e lavoratori. E speriamo che il tanto decantato cambio di metodo non sia tutto qui, perché se così fosse, sarebbe forse meglio non cambiarlo.
Pertanto, se si volessero fare passi indietro e modifiche peggiorative alla legge sulla rappresentatività, la CSdL esprime fin d’ora con estrema determinazione tutta la sua contrarietà.

Piuttosto che modificare una legge che ha affermato le più alte condizioni di diritto e di democrazia rappresentativa, condivisa anche dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil), sarebbe molto meglio che il nuovo Governo si preoccupasse di dare risposte alle vere emergenze del paese: mettere un argine alla sempre crescente disoccupazione, adottare un serio e qualificato progetto di sviluppo per il paese, ancora del tutto assente, mettere in sicurezza il sistema bancario, che rischia di far saltare l’intero paese, riformare il sistema previdenziale, sanare i conti pubblici. Sono questi i temi cruciali sui quali la Csu ha chiesto il confronto, e su cui siamo pronti a dare il nostro contributo di idee e proposte per far sì che il paese esca finalmente dalla difficilissima situazione in cui è incagliato da fin troppo tempo.

RSM 25 gennaio 2017

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