San Marino. “Dawson City” e la sua collezione al Concordia

SAN MARINO. Questa sera, alle ore 21, torna al Concordia l’appuntamento con “Il Cinema ritrovato”, la rassegna di San Marino Cinema realizzata in collaborazione con la rinomata Cineteca di Bologna: sullo schermo  “Dawson City” di Bill Morrison. Non si tratta di un ‘classico’ restaurato ma di cinema ritrovato, nel vero senso letterale del termine. Infatti il film è realizzato a partire dall’eccezionale ritrovamento, al confine tra Canada e Alaska, di più di 500 film muti risalenti agli anni Dieci e Venti e considerati perduti per sempre. Le storie dei film ritrovati diventano il perno attorno al quale ruotano nuove storie intrecciate: quelle della febbre dell’oro, del capitalismo americano (è proprio a Dawson City che gli antenati di Donald Trump costruirono la loro fortuna), delle città effimere che nascono e muoiono in virtù di eventi tanto abbaglianti quanto estemporanei. La proiezione sarà introdotta dal Direttore degli Istituti Culturali, Paolo Rondelli.

Casuale e rocambolesco ritrovamento

Tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti, Dawson City, Yukon, Canada era l’ ultimo avamposto della civiltà yankee (in preda alla febbre dell’oro); al di là un deserto gelato, dove nacquero molte fortune americane. C’è un cinema e i film arrivano, con anni di ritardo; poi però rispedire indietro le pellicole è troppo costoso. A fine anni Settanta, scavi in quello che era stato un campo da hockey ne riportano alla luce un piccolo giacimento, preservato nel ghiaccio. In molti casi, si tratta di film dati per perduti. Bill Morrison usa il found footage per montare una “travolgente ballata sugli anni della corsa all’oro, fatta di newsreel, comiche e melodrammi; il suo discorso stabilisce un parallelo tra gli anni pionieristici del cinema e l’insediamento americano nella sua più remota frontiera” (Sophie Mayer). Presentato a Venezia, dove ha suscitato stupore ed emozione, il film di Morrison reca il valore aggiunto della sua storia: come se le persone sullo schermo si fossero appena svegliate da un lungo sonno nel ghiaccio, fantasmi convocati a narrare la propria lontana avventura, parte della storia americana del Ventesimo secolo.

 

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