San Marino. Decreti banche, Csu: “Il governo li ritiri immediatamente”

SAN MARINO. “E’ un blitz autoritario del Governo che senza nessun confronto né informazione approva tre decreti sulle banche e fondi pensione dai contenuti inaccettabili. Previsto il temporaneo esproprio dei 45 milioni di Fondiss, il congelamento dei risparmi in Asset sopra 50.000 euro, ingenti regalie a Carisp a seguito della acquisizione di Asset”Così la Csu, in una nota odierna, chiede il ritiro immediato dei tre decreti (il n. 78, 79 e 80 del 10 luglio 2017)  e convoca d’urgenza il Direttivo Unitario per lunedì prossimo.

Il Decreto n. 80 concerne l’acquisizione da parte di Cassa di Risparmio di Asset Banca, sottoposta a liquidazione coatta amministrativa; viene disposto che i risparmi detenuti dai cittadini fino all’importo di 50.00 euro, sono disponibili in liquidità, mentre le somme superiori sempre a 50.000 euro sono convertite in “obbligazioni non subordinate” emesse da Cassa di Risparmio, aventi scadenza a tre anni dalla emissione del Decreto, con una remunerazione dell’1,5%. In pratica un “bail in” temporaneo, quello che neanche l’Italia ha voluto fare per sostenere il sistema bancario. Di fatto buona parte delle risorse dei risparmiatori e delle imprese vengono rese indisponibili per tre anni. Abbiamo il timore che anche i 31 milioni del fondo pensioni in Asset Banca, per i quali il Governo non ha offerto nessuna reale garanzia, siano soggetti a questo “congelamento”. Per cui la situazione di queste risorse, particolarmente a rischio, se possibile è addirittura peggiorata… Su questo e sul “bail in” prima citato, si nutrono forti perplessità di compatibilità costituzionale. Il decreto n. 79 dispone che il credito di imposta concesso ad istituti bancari in seguito alla cessione in blocco di attività, passività e rapporti giuridici – in pratica l’acquisizione da parte di Cassa di Risparmio di Asset, ma anche altre acquisizioni del passato – può essere convertito in titoli del debito pubblico. In sostanza, le spese sostenute da Carisp per acquisire Asset, vengono scalate dallo Stato attraverso il credito di imposta, ovvero la banca non paga le tasse fino alla compensazione dei costi sostenuti. Questo avviene, come stabilito dall’art 2 del Decreto n. 78, per i primi sei anni fiscali sino alla concorrenza, per ogni singolo esercizio, del 15% dell’ammontare complessivo; per i successivi anni fiscali, sino alla concorrenza del 5% dell’ammontare complessivo. Ma a sua volta il credito di imposta, come detto, può essere convertito in titoli di debito pubblico, ovvero è lo Stato a pagare subito in un unica soluzione. Una cosa è quindi il mancato pagamento delle tasse da parte delle banche, mentre altra cosa è l’indebitamento dello Stato per circa 150 milioni attraverso l’emissione di titoli del debito pubblico. (…)

Leggi il comunicato

 

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