L’essenza del Cristianesimo secondo don Giussani. Riflessioni da “Il Parlante” di Marino Cecchetti

Su Corriere della Sera, venerdì scorso, la guida attuale di Comunione e Liberazione, Julián Carrón,  ci ha ricordato che   sta  nella incarnazione di Gesù l’essenza del cristianesimo,  come ci ha insegnato don  Luigi Giussani che di  Comunione e Liberazione è stato il fondatore.  Di certo  con l’avvento di  Cristo la divinità cambia volto sulle sponde del Mediterraneo. Assicurare la vita eterna  – cioè l’agognata immortalità – anche a chi non si è costruito una piramide o fatto seppellire con tanti tesori,  è la più grande delle rivoluzioni.

Ecco come, di questo  cambiamento radicale indotto da Gesù,  si parla in alcuni passi (Capitolo 7 – Divinità e natura)  del libro “Il parlante. Il linguaggio dalla comparsa al web Motore del successo degli umani“, di Marino  Cecchetti,  edito a San Marino nel 2018 (ISBN 1220024228, info ilparlante@libertas.sm). Il libro è in vendita al prezzo di euro 15, con invio a domicilio.  Per modalità e  condizioni clicca: UNILIBRO  (disponibile anche in lingua inglese).  

Gesù. Una religione universale

La conquista romana della Palestina acuisce la divisione fra gli Israeliti. Sorgono gruppi risolutamente votati alla causa della liberazione da Roma (gli Zeloti), per i quali l’addestramento militare è la prima delle preoccupazioni. Altri si rifugiano nel misticismo (gli Esseni) a seguito, forse, di contatti di dotti Israeliti, negli anni della cattività babilonese, con ambienti che si ispiravano a Zarathustra.

In tale contesto molto frammentato sotto l’aspetto politico, religioso e culturale, nasce, vive e predica Gesù, detto il Nazareno, perché originario di Nazareth, un paesino fra i monti della Galilea. Non appartiene alla casta sacerdotale: non è un Levita. È – potremmo dire in termini moderni – un laico. Ebbene il laico Gesù dà vita a una religione con caratteristiche di universalità. Cioè non legata a setta, città, popolo o impero. Si rivolge a tutti gli uomini, Gesù. A ogni uomo, in quanto uomo. Un’altra rivoluzione strepitosa dopo quella di Mosé. Mosè aveva introdotto, fra gli uomini, un Dio effettivamente trascendente, ma ancorato a un solo determinato popolo: Israele.

Brevissima la vita pubblica di Gesù. Tre anni circa. Gesù, nella sua predicazione, parte da Cafarnao, sul lago di Tiberiade, un piccolo abitato di un qualche rilievo su una strada importante, che porta al mare. Dà alla Legge, cioè alla Sacra Scrittura, una interpretazione nuova. Occhio per occhio, dente per dente? No! Amate i vostri nemici. Se qualcuno ti dà uno schiaffo su una guancia, porgigli anche l’altra. I Dieci Comandamenti? Basta questo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Chiunque sia il tuo prossimo. Chiunque. Non c’entra il posto che occupa nella societas, non c’entra la città da cui proviene, non c’entra il popolo cui appartiene. Gesù arriva a inculcare nei suoi seguaci questa singolare tesi: “Amate i vostri nemici” (Vangelo, Matteo). (…)

“Dammi da bere!”

Gesù si occupa anche dei bambini. Un fatto straordinario. Nella civile Grecia e nell’altrettanto civile Roma i bimbi non sono tutelati. Nemo miseratur pueros (“Nessuno ha pietà per i fanciulli”). È prassi gettare letteralmente i figli indesiderati, esporli agli animali delle selve, cederli agli allevatori di schiavi, belve a due gambe.

E non ha remore, Gesù, a rivolgersi pure alle donne nonostante le ritrosie della mentalità corrente davanti alla ‘impurità femminile’ in genere. Lo si vede da come si comporta con la Samaritana, una donna all’ultimo gradino della scala sociale. La incontra al pozzo, il luogo deputato alle donne. “Dammi da bere!”, le dice. Gesù chiede da bere a lei, emarginata fra le emarginate. Lei la più impura, che gli Israeliti ritenevano mestruata fin dalla nascita nonché ‘posseduta dal demonio’. “Dammi da bere!”. E non esita a prenderle il secchio, benché contaminato perché in mano a una persona ‘impura’. Alla Samaritana, in tutta la sua vita, nessun ebreo aveva mai rivolto la parola.

Rispettare l’altro, chiunque sia l’altro, anzi amare l’altro come se stesso, è il nuovo rivoluzionario comandamento, osservando il quale chiunque può entrare nel “regno di Dio”. Anche la Samaritana. Un messaggio, quello lanciato da Gesù, troppo rivoluzionario per passare inosservato. L’establishment non può tollerare un tale attacco alla societas. E reagisce.

Quel “regno di Dio”, espressione ricorrente nella predicazione di Gesù, fornisce ai vertici della struttura religiosa di quel popolo il pretesto per denunciarlo come sovversivo politico presso le autorità romane. Finisce sulla croce, Gesù. Una condanna da schiavi. Muore da schiavo. Testimoni hanno riferito poi della sua resurrezione. (…)

Dio parla: Logos, Verbum, Parola

Nella Bibbia (Genesi) sta scritto che l’uomo è stato creato per stare accanto a Yahweh, ma che, per una disobbedienza, ha perso tale prerogativa. Gesù, figlio di Dio, è sceso sulla terra per fornire all’uomo – anzi, a ogni singolo uomo – la possibilità di riguadagnare la posizione perduta.

La parabola del ricco epulone (Vangelo, Luca), il quale in vita ha negato anche le briciole a Lazzaro, povero e malato, essenzializza la portata rivoluzionaria dell’annuncio di Gesù. Sarà assegnato, a Lazzaro, un posto nell’aldilà accanto a Dio; anche se durante la vita terrena Lazzaro non ha costruito una piramide, anche se non si presenta nell’aldilà alla testa di un esercito di terracotta o di una schiera di altri uomini uccisi appositamente. Del ricco epulone, nel Vangelo, non è indicato nemmeno il nome, quasi a escluderlo dal consesso degli uomini. Del mendicante straccione e pieno di ferite, il nome c’è: Lazzaro, appunto. Gesù lo ha immortalato, così, già nell’aldiquà.

Quella di Cristo non è una variante minimale dell’ebraismo. Lo si vede quando Egli sostiene la pari dignità di tutti gli uomini, creati tutti a immagine dell’unico Dio: “Non c’è né ebreo né greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina …, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita” (Lettera ai Galati, Paolo).

L’uomo, ogni singolo uomo, non è più solo nel mondo cristiano. “Anche i capelli del vostro capo sono contati. Non abbiate paura”, dice Gesù. Dio che si cura anche di un passero perché non cada, come si può pensare che trascuri un uomo? L’uomo di fede cristiana dunque non ha più paura di ciò che lo potrebbe attendere nell’aldilà. Sa che, indipendentemente dalla casella che occupa nella societas, la sua vita non cessa con la morte avendogli Gesù, con la resurrezione, aperto – aperto specificatamente per lui – la strada dell’immortalità. Alla ‘fine dei tempi’ ogni singolo uomo recupererà il suo involucro corporeo (Marc Augé) col quale vivere in eterno accanto a Dio, come Adamo ed Eva vivevano accanto a Dio prima della cacciata dal Paradiso. È l’agognata immortalità.

Dio è nell’uomo: la ‘parola’ ne è la prova

Il cristianesimo è una religione ‘rivelata’. Dio ha parlato agli uomini, appunto, attraverso Gesù, Figlio di Dio, fattosi uomo, nato in una stalla e morto in croce. Quel che ha detto Gesù è Parola di Dio: Verbum in latino, Logos in greco. Il Cielo non è più muto. Dio parla con le Sacre Scritture. In particolare con i Vangeli.

Ecco l’incipit del testo dell’evangelista Giovanni: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. Poi “il Verbo si è fatto carne”.

La divinità non è più nelle cose come credono i politeisti, ma separata dal creato (Bibbia,  Vecchio Testamento); è nell’uomo stesso, nella singola persona che diventa il tempio  di Dio (Bibbia, Nuovo Testamento).

L’uomo, in quanto parlante, è la prova dell’esistenza di Dio?

 

***

 Dalla ‘quarta di copertina’ di “Il parlante”
Con un approccio divulgativo si rilegge il percorso della civiltà, scegliendo di mettere in particolare rilievo alcune tappe:
– l’alfabeto e lo zero; 
– la separazione fra divinità e natura; 
– la tecnica che dalla ruota dentata dell’orologio medioevale ci ha portati su su fino alla Luna; 
– la logica, che gemmata dal sillogismo aristotelico,  sta alla base dell’utensile ‘amico computer’. 
In quanto parlante l’uomo resta al centro del creato, anche se non più fisicamente come si riteneva prima di Copernico. 
In prospettiva c’è il ‘robot sapiens’, obiettivo dei recenti progetti sull’apprendimento automatico, ed, in sostanza, anche dell’Alfabeto del Pensiero di Leibniz. Lo potremmo considerare il Sacro Graal del nuovo millennio: lo ‘schiavo perfetto’ del parlante, costruito dal parlante stesso.
 

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