Omelia i Mons. Luigi Negri al congedo religioso di Tonino Guerra

OMELIA PRONUNCIATA DA MONS. LUIGI NEGRI
AL CONGEDO RELIGIOSO DI TONINO GUERRA
Si è aperto anche per il nostro fratello Tonino il banchetto della gioia senza fine, della vita senza più limitazioni e fatiche, quello che abbiamo sentito evocare in maniera straordinaria dal brano del profeta Isaia, che è stato appena proclamato. Ciascuno di voi che è qui ritrova, in questo momento, sentimenti di un’amicizia lunga, per taluni lunghissima, che ha avuto come tutte le amicizie una splendida fioritura. In questo momento di congedo noi non siamo soltanto dentro il pensiero vivo, la memoria affezionata e appassionata per la vita e la testimonianza della grande e straordinaria operatività che Tonino ha vissuto, inesorabilmente, lungo tutte le stagioni della sua vita. Come si diceva una volta, ed è verissimo anche oggi, questo congedo avviene di fronte alla maestà di Dio: e la maestà Dio è ciò che non muta mai, e di fronte ad essa ciascuno di noi è chiamato a ritrovare nel presente sentimenti e giudizi, che nascono dal cuore della vita.
La più grande cultura cristiana e laica ha sempre identificato nell’arte un sentiero verso l’eterno, verso il mistero: così ci ha insegnato Tommaso D’Aquino, così ci hanno insegnato Schelling e Fichte.
L’arte è organo dell’assoluto, apre di fronte al cuore e all’intelligenza e alla sensibilità questo sentiero verso il mistero, cioè la profondità della nostra vita, la profondità dell’essere, la profondità della storia.
Tonino Guerra ha percorso in maniera impareggiabile questo sentiero, ha camminato lungo le fasi della sua vita senza perdere mai di vista che doveva andare oltre, oltre all’immediatezza sensibile, oltre alla corrispondenza affettiva e psicologica e ritrovare quel volto misterioso, che sta al di là di ogni esperienza umana e di ogni incontro.
Tonino Guerra ha vissuto questa inesorabile nostalgia del mistero, in ogni momento e non ha mai perduto la consapevolezza che egli era chiamato, per nome, a camminare verso l’Infinito. La sua è stata un’autentica vocazione all’infinito e questa sua straordinaria, variegata esperienza artistica ha cantato i diritti dell’infinito, la bellezza della verità e della vita dell’uomo, i sentimenti più profondi, l’amore, l’amicizia, la gratitudine, la ricerca della verità, l’inesorabile tensione alla giustizia fra gli uomini.
Ha cantato le lodi dell’infinito e le lodi del popolo che cerca l’infinito; la sua inesorabile ed inesauribile ricerca dell’assoluto lo ha fatto diventare, più di una volta, un vero operatore di pace. E in quanto operatore di pace, legittimamente ed effettivamente, come dicono le beatitudini del Vangelo che abbiamo appena sentito proclamare, è divenuto figlio di Dio. La bellezza dell’uomo, la bellezza del creato, la bellezza della natura, la profondità drammatica della storia con tutte le sue contraddizioni, il bisogno dell’uomo di liberarsi dai limiti e dai condizionamenti dell’esistenza personale e sociale, hanno pervaso la sua vita quasi a  ritrovare nel mistero dell’essere e nel mistero delle cose ciò che finalmente dà senso e significato a tutto. Cantore del popolo, cantore della natura, e di questa non meno grande bellezza dell’arte. Ha rivisitato e rifrequentato infiniti aspetti della grande tradizione artistica di questo nostro ineguagliabile territorio. Così lo risentiamo oggi, un cantore appassionato ed una coscienza sanamente critica del nostro cammino di uomini, come frutto e sviluppo di questa grande vocazione artistica.
Tonino Guerra ha avuto una vocazione all’arte perché l’arte diventasse fattore di ricerca della verità e fonte di amicizia. Con una certa amarezza che mi ha segnato profondamente, la moglie era presente, nel mio ultimo incontro con lui, nella stanzetta dell’ospedale di Novafeltria ad un certo punto mi disse: “Eccellenza c’è troppa cattiveria fra gli uomini, non c’è bontà, non c’è amicizia”. Ed io gli ho risposto: “ Lei ha lavorato perché ci fosse più bontà e più amicizia, perciò affronta il giudizio di Dio con questo merito”. Cantore della verità e cantore dell’amicizia, che sono le due grandi dimensioni che rendono umana la vita. E’ l’amore alla verità e l’amore all’amicizia che rendono grande la vita.
“A Dio”, dunque, Tonino: io non dico addio, dico A Dio, perché l’addio sembra segnare un momento di inevitabile sgomento per l’assenza fisica della vita; io sto con la grande tradizione del nostro popolo che è segnata dal cristianesimo, e ti dico “A Dio”. Ti restituisco a Dio, Tonino, da cui sei venuto e per approssimarti a Lui hai servito la tua vocazione di uomo, di poeta e di artista.
Ad un certo punto le dissolvenze si sono fermate, gli enigmi si sono rivelati, ciò che lungo tutto il cammino era rimasto, forse, troppo implicito ha assunto il volto della misericordia di Dio, cioè il volto amabile di Gesù Cristo. Quel Gesù Cristo, parlando del quale, qualche giorno prima di morire hai detto una frase che avrebbe potuto dire tua mamma, che forse ti avrà detto tante volte tua mamma; hai detto: “ Io e Gesù siamo amici”.
Il Signore ti accolga in questa amicizia, che rivela tutta la profondità misteriosa e bella di questo cammino.
Noi tutti ci onoriamo di essere parte di questa storia grandissima e bellissima.
E così sia.
Pennabilli, 25 Marzo 2012
                                                         Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro

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