Patrizia Cupo, Corriere Romagna San Marino: Carisp, dossier segreto su Fantini & Co.

Corriere Romagna San Marino

Terremonto in Cassa di Risparmio

Carisp, dossier segreto su Fantini & Co.

Indagini interne alla banca hanno portato a un esposto al tribunale per riciclaggio
«La “mala gestione”: fondi occultati o trasferiti da San Marino all’estero e società prestanome»

Patrizia Cupo  

 L’inchiesta
Gli accertamenti
interni all’istituto
sono partito dopo
gli arresti dei vertici
della Cassa a Forlì

In Lussemburgo
Ricostruiti presunti
trasferimenti di
denaro tra il Titano e
l’estero per quattro
milioni di euro

SAN MARINO. Il trasferimento di
fondi da San Marino all’estero passando
per una società lussemburghese,
un’operazione da 4 milioni di euro costruita
alle “spalle” di Carisp, l’a c q u isizione
di una finanziaria in dissesto
usata solo come mero tramite di fondi
da occultare. E poi prelievi in contanti
come se piovesse, a “botte” di un milione
di euro alla volta, il tutto confluito
in un conto cifrato gestito dal
dominus della presunta “mala gestione”
della prima banca del Paese, Mario
Fantini, e reso possibile grazie a
prestanomi pagati, di contro, poche lire.
Terremoto in Cassa di Risparmio: a
un anno dalla presentazione di un esposto
penale
in trib
u n a l e a
San Marino
per ipotesi
di reato che
vanno dal
ric iclag gio
al l’a mmi nis
t r a z i o n e
i n f e d e l e ,
dalla frode
a l l e f a l s e
c o m un i c azioni
sociali,
spunta il
dossier segr
et o fr utto
delle indagini
interne
alla
banca condotte
l’i n d om
a n i
del l’arre sto
a Forlì dei
vertici di
allora della
Cassa, tra
cui l’a m m in
is tr at or e
d e l e g a t o
Fantini (deceduto due anni fa), protagonista
assoluto del dossier. A fianco
al suo, tanti altri nomi compongono la
ricostruzione della “su a” galassia: e
c’è anche una professionista sammarinese,
già indagata a Forlì e compagna
di un noto politico. Il dossier (33
pagine, otto capitoli) è ora nelle mani
della magistratura dei Tavolucci che,
sul conto “21119”, ha aperto contro ignoti
un fascicolo per riciclaggio.

L’accordo con la vedova Fantini. La
vicenda si lega a doppio filo a un altro
processo, quello aperto per appropriazione
indebita e giunto alla sua fase
conclusiva, per i soldi (7 milioni di euro)
reclamati in Carifin, la finanziaria
della Cassa, dalla vedova di Fantini,
Ofelia Sartini. Eppure, nonostante i
dubbi che emergono nel dossier frutto
delle indagini condotte in Carisp sotto
l’amministrazione-Masi (quando al
governo della fondazione Carisp c’era
Tito Masi), Carisp e la Sartini sono
giunti appena un mese fa a un accordo
e la cifra le è stata restituita: il processo
si sarebbe dovuto chiudere così,
con una banale remissione di querela,
ma il tribunale ha voluto vederci chiaro.
E ora, l’affare si complica. Sì, perché
stando alle indagini interne, i soldi
conservati nel conto “21119” altro
non sarebbero che il frutto delle operazioni
condotte da Fantini e dall’a llora
consigliere di Carisp, Paola Stanzani,
alle spalle di Cassa, e quegli stessi
soldi sarebbero poi confluiti nel conto
aperto da un prestanome alla Carifin
(un ragazzo di appena 24 anni
che, per quella “disponibilità” venne
pagato poche centinaia di euro) poi reclamati
dalla vedova Fantini.

L’affare Merchant Fin. Merchant Fin
è una società di diritto lussemburghese,
che si scopre essere di proprietà di
Carifin attraverso un mandato fiduciario
stipulato con un’altra fiduciaria
lussemburghese, la Bdo Fiduciaire.
Secondo il dossier, la società era in
realtà di Paola Stanzani: lo si deducerebbe
dai trasferimenti di denaro effettuati
dal conto della Stanzani alla
Bdo Fiduciaire pari al capitale sociale
della Merchant Fin, intestataria al
15% della Sitcom Holding Sa (un’altra
società con sede in Lussemburgo). Nei
confronti di quest’ultima, la Cassa deliberò
nel 2001 un finanziamento di
«oltre 5 milioni di euro, utilizzato per
oltre 4,1 milioni e non rimborsato – si
legge nel dossier -. Il finanziamento era
a propria volta garantito da una finanziaria
di diritto sammarinese, la
Fingroup Sa», poi acquisita dalla Carisp
e a sua volta – sempre secondo i
dubbi emersi dalle indagini interne –
di fatto di proprietà di Fantini e Stanzani.
«E’ stata la Stanzani – spiega l’esposto
penale – a dare incarico al depositario
delle azioni Fingroup di consegnare
le azioni all’acquirente Carisp;
il corrispettivo pagato da Carisp
veniva dapprima depositato su un conto
di proprietà di Carisp e restava lì
depositato fino al dicembre del 2006;
nel gennaio 2007, venivano emessi dalla
Cassa diversi assegni (per 768mila
euro, ndr) in favore di un legale che
apriva il libretto al portatore in cui
versava gli assegni; dal libretto al portatore
venivano effettuati tre prelievi
in contanti, per un totale di 768mila
euro (e rotti), ma nello stesso momento
in cui si effettuavano i prelievi, venivano
effettuati versamenti di identico
importo sul conto 21119». E’ necessario
però un passo indietro a quel finanziamento
da 5 milioni alla Sitcom. Cassa
chiede i soldi indietro e va a bussare
alle porte
della garante
Fingroup
che acconsente
a trasferire
alla
Cassa 4 mil
i o n i e
130mila euro,
di fatto
s vu ot an dosi
di ogni
ricchezza.
L’anno dopo
Fantini
chiede formalmente
a
Fingroup il
debito resid
u o d i
59mila euro,
ma specificando
di
«aver ricev
u t o u n a
proposta di
a c q u i s t o
dell’in t e r o
c r e d i t o
“ Sitcom ”
per un corr
i s p e t t i v o
di 60mila euro». Fingroup acconsente
e cede un credito di oltre 4 milioni, pur
svalutato, per soli 60mila euro, versati
in contanti, da una giovanissima professionista
sammarinese, “rimborsata”
con appena 2mila euro.

I sospetti del tributario. Secondo il
dossier segreto, la maxi operazione
Marchant Fin-Fingroup (quest’ultima
poi comprata da Carisp nonostante la
sua svalutazione) altro non era che
un ’operazione creata ad arte per il
«trasferimento della somma di oltre 4
milioni e 100mila euro da San Marino
al Lussemburgo, utilizzando Carisp
come “vettore” accreditato di reputazione
». Mangiò la foglia anche l’ufficio
tributario che, sul fatto, elaborò un’approfondita
scheda istruttoria: «Se si
guarda l’operazione nel suo complesso,
quello che sembrerebbe emergere
nella sostanza è uno spostamento di
fondi da una società all’altra», scriveva
il Tributario nella sua relazione.
Data l’impossibilità di accedere ai conti,
in virtù del segreto bancario, l’ufficio
delle tasse non arrivò mai a
un’accusa certa. (1- continua)

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