QUALCHE RIFLESSIONE SUL FORUM AMBROSETTI

Osla si dichiara risentita per le sentenze di giudizio severe e, in alcuni casi, francamente offensive, emerse dal Forum Ambrosetti, che partono da analisi chiaramente imposte quanto inesistenti.

Occorre purtroppo prendere atto con amarezza che il Forum Ambrosetti, concluso in questi giorni e che si candidava ad essere una manifestazione di alto profilo, motivo di riflessione e analisi del Paese, si sia dimostrata nei fatti molto limitata, seguendo un indirizzo chiaramente di parte e non rispecchiando l’intero Paese, senza indicare nulla che già non si sapesse e trascurando le uniche cose che invece sarebbero da fare.

Sono ben poco utili consulenti di rilievo internazionale che suggeriscono di “non copiare dall’Italia”, quando la manifestazione stessa è una copia del Forum italiano tenuto a Cernobbio. Lasciano senza parole i luminari di prestigiose università che illustrano teorie avvincenti, indicandoci di seguire la strada dell’innovazione nel campo delle telecomunicazioni, creando una San Marino Telecom, che, in effetti, già esiste da due anni. Infine, fanno rabbia relatori che elargiscono consigli a destra e a manca, incitando la nostra Repubblica a non prendere schiaffi in faccia, quando sono loro i primi a darli. E senza alcun riguardo per la professionalità degli imprenditori del settore turistico e alberghiero, che tutti i giorni devono affrontare problemi veri e concreti, come i flussi turistici dal potere d’acquisto quasi nullo, o la completa mancanza di una efficace politica di eventi che possa spingere i visitatori a soggiornare nel nostro Paese.

È inaccettabile dover ascoltare simili affermazioni, che sviliscono la dignità del nostro settore ricettivo, giudicandola vergognosa. È inaccettabile specie da parte di chi dovrebbe essere stato pagato per dare indicazioni serie su come uscire dalla crisi. E non bastano i begli esempi a cambiare le cose, perché se fossimo ai livelli del Dubai, gli alberghi sarebbero tutti a cinque stelle e del Forum Ambrosetti non ne avremmo alcun bisogno. Ma noi siamo qui, gli operatori sono qui, con problemi che si aggravano di giorno in giorno. E dietro a tutto questo mare di parole rimane il lavoro serio e importante di un comparto che soffre più di altri e che di tutto può avere bisogno tranne di sentenze inappellabili basate su giudizi estemporanei.

In risposta a questi atteggiamenti, Osla vuole allora lanciare il suo invito a reagire con fermezza, ribellandosi di fronte ai giudizi troppo facili emessi da consulenti che trascurano di approfondire e conoscere parte del Paese. Quello di cui c’è bisogno è respingere con forza e fierezza le tesi di una nostra ipotetica subordinazione culturale verso l’Italia che ci avrebbe fatto rinunciare spontaneamente a sovranità ed autonomia. Si sa molto bene, in questo Paese, come alcune scelte siano state imposte anche contro la volontà dei cittadini.

Occorre mettere fine a questa tendenza e recuperare la nostra autodeterminazione, tornando ad essere liberi di sbagliare per conto nostro, senza tante ricette preconfezionate. Occorre lavorare con lo spirito di iniziativa che ci dovrà contraddistinguere ora, come in passato ha contraddistinto i nostri padri. Dobbiamo formare un fronte compatto, reagire di fronte a simili situazioni e pretendere subito anche quella chiarezza politica che ci manca affinché ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Quello che ci vuole, in due parole, è: meno McKinsey, meno Ambrosetti e più orgoglio di essere sammarinesi.

San Marino, 11 giugno 2008

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