Relazione in Consiglio sulla Banca del Titano

Relazione in Consiglio sulla Banca del Titano

Riferimento del Governo nel CONSIGLIO GRANDE E GENERALE SU BANCA DEL TITANO

Eccellenze e Colleghi Consiglieri

A seguito delle richieste pervenute mediante Interpellanze ed Istanze d’Arengo, intendo ripercorrere le diverse tappe della vicenda “Banca del Titano”.

Molto di quanto andrò ad esporre è già stato sottolineato in più occasioni, ma è mia volontà, anche al fine di rendere più organico e comprensibile il riferimento, ripetere e ribadire alcuni passaggi.
Quanto andrò ad evidenziare, nella prima parte, è frutto dei riferimenti di Banca Centrale.

L’apertura della crisi bancaria


Come noto, la Banca Centrale della Repubblica di San Marino, a seguito di accertamenti ispettivi concentrati nei primi mesi del 2006, aveva rilevato sulla Banca del Titano la presenza di gravi e molteplici irregolarità per quanto atteneva, in particolare, all’intero processo di erogazione e gestione del credito alle quali era riconducibile un evidente e marcato scadimento della qualità del portafoglio crediti.


In base alle valutazioni ispettive svolte dalla Banca Centrale era stato difatti stimato che più di un terzo degli impieghi (pari, all’epoca, a circa 56 milioni di euro) era connotato da elevate previsioni di perdita.


Alle perdite su crediti andava poi ad aggiungersi una rilevante insussistenza nelle immobilizzazioni immateriali contabilizzate nell’attivo patrimoniale di circa 7 milioni di euro, costituita da spese di avviamento.


Il patrimonio della banca, pari a 13 milioni di euro, ed i fondi rischi già accantonati a bilancio, pari a circa 2 milioni di euro, non risultavano sufficienti a coprire le ingenti previsioni di perdite. La Banca del Titano registrava quindi una situazione di grave deficit patrimoniale in costante crescita, a causa di indirizzi di erogazione del credito non supportati da adeguata – e in molti casi neppure minimale – valutazione delle capacità di rimborso dei prenditori.

Di fronte a questa situazione l’Autorità di Vigilanza ha dapprima cercato di spingere la vecchia compagine sociale ad intervenire per sanare la situazione, e, successivamente, di fronte alla non disponibilità della proprietà verso qualsiasi intervento risanatorio, si è vista costretta, in mancanza di strumenti normativi che le consentissero di intervenire efficacemente sugli assetti proprietari della banca, sia in un’ottica di spossessamento forzoso delle azioni sia in termini di imposizione di “veti” su eventuali cessionari, a richiedere al Congresso di Stato l’attivazione del procedimento straordinario.


Con delibera n. 1 del 28 marzo 2006, il Congresso di Stato ha quindi disposto lo scioglimento degli organi amministrativi e di controllo della Banca del Titano S.p.A e l’instaurazione dell’amministrazione straordinaria, la prima che vi sia mai stata attuata nella Repubblica di San Marino a carico di un Istituto di Credito.

La fase iniziale della gestione commissariale, affidata ad un professionista non residente di approfondita e specifica esperienza, Maurizio De Marchis, (che era già stato responsabile di 8 procedure straordinarie bancarie in Italia), è stata caratterizzata da un’impegnativa attività finalizzata all’esame degli impieghi e più in generale dei rapporti con la clientela.


Come noto, l’iniziale termine di sei mesi dell’amministrazione straordinaria è stato successivamente prorogato tre volte esaurendo il tempo massimo di 18 mesi previsto dalla normativa vigente.

La ricerca di una soluzione alla crisi della Banca del Titano

Va premesso che la Legge 165/2005 (c.d. LISF), entrata in vigore nell’aprile 2006, prevede all’articolo 100 l’istituzione di un “sistema di garanzia per la protezione dei depositanti” ma a tutt’oggi la norma non ha ancora trovato concreta attuazione.


Nella consapevolezza dei necessari tempi e delle difficoltà sul piano tecnico ed economico che tale progetto avrebbe comportato per Banca Centrale e per l’intero sistema bancario sammarinese, in larga parte formato da banche ancora in fase di start-up, il Congresso di Stato, nell’imminenza dell’entrata in vigore della LISF e in linea con dettati della stessa legge e dallo Statuto di Banca Centrale, emanava una generale delibera (n.1 del 27/03/06) in cui si impegnava, ogni qualvolta ciò fosse stato richiesto dall’Autorità di Vigilanza a tutela della stabilità del sistema bancario sammarinese, a costituire un vincolo sulla cassa di riserva dello Stato di importo corrispondente ai finanziamenti concessi da Banca Centrale in favore delle banche sammarinesi, dando mandato al Segretario di Stato alle Finanze di perfezionare ogni atto conseguente.


Prima ancora che si ufficializzasse l’apertura della crisi della Banca del Titano era iniziata la ricerca di una soluzione che potesse minimizzare i costi del risanamento e al tempo stesso evitare che si producessero fenomeni di perdita di fiducia nei confronti delle altre banche sammarinesi e dell’intero sistema finanziario.

Tenuto conto della generale disposizione emanata dal Congresso di Stato con la richiamata delibera n.1 del 27/03/2006, il Governo in carica ha ritenuto di poter garantire l’integrale e tempestivo soddisfacimento dei depositanti attraverso la concessione da parte di Banca Centrale a Banca del Titano di una apertura di credito, sul conto accentrato, di importo variabile ad ogni rinnovo, ma comunque tale da garantire alla Banca del Titano le “iniezioni di liquidità” tempo per tempo necessarie.


Si tenga conto che nella fase iniziale si era venuta a creare una situazione di potenziale ed elevato pericolo caratterizzata da una limitata ma significativa corsa allo sportello della Banca del Titano e da qualche isolato segnale di allarme nel sistema, anche alimentato da informazioni di stampa non sempre corrette. A tal proposito, si ricorda che il giorno successivo all’apertura dell’amministrazione straordinaria un giornale locale pubblicò in prima pagina a caratteri cubitali la notizia, del tutto priva di fondamento ed immediatamente smentita da Banca Centrale, che almeno altri tre istituti bancari fossero “a rischio”, diffondendo nel pubblico l’idea allarmante e destabilizzante che fosse in atto una crisi sistemica.

Corre l’obbligo in questa sede di ricordare anche l’operazione di pronti contro termine di parte dei Fondi Previdenziali (11.042.740,61) con Banca del Titano, che erano gestiti con garanzia di separazione patrimoniale.

Nonostante quanto sopra, la situazione nel complesso non ha provocato conseguenze di rilievo sugli altri istituti (negli ultimi 18 mesi la raccolta bancaria complessiva ha registrato una crescita assai marcata rispetto ai periodi precedenti).


Per risolvere la crisi, gli sforzi sono stati anzitutto indirizzati verso la ricerca di una nuova compagine che potesse subentrare nel controllo e nel rilancio della Titano; nei successivi 18 mesi, si è così avviata una complessa ed estenuante attività che ha portato Banca Centrale ad incontrare numerosi gruppi, spesso solo incuriositi al rilievo della Banca e/o motivati da intenti probabilmente fraudolenti o comunque di dubbia legalità. Attività che ha portato Banca Centrale a scartare direttamente diverse proposte.

Sin dall’inizio infatti è stata categoricamente esclusa la soluzione alternativa della liquidazione coatta della banca, che, a prescindere dalla eventuale dichiarazione dello stato di insolvenza a carico della banca e/o da interventi risanatori a danno dello Stato, avrebbe comunque comportato un grave pregiudizio all’immagine e alla reputazione dell’intero sistema finanziario sammarinese.


Quest’ultima soluzione avrebbe poi generato oneri significativi in termini di costi indiretti, legati alla gestione della liquidazione e all’impatto sui livelli occupazionali, e infine non avrebbe consentito alla Banca del Titano di ricrearsi, dopo il risanamento, una sua nuova vita.


Le primissime esplorazioni per ricercare una nuova compagine, riferisce Banca Centrale, sono state indirizzate verso una soluzione interna al sistema attraverso il coinvolgimento di una grande banca sammarinese che avrebbe potuto rilevare l’istituto in difficoltà in cambio di ristori fiscali per la stessa banca pari all’ammontare dell’intervento effettuato. Questa soluzione è stata però successivamente accantonata perché avrebbe scaricato sui futuri bilanci dello Stato l’intero costo della crisi della Banca del Titano. Peraltro nella ricerca della soluzione interna non hanno giovato le dinamiche che si sono sviluppate nel sistema bancario che più o meno formalmente si sono manifestate avversando il coinvolgimento di istituti concorrenti.

Considerato il quadro normativo vigente nel periodo dell’amministrazione straordinaria, durante una prima fase della crisi, BCSM ha dovuto subire le iniziative indirette della proprietà che ha cercato di avvallare soluzioni difficilmente accettabili sul piano dei principi della vigilanza, anche se formalmente e giuridicamente valide, non essendoci ancora strumenti legislativi per condizionare e “forzare” il passaggio delle azioni della Banca del Titano. Senza la collaborazione degli azionisti risultava infatti impossibile, in base alle verifiche fatte da Banca Centrale, per chiunque, comprese l’Autorità di Vigilanza e l’Autorità Giudiziaria, evitare soluzione liquidatorie, favorendo il subentro di una nuova compagine azionaria.


La situazione è sostanzialmente cambiata agli inizi del 2007, in concomitanza con la chiusura dell’amministrazione straordinaria e dalla ricapitalizzazione di GEFIN.

In tale occasione, considerati gli stretti legami tra gli assetti proprietari della Gefin e della Banca del Titano, è stato possibile a Banca Centrale, seppur solo dopo una difficoltosa attività di mediazione, ottenere dagli azionisti di Banca del Titano l’impegno unilaterale a cedere ad un euro le azioni della banca a coloro che si fossero impegnati ad assicurare il salvataggio e il rilancio della Banca del Titano, rispettando gli indirizzi e le direttive dell’autorità di vigilanza.


A garanzia di tale obbligo, Banca Centrale ha ottenuto in pegno le azioni di GEFIN in misura superiore al 50% del Capitale Sociale, con parziale cessione del diritto di voto; inoltre, nell’ambito della summenzionata attività di mediazione, ha altresì ottenuto il pegno dell’intero pacchetto azionario Banca del Titano a garanzia del credito a questa concesso.

Su queste basi e su questi impegni, condivisi anche dal Comitato per il Credito e il Risparmio, si è così riusciti, da un lato, a risolvere positivamente la crisi della Gefin, e dall’altro si sono poste le premesse per il successivo salvataggio di Banca del Titano.

La soluzione della Gefin nei termini in cui si è realizzata ha infatti reso possibile un ruolo più attivo dell’Autorità di Vigilanza affrancando quest’ultima dai condizionamenti della proprietà della Banca del Titano, e rendendola più autonoma nell’individuazione di una proposta alla soluzione della crisi. In particolare, i criteri che hanno guidato BCSM nella scelta delle manifestazioni di interesse si sono basati da un lato, sulla valutazione dei profili rilevanti in termini di conformità ai principi della regolamentazione e, dall’altro, sul contenimento degli oneri a carico dello Stato valutati in una prospettiva di medio-lungo periodo.

In particolare, si è tenuto conto della sussistenza degli imprescindibili requisiti atti ad assicurare la sana e prudente gestione dei soggetti autorizzati, valutando aspetti quali l’onorabilità, l’esperienza imprenditoriale e professionale dei soggetti interessati; la solidità finanziaria e la capacità attuale e prospettica di apportare risorse alla nuova banca; la trasparenza della provenienza dei capitali investiti, le possibilità di crescita, ecc.

Nell’agosto del 2007 a tempi quasi scaduti (si ricorda che il termine ultimo della durata dell’amministrazione straordinaria era fissato per legge al 27 settembre 2007, prorogabile per motivi tecnici per ulteriori due mesi) i soggetti proponenti le manifestazioni di interesse più in linea con i criteri soprarichiamati, sono stati invitati a presentare, a Banca Centrale, un’offerta economica secondo uno schema preparato dalla stessa Banca Centrale. Questo schema ha previsto che il rilievo delle azioni della Banca del Titano, il conseguente ripianamento del deficit patrimoniale e la ricostituzione del capitale sociale, dovessero realizzarsi mediante versamenti di liquidità da parte dei nuovi soci e da un eventuale intervento residuale del Governo che prevedeva l’accollo liberatorio di una parte del debito della Banca del Titano e l’eventuale riconoscimento di un credito d’imposta. Più precisamente, i nuovi soci sarebbero dovuti intervenire mediante: acquisto dagli attuali soci delle azioni al costo simbolico di € 1; versamento di liquidità per concorrere al ripianamento del deficit patrimoniale; versamento di liquidità per la ricostituzione del capitale sociale. Il Governo sarebbe intervenuto invece attraverso accollo liberatorio di una quota del finanziamento concesso dalla Banca Centrale alla Banca del Titano; riconoscimento alla Banca del Titano di un credito di imposta da usufruire in un arco temporale di dieci esercizi; garanzia di sollevare la Banca del Titano da eventuali perdite che, secondo il giudizio e la valutazione dell’Autorità di Vigilanza, dovessero emergere entro un anno dalla fine della amministrazione straordinaria, in relazione ad eventuali rischi non contabilizzati al termine dell’amministrazione straordinaria, per l’ammontare eccedente l’importo di € 500.000, fino ad un ammontare massimo di garanzia di € 1,5 milioni. Tale ristoro di perdite verrebbe riconosciuto attraverso pari aumento del valore attuale del credito di imposta.

La soluzione individuata


Tenuto conto degli aspetti di vigilanza, dell’impatto sul bilancio dello Stato e sentito il parere del Commissario e del Comitato di Sorveglianza la scelta del gruppo individuato per rilevare la Banca del Titano è ricaduta sulla proposta avanzata da due fiduciarie (una sammarinese e l’altra italiana) che operano per conto di un gruppo di imprenditori e di imprese estere capitanate dalla IFIM spa (società specializzata nell’acquisto e gestione dei crediti). Sul fronte economico tale soluzione ha previsto un contributo, da parte dei nuovi soci, di 8 milioni per il ripianamento di una parte del deficit patrimoniale, un versamento di 7,8 milioni per la ricostituzione del capitale sociale, e la richiesta sia di un credito d’imposta per un valore attuale di 3,5 milioni, sia dell’accollo liberatorio da parte dello Stato di una parte del finanziamento concesso dalla Banca Centrale in misura corrispondente alla quota di deficit residuo. In particolare, per dar esecuzione a questa proposta lo Stato con Decreto-Legge n.112 ha deciso di accordare il credito d’imposta nei modi sopra ricordati, e di accollarsi una parte del finanziamento in essere di BCSM verso Banca del Titano in misura pari alla differenza tra il disavanzo patrimoniale e gli 11,5 milioni rivenienti dalla somma tra il contributo degli acquirenti e la capitalizzazione di 3,5 milioni di credito di imposta, intervento che considerando la sua valenza sistemica a sostegno della stabilità del settore finanziario, verrà finanziato con l’accensione di un mutuo decennale con la Banca Centrale, per un importo non superiore a 10,5milioni di euro.

A seguito dell’individuazione di questa soluzione, in data 22 novembre, l’Autorità di vigilanza ha dichiarato chiusa, ai sensi dell’art. 83 della LISF, la procedura di amministrazione straordinaria.

La tutela degli interessi dello Stato


Va preliminarmente osservato che l’accollo liberatorio dello Stato di cui all’art.4 del D.L. 112/07 nei confronti di Banca del Titano, è stato necessario per permettere alla nuova compagine sociale di poter attivare subito un piano di rilancio e ciò in linea con gli effetti auspicati nelle premesse del decreto medesimo e nelle precedenti delibere del Congresso con riguardo alla parziale copertura del disavanzo patrimoniale.

D’altra parte, l’intervento dello Stato va sicuramente considerato “un atto dovuto”, non solo sul piano politico dell’opportunità di tutelare l’intero sistema bancario sammarinese (ed il relativo gettito fiscale), ma anche sul piano giuridico, in relazione alla necessità di evitare l’escussione a carico dello Stato della garanzia precedentemente concessa a BCSM, in base alla delibera del Congresso di Stato del 27 marzo 2006: l’escussione sarebbe infatti risultata molto più onerosa sul piano economico (circa il doppio) rispetto all’ammontare dell’accollo.


Tra l’intervento dello Stato ed il grave dissesto patrimoniale in cui versava Banca del Titano vi è, del resto, un evidente nesso di causalità, tenuto conto che, in mancanza del dissesto BCSM non avrebbe concesso il finanziamento, lo Stato non avrebbe quindi rilasciato la garanzia e non si sarebbe poi trovato costretto a concedere a Banca del Titano i benefici economico/patrimoniali necessari per uscire dalla crisi.


In base ai riferimenti di Banca Centrale, lo Stato è pienamente legittimato ad esperire azione civile “aquiliana” nei confronti di tutti coloro che, a vario titolo (amministratori, sindaci, dirigenti, revisori ecc) hanno contribuito, con comportamenti omissivi o commissivi, al dissesto di Banca del Titano. Per l’esercizio di tale azione, non vi sono i ristretti termini prescrizionali previsti per l’azione di responsabilità esperita dal creditore sociale, per cui non si pongono per lo Stato problematiche connesse al celere compimento di atti interruttivi del termine.


In aggiunta a quanto sopra, sempre in coerenza con il generale intento recuperatorio della delibera del Congresso del 30 ottobre 2007, lo Stato ha ottenuto, per effetto dell’art.4 del Contratto di Accollo stipulato con Banca del Titano, che qualsiasi somma la banca dovesse ottenere dalla positiva conclusione della causa civile pendente n.334/2007, intentata dal Commissario nei confronti dell’ex Direttore Generale, della Società di Revisione e del soggetto da questa incaricato (David Crackett), dovrà essere integralmente riconosciuta allo Stato e che, conseguentemente, Banca del Titano non potrà rinunciare all’azione o transare senza il preventivo consenso dell’Avvocatura dello Stato, incaricata di cogestire con i nuovi organi amministrativi della banca, l’esercizio dell’azione. Ovviamente vanno aggiunti quelli che potrebbero derivare dalla parallela azione dell’avvocatura dello Stato.


Al di là della possibile consistenza del risarcimento dei danni patrimoniali, non sembrano irrilevanti i riflessi positivi di tali iniziative, in termini di segnale con efficacia deterrente idoneo a favorire la stabilità della piazza finanziaria sammarinese.


Questa è la ricostruzione di quanto avvenuto sulla base dei riferimenti di Banca Centrale.

Eccellenze e Colleghi Consiglieri,

Quanto accaduto, oltre a generare una profonda riflessione, ha consentito di trarre preziosi insegnamenti.
Più in particolare:

– La necessità di una più accurata selezione dei soggetti che direttamente o indirettamente chiedono di entrare a far parte del panorama finanziario sammarinese: Investitori, Direttori Generali, membri dei Consigli di Amministrazione, Sindaci Revisori di Istituti di Credito e Finanziarie. Le nuove norme che nel frattempo sono state adottate con la LISF e atti regolamentari successivi, danno, ora, più garanzie a riguardo;


– Adeguamento continuo della normativa del settore bancario e finanziario (va rilevato che alcune modifiche alla LISF verranno presentate nelle prossime settimane);


– si dovrà procedere al rafforzamento della Vigilanza a livello di norme e prassi che regolano il sistema, a tal fine il 1 gennaio 2008 entrerà in vigore il regolamento Bancario. Norme e strumenti, che come ho già detto, erano carenti e non in vigore nella fase in cui si sono verificati i fatti illustrati;


– considerare di primaria importanza l’istituzione di un Fondo di Garanzia dei Depositanti, previsto dalla LISF e da apposito articolo della Legge di Bilancio 2008 e che dovrà essere posto a carico del sistema bancario;

– .
– Una professionalizzazione degli operatori, non solo per evitare quanto emerso anche questi giorni sulla stampa, ma anche per un miglior rapporto con la clientela, qualità dei servizi;

Permettetemi alcune precisazioni su alcune posizioni emerse nei giorni scorsi:


Il Sindacato manifestava nel 2006 preoccupazione ed interesse a trovare soluzioni alternative alla chiusura di Banca del Titano, a tal fine è sufficiente leggere le dichiarazioni che allora sono state fornite agli organi di stampa e in particolare sul sito internet e comunicati stampa in particolare della CDLS.


In data 31 marzo 2006 un dirigente della CDLS ha dichiarato sulla stampa “siamo convinti che il sistema bancario e finanziario sia un sistema sano e solido, le centinaia di dipendenti che operano con professionalità e serietà lo dimostrano tutti i giorni. Questa importante risorsa economica per la Repubblica e per centinaia di famiglie va protetta e tutelata.”


Ancora in data 25/4/2006 un altro dirigente della CDLS in risposta ad alcune polemiche nate, a riguardo dell’intervento economico dello Stato, così si esprimeva: “ pur di guadagnare qualche colonna sulla stampa locale, questi signori non si preoccupano degli impatti negativi per l’immagine del nostro sistema e delle ricadute in termini di possibile perdita di credibilità per il sistema bancario e finanziario…”

In data 6 aprile la FULCAS_CSU.. nel riferire di su un incontro avuto con Banca Centrale esprimeva apprezzamento per le rassicurazioni avute in merito alla tutela dei dipendenti, alla salvaguardia del settore, all’attività del Commissario, alle garanzie sui depositi date da Banca Centrale. Garanzie che è bene ricordare sono conseguenti all’intervento dello Stato.


La cosa strana è che proprio chi nel 2006 sosteneva tali posizioni, oggi si scaglia contro la positiva soluzione della vicenda. Se allora si sosteneva la scelta perché a salvaguardia e a tutela del sistema … oggi cosa è cambiato? Forse si preferisce che lo Stato perda 22milioni di Euro?


La ricerca delle responsabilità costituisce una richiesta legittima, però sarebbe fuorviante riferirsi al periodo del Commisariamento e agli atti compiuti dal Governo di allora nel 2006. Vanno individuate, e la delibera del 30 ottobre ha anche queste finalità, le responsabilità relative a come è stata gestita, e ancor prima sull’affidabilità dei promotori.


Coerentemente con quanto già comunicato nella seduta consigliare del 26 settembre 2007, il Congresso di Stato in data 30 ottobre 2007, come ho già in precedenza illustrato, ha deliberato di adottare attraverso l’Avvocatura dello Stato tutte le iniziative possibili per la tutela degli interessi dello Stato nella vicenda Banca del Titano, mediante l’esperimento di azioni legali e giudiziarie atte ad individuare le responsabilità nel dissesto dell’Istituto, e per il conseguente recupero delle somme erogate dallo Stato a seguito della garanzia già prestata a Banca Centrale con delibera del Congresso di Stato del 27 marzo 2006.


La tutela dell’interesse pubblico, che è stata richiamata a più riprese in questi giorni, non può che andare oltre al fatto che lo Stato interviene in una situazione privata ponendo oneri a carico del bilancio e abbiamo il dovere di adottare strumenti perché ciò non risucceda e di agire per recuperare quanto più possibile le risorse. Attraverso il Decreto si intende intervenire per garantire la tutela dei risparmiatori, del sistema, dei lavoratori e delle finanze pubbliche che senza una adeguata ed efficace soluzione e a quanto previsto dal Decreto si devono accollare oltre 22 milioni di euro……. Molti sanno che non è la prima volta che lo Stato interviene a garanzia dei lavoratori o per il rilancio di imprese, direttamente o attraverso interventi sociali ecc. facendosi carico dei rispettivi oneri.

Credo che, come ho avuto modo di dire più volte, che l’eventuale fallimento della Banca del Titano avrebbe comportato più costi al bilancio, di immagine per il sistema, e anche a livello economico attraverso fughe di capitali, il sistema dà al Bilancio dello Stato oltre 35milioni di Euro, sono occupati oltre 800 dipendenti, compreso le Finanziarie, nei primi 9 mesi del 2007 ha avuto un trend di crescita + 14%, proviamo a riflettere cosa avrebbe portato come riflessi negativi la chiusura di BDT.

Anziché farsi travolgere dagli eventi, si è lavorato per far ripartire la Banca escludendo i vecchi soci e con una nuova compagine sociale, che ha avuto per il progetto presentato in questi giorni positivi commenti anche da organi di stampa specializzati come Milano Finanza ed altri.


L’unica maniera per recuperare ciò che lo Stato ha erogato era la ricerca di un gruppo di operatori in grado di mettere in piedi un progetto di rilancio per far ripartire l’attività e rilanciarla con nuove prospettive di espansione e questo oggi è realtà. La chiusura della Banca avrebbe provocato solo oneri, la sua riattivazione permette di recuperare sul piano fiscale forse anche prima dei 10 anni quello che oggi si è accollato il Bilancio pubblico e mi riferisco ai 10,5milioni, mentre i 3,5milioni di credito di imposta non ci sarebbero comunque stati in una situazione di non attività dell’istituto. Oggi non è quindi in discussione se è possibile evitare l’intervento dei 10,5milioni di Euro, ma di evitare di pagarne 22milioni e di creare pregiudizio alla nuova attività bancaria che è nata nei giorni scorsi.


Rispetto alcune preoccupazioni emerse rispetto al peso di tale intervento sul Bilancio dello Stato, oltre a quanto già detto, posso affermare che l’intervento che verrà fatto a riguardo della ristrutturazione del debito pubblico dovrà fare in modo di recuperare tale operazione ed evitare una conseguente diminuzione di risorse verso gli investimenti e le politiche sociali.

Faccio inoltre presente che un intervento di recupero di entrate che riguarda i redditi esteri in particolare del settore Bancario è presente nella proposta di legge di Bilancio, senza trascurare che le Banche e le Finanziarie pagano ancora il 19% per il periodo d’imposta 2007 e del 18% per il periodo d’imposta 2008, anziché il 17%.

Nel merito delle Istanze d’Arengo


L’Istanza N. 20 chiede una indagine anche eventualmente amministrativa, per l’individuazione delle responsabilità, lasciando alle Istituzioni l’individuazione degli strumenti più idonei per ricercarle e le azioni di risarcimento.

Tale richiesta si potrebbe ritenere già stata soddisfatta e recepita attraverso gli atti nel frattempo compiuti:

– l’attività del Commissario Straordinario che ha anche già avviato le azioni di responsabilità;

– l’indagine in corso da parte della Magistratura, che ha aperto uno specifico fascicolo,

– l’azione intrapresa dal Governo con la delibera del 30 ottobre 2007 che interviene sulla ricerca delle responsabilità e sul risarcimento di quanto corrisposto dallo Stato.


Pertanto alla luce delle procedure già adottate la sua eventuale approvazione può essere assunta come un rafforzativo e la riconferma di una precisa volontà.

Rispetto all’Istanza N. 21 che chiede in presenza di un intervento economico dello Stato che lo stesso diventi socio di BDT.
Si ritiene non opportuno che lo Stato faccia parte di un Istituto di Credito privato, anche in considerazione dei rischi connessi. In particolare quelli relativi ad un peggioramento dell’immagine conseguente l’effettuazione di operazioni ed attività.
Pertanto si propone di respingerla.

Rispetto all’Istanza N. 22 che chiede l’istituzione di un Fondo di Garanzia.

Si concorda sulla proposta, e a tale scopo come già sottolineato, all’interno della Legge di Bilancio è previsto l’obbligo di istituire apposito sistema di garanzia a tutela dei depositanti entro il 30 giugno 2008.

L’Istanza si può approvare come rafforzativo dell’impegno assunto.

Rispetto alle Interpellanze:

Interpellanza di GIOVANNI LONFERNINI SU BANCA DEL TITANO – “SPESE DI AVVIAMENTO SOSPETTE”


Credo che ha premessa sia doveroso contestualizzare quanto richiesto alla situazione di quel momento:

– la Banca del Titano è nata nel 1999 (delibera n. 18 del 1 febbraio 1999) e su precedente parere favorevole dell’Ispettorato per il credito e le Valute 29/12/98) e del Comitato del Credito e Risparmio di allora (26/1/99), la relativa abilitazione ad operare è stata data il 31 gennaio 2000 da parte del Congresso di Stato;

– nel periodo in cui si sono svolti i fatti che hanno portato le successive difficoltà della BDT, gli strumenti normativi e i presidi di vigilanza non erano certamente adeguati rispetto all’esigenza di una efficiente azione di verifica e controllo, l’influenza della politica sulle scelte e valutazioni sul vecchio ICS erano forti. E’ fuori dubbio che la nascita di Banca Centrale poi ha fatto fare un salto di qualità a tutto il sistema;

– l’esame di alcune operazioni svolte e soggetti coinvolti fanno apparire collegamenti fra quelle operazioni e la vecchia e pendete situazione di Nuova Rete;

– .
Nel merito dell’Istanza si precisa, preliminarmente, che trattasi immobilizzazioni immateriali (l’interpellanza cita erroneamente “immobilizzazioni materiali”).


Crediti per complessive L. 11,8 mld nei confronti di diversi nominativi erano stati acquistati nel periodo 1998-1999 da Ge.Fin, a fronte di cessioni onerose da parte di alcuni intermediari sammarinesi.

Nel dicembre 1999 Ge.Fin ha venduto i crediti in parola alla neonata Banca del Titano. Ge.Fin ha successivamente riacquisito tali crediti con due distinte operazioni.

La prima, effettuata nel dicembre 2001 per L. 9,1 mld (importo comprensivo di interessi), risulta saldata attraverso l’emissione di fatture di pari importo da parte di Ge.Fin a carico di Banca del Titano, aventi ad oggetto l’assistenza alla costituzione ed avviamento nonchè la dotazione di raccolta diretta. Ge.Fin ha immediatamente azzerato il valore dei crediti acquistati, passando a perdite L. 8,3 mld e utilizzando un fondo svalutazione per la differenza di L. 0,8 mld.


La seconda tranche venne acquisita nel dicembre 2004. Oltre alla quota residua dei crediti sopra menzionati (€ 1,8 mln, importo comprensivo di interessi maturati) vennero acquistati ulteriori crediti verso clienti vantati dalla Banca del Titano per € 0,9 mln, gravati da perdite.

Anche in questo caso l’acquisto avvenne a fronte di emissione di fattura emessa da Ge.Fin a carico Banca del Titano per pari importo (€ 2,7 mln), relativamente a compenso per il conferimento di raccolta diretta e indiretta. Ge.Fin provvide contestualmente ad azzerare il valore dei crediti passando detto importo a perdite.
Nei bilanci del 2001 e del 2004 di Ge.Fin i costi per svalutazione dei crediti erano sostanzialmente compensati dai ricavi a fronte di dette fatture emesse.


In conseguenza di tali operazioni, Banca del Titano presentava tra le attività, a fine 2004, costi sospesi per avviamento pari a residui € 6.719 mila, ammortizzati dal 2002 secondo un piano di durata ventennale, supportato da una specifica perizia esterna. Il documento peritale precisava che per l’avviamento “può essere correttamente accolto un ammortamento ultradecennale”.

Il bilancio 2005 della Banca del Titano, redatto dal Commissario Straordinario, registrava il totale ammortamento di tale costo sospeso – ormai non più giustificabile, attesa la grave crisi della Banca – che contribuiva in misura notevole alla formazione della perdita dell’esercizio (€ 27,4 mln) ed alla conseguente rilevazione del cospicuo deficit patrimoniale ( attuali € 22 mln circa).
Sulla base di tali dati risulta evidente che l’elevato importo delle spese di avviamento siano state un fattore determinante della crisi della Banca del Titano.

In merito all’ultima domanda dell’interpellanza preciso che era la Banca del Titano ad essere controllata dalla finanziaria GEFIN e non viceversa, come erroneamente riportato nell’interpellanza. Le anomalie gestionali, i relativi rischi e la situazione patrimoniale che avevano portato all’amministrazione straordinaria della società sono stati sostanzialmente risolti grazie all’azione del Commissario Straordinario e agli impegni assunti dalla nuova compagine sociale. In seguito a tali azioni di risanamento e di ripatrimonializzazione della società, conclusesi nel marzo scorso, è stato possibile chiudere la procedura straordinaria riportando la società all’attività ordinaria.


Interpellanza di Morri – Sansovini – Arzilli
Ai contenuti di questa interpellanza, ho già dato risposta scritta, consegnando la relativa documentazione, con la relazione di oggi, ritengo di aver completato le risposte alle domande fatte.

Eccellenze e Colleghi Consiglieri,

passo ora ad illustrare il Decreto legge d’Urgenza “Interventi pubblici a sostegno del sistema bancario sammarinese” che il Governo porta all’approvazione del Consiglio Grande e Generale. Tale Decreto è finalizzato a favorire la soluzione della nota crisi bancaria della Banca del Titano S.p.A..


Il Decreto legge – che si affianca all’intervento finanziario di nuovi azionisti che si sono fatti carico di coprire una significativa parte del deficit patrimoniale della banca, di ricapitalizzarla e rilanciarla – consente altresì di contenere gli oneri economici dello Stato derivanti dalle garanzie già costituite sui finanziamenti concessi dalla Banca Centrale della Repubblica di San Marino.

Il Decreto legge è composto da cinque articoli :

Nell’art. 1 viene riconosciuto alla Banca del Titano un credito d’imposta IGR di ammontare complessivo di euro 3,5 milioni, utilizzabile nell’arco di dieci anni, rivalutabile annualmente ad un tasso pari al 5% annuo per la parte residua. Somme queste che in caso di chiusura della BDT non si sarebbero comunque mai incassate.

Nell’art. 2 viene invece precisato che lo Stato si impegna a sollevare la Banca del Titano da eventuali ulteriori perdite che dovessero emergere entro il 31 dicembre 2008 in relazione a rischi connessi ad eventuali operazioni non contabilizzate per un importo eccedente i 500 mila euro e comunque fino all’ammontare massimo di 2 milioni di euro; ciò avverrà mediante il riconoscimento di un incremento del credito di imposta previsto all’art.1 per un valore massimo di 1,5 milioni di euro.

E’ comunque previsto che, in tale caso, sarà la Banca Centrale a formulare un giudizio ed una valutazione di tali eventuali ulteriori perdite che difficilmente dovrebbero verificarsi, considerando l’attività svolta in 18 mesi di amministrazione straordinaria da parte del Commissario.

Nell’art. 3 viene sancito che lo Stato si accolli il debito della Banca del Titano per la parte di finanziamento che ad una data prefissata risulterà ancora a credito della Banca Centrale, per un importo pari al disavanzo patrimoniale. In ogni caso l’accollo dello Stato non dovrà essere comunque superiore ad euro 10,5 milioni.

Con l’art. 4 vengono riconosciute esenzioni fiscali in relazione alla stipula di ogni atto e contratto connesso alla chiusura dell’amministrazione straordinaria; anche in questo caso comunque la Banca Centrale dovrà fornire apposita richiesta scritta, previa verifica della connessione.

Eccellenze e Colleghi Consiglieri,

Con questo riferimento ho cercato di fornire le informazioni, possibili e documentali, sulla vicenda Banca del Titano e sugli atti posti in essere al fine di tutelare i risparmiatori, il settore Bancario, che non può essere paragonato a una normale impresa manifatturiera.

Il mio auspicio è che quanto accaduto, non venga utilizzato per strumentali lotte politiche ma che venga assunto come un esperienza utile per riflettere su ciò che era il precedente sistema, sulle norme, sulla loro evoluzione e sui passi che dovranno essere compiuti per il loro rafforzamento. Tenuto conto che l’obiettivo e interesse di tutti è rafforzare la piazza finanziaria, tutelare il sistema, i risparmiatori, lo Stato.

Sempre in questa ottica, voglio ricordare e confermare la disponibilità di Banca Centrale a riferire in Commissione Finanze, in una apposita audizione sulla vicenda BDT. Audizione che darà modo di approfondire ancora una volta la vicenda BDT, ciò che è necessario fare assieme perché il sistema bancario, il Paese siano posti il più possibile al riparo da situazioni come queste e ci darà inoltre modo di esaminare con ponderatezza le successive azioni che si riterrà opportuno intraprendere.


Concludo ringraziando per l’impegno profuso nella gestione dell’amministrazione straordinaria il commissario Maurizio De Marchis e nella ricerca delle soluzioni a questa delicata vicenda la Banca Centrale.

StefanoMacina

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